Mito
9: ci vorranno decenni per risolvere le dispute legali che scaturiscono
dalla deflazione Non
siamo stati troppo ottimisti nell'assumere che la deflazione è una questione
di poche ore o, al più, di giorni? Non è più verosimile che questa sconvolgerà
un gran numero di contratti a lungo termine, da quelli ipotecari, alle
obbligazioni industriali ai mutui immobiliari? E non è probabile che
questo richiederà alle corti giudiziarie un paio di decadi di lavoro
per risolvere tutte le denunce e contro-denunce? Effettivamente
mentre l'aggiustamento della struttura produttiva alle nuove condizioni
create dalla deflazione può risolversi in brevissimo tempo (sempre che
l'intervento governativo non rallenti questo processo spontaneo), la
risoluzione delle cause legali potrebbe richiedere un periodo più lungo.
Ma l'evidenza empirica dimostra che è un'esagerazione pensare che questo
richiederebbe più di qualche mese. Considerate
la deflazione tedesca che avvenne dopo la bancarotta della Darmstädter
Bank (13 luglio 1931), e che durò circa due anni. La crisi mise
rapidamente in pericolo la liquidità, non solo del settore bancario
ma virtualmente in ogni ramo dell'economia tedesca. Le relazioni contrattuali
furono largamente sconvolte, e la cosa non solo causò fallimenti su
una scala senza precedenti ma procurò anche la revisione dei contratti
esistenti ( sia all'interno che all'esterno delle corti giudiziarie)
e la moratoria di molti pagamenti. La disoccupazione salì a quasi 7
milioni, la produzione in molte aziende si bloccò, salari e stipendi
precipitarono, e lo stesso accadde ai prezzi in generale. La caduta
radicale dei prezzi degli immobili mise a repentaglio il mercato dei
prestiti ipotecari come anche quello dei titoli finanziari coperti da
ipoteca. Come
furono gestiti tali problemi? Innanzitutto la disoccupazione non fu
gestita per niente, dato che il governo aveva creato le condizioni a
causa delle quali la disoccupazione si rese inevitabile: sussidi di
disoccupazione e leggi sui salari minimi. Il risultato fu il disordine
sociale e dodici anni di Nazional-Socialismo. Ma
i problemi legati alla soluzione delle dispute legali furono regolati
piuttosto velocemente ed efficientemente, in parte perché le corti tedesche,
vista l'esperienza dell'iperinflazione del 1923, avevano sviluppato
una certa esperienza nell'occuparsi di mutamenti drammatici del potere
d'acquisto della moneta. In un gran numero di casi, le dispute non arrivarono
neppure al grado di giudizio finale, e si risolsero tramite arbitrato
in sede privata. Le rimanenti si sentenziarono nelle corti o si decisero
grazie a quatto legislazioni d'emergenza, l'ultima delle quali fu votata
in parlamento l'8 dicembre del 1931. Di conseguenza, pochi mesi dopo
che la deflazione cominciò, tutti gli strumenti legali e istituzionali
essenziali erano al loro posto e operavano discretamente bene. Non
vi è ragione di supporre che le cose oggi sarebbero gestite in modo
meno efficiente negli Stati Uniti, specialmente se gli studenti di legge
rivolgessero la loro attenzione all'analisi dei problemi in oggetto.
[3]
Mito
10: la deflazione non conferisce alcun beneficio netto Abbiamo
visto che all'ora di distribuire gli oneri ai cittadini, una pesante
contrazione dell'offerta di moneta è esattamente identica ad un suo
aumento. Ma dato che l' economia di oggi è ormai tarata per adattarsi
all'attuale scenario inflazionista, una eventuale deflazione non richiederebbe
una nuovo riaggiustamento? Anche se questo aggiustamento fosse solo
una questione temporanea, comporterebbe comunque un costo per ogni membro
della società. Quali sarebbero, insomma, i benefici della deflazione
che convincerebbero un cittadino responsabile ad accettarla, a parte
l'incerta prospettiva di ritrovarsi, nel gioco a somma zero del processo
di ridistribuzione che la deflazione comporta, dal lato di quelli che
ci guadagnano? Prima
di tutto, la deflazione è un meccanismo estremamente efficiente per
accelerare l'aggiustamento al risveglio da una grave crisi finanziaria.
La ragione di questo, come abbiamo visto, è che la deflazione colpisce
più i prezzi dei fattori di produzione che quelli dei beni di consumo,
di conseguenza la deflazione aumenta la forbice fra prezzo di vendita
e costo di produzione (in altre parole il tasso d'interesse), creando
quindi un vigoroso incentivo al risparmio ed agli investimenti. In
secondo luogo, ma non meno importante, la deflazione è un processo temporaneo
che incapsula il potenziale per distruggere quelle istituzioni che vivono
solamente grazie alla produzione di inflazione su base "perenne": le
banche a riserva frazionaria e i fabbricanti di denaro-fiat (le banche
centrali). La distruzione di queste istituzioni elimina il "vantaggio
al margine" goduto dal finanziamento a debito rispetto all'auto-finanziamento.
In altre parole, il potere economico e sociale viene sottratto alla
FED e le banche, e restituito nelle mani dei cittadini. In questo scenario,
le imprese opererebbero sulla base di mezzi propri maggiori e le famiglie
risparmierebbero prima di comprare una casa, almeno più di quanto non
farebbero oggi. Inoltre la distruzione della macchina dell'inflazione
eliminerebbe il motore finanziario principale del welfare state, forzando
i governi a rastrellare le risorse di cui necessitano esclusivamente
con la tassazione, un metodo maggiormente soggetto al controllo sociale
dell'ignobile rapina attuata quando si ottengono le risorse necessarie
attraverso l'inflazione dell'offerta di denaro.
Mito
11: permettere l'arrivo della deflazione significa "passivismo" Alla
luce degli argomenti trattati, risulta chiaro che permettere l'arrivo
di una deflazione non significa un atteggiamento d'apatica rassegnazione
davanti al potere di forze misteriose e ai ciechi meccanismi di mercato.
La deflazione può adempiere funzioni sociali estremamente utili e coloro
che hanno a cuore le liberta individuali e la santità della proprietà
privata stanno dalla parte giusta quando si battono coscientemente perché
non si ostacoli l'arrivo della deflazione. È piuttosto "continuando
a dare spazio all'inflazione" che si assume un atteggiamento d'apatica
rassegnazione; rassegnazione davanti al potere di un monopolio della
moneta che prospera grazie all'ignoranza, e che beneficia gli entourage
politici a spese della società civile capitalista.
[3] Uno dei problemi attuali più interessanti per l'accademia libertaria in campo legale è lo sviluppo di una "teoria legale della deflazione". Nota
di traduzione: |