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Libertà e Sicurezza Stampa
Scritto da Francesco Carbone   
Venerdì 28 Dicembre 2012 16:27
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goodybyeBenché l'anno si sia concluso con il secondo, temporaneo, salvataggio a fila dell'Unione europea, il mio consiglio rimane quello di non abbassare la guardia ma di approfittarne per continuare ad informarsi e ad agire. Lo ripeto perché non è così scontato come sembra: di solito infatti accade sempre l'opposto, la gente in modo caotico e poco costruttivo corre disperatamente a cercare informazioni quando si trova nei momenti più critici, compiendo spesso e volentieri anche scelte finanziarie tremendamente sbagliate (vendere titoli di Stato e azionari ai minimi, portare via i risparmi dal paese per comprare valuta straniera sui massimi), per poi tornare a rilassarsi quando la tempesta sui mercati sembra passata compiendo al contrario altre scelte finanziaramente sbagliate (rientrare sulle borse o continuare a comprare titoli di Stato sui massimi, lasciare i propri risparmi dove sono pensando allo scampato pericolo).

Invece i momenti migliori per informarsi e prendere le decisioni con lucidità sono quelli di relativa calma come quello che stiamo vivendo. Onde sintetizzare al meglio dove realmente siamo arrivati, e trarne le dovute azioni e conclusioni, riporto qua di seguito un articolo tradotto dall'inglese. E' molto chiaro ed in quelle poche righe ripercorre i temi più importanti che mi sono sforzato di approfondire e divulgare con i diversi libri fin qua pubblicati (ho linkato frasi e parole dell'articolo al nostro libro che meglio di altri spiega il concetto esposto). Leggetevelo bene e pur cercando di mantenere vivo l'ottimismo non fatevi le stesse illusioni che continuano a farsi i nostri politici che ci governano. A differenza loro, che così facendo stanno solo rovinando gli inermi cittadini, prenderete in giro solo voi stessi. Sperate quindi sì per il meglio, ma non fatevi trovare impreparati qualora arrivasse il peggio: non finirà sempre così bene come è riuscito a Bernanke nel 2008 o a Draghi in questi ultimi due anni.

Infine, per citare H.L. Mencken: "L'uomo medio non vuole libertà, vuole sicurezza". Verissimo, lo sanno soprattutto quelli che ci governano. Però riporto anche una frase tratta da Cosa è il Denaro: "Lo Stato protettore e salvifico si trasforma, presto o tardi, nello Stato inflazionista. Promette più protezione di quanta ne possa of­frire. Tassa. Poi inflaziona. Quindi fallisce". Questo fallimento, benché non lo si voglia ammettere, di fatto è una realtà ed a prescindere dai termini in cui troverà forma esso costituirà un enorme problema per l'uomo medio: insieme a libertà già ampiamente compromesse egli finirà col perdere infatti anche protezione e sicurezza. Abbiamo quindi una delle ultime occasioni per capire una cosa importantissima: in futuro sicurezza e protezione potranno essere garantite solo di pari passo con le nostre libertà, economiche prima di tutto. Questo è il messaggio dell'articolo tradotto qua di seguito, il messaggio principale del libro Cosa è il Denaro, e in un certo senso anche lo scopo del Big Bang del 3 gennaio, evento già anticipato non solo su questo sito ma, come forse molti di voi avranno visto, anche da molti altri blogger indipendenti.


Addio Libertà

di Alasdair Macleod, titolo originale Goodbye to Liberty, traduzione di Francesco Carbone.

Gli esseri umani, nella loro avanzata forma economica, stanno commettendo eutanasia. I governi degli Stati Uniti, Regno Unito, paesi dell'Unione europea e Giappone stanno tutti implementando politiche economiche che in ultima analisi porteranno al collasso dei loro sistemi monetari; distruggere il mezzo di scambio significa però condannare le persone a vivere di stenti. Ciò nonostante le classi politiche e i governi continuano a procedere a passo sempre più veloce verso il compimento di questa immensa tragedia. Anziché guidare la società nella direzione giusta, la stanno distruggendo.

Siamo oramai abituati a considerare i governi come i naturali fornitori di tutto ciò che una volta le persone cercavano con sacrificio di procurarsi da sole; siamo caduti nella ingenua convinzione che essi siano al nostro servizio, che abbiano a cuore i nostri interessi, e che possano mantenere le promesse fatte in passato. Collettivamente siamo noi stessi ad avere scelto non la cooperazione sociale, ma la disintegrazione e la distruzione della società stessa. Viviamo offuscati da troppe idee sbagliate sul modo di perseguire i nostri stessi interessi al punto ad avere completamente perso la bussola. Benché testimoni viventi della distruzione di strutture economiche e sociali avvenute altrove in tempi anche recenti siamo convinti che ciò non possa accadere a noi stessi. Quando la realtà si manifesta per ciò che è semplicemente la rifiutiamo e la neghiamo.

Lo Stato controlla sempre più il denaro e i prezzi. Così facendo rende il calcolo economico sempre più privo di significato. Avanza sempre più pretese sulle nostre proprietà in nome del bene comune e per disporne come meglio crede. In tutto questo non c'è nulla di nuovo: in quello che è diventato nel tempo il vademecum di ogni economista neo-classico, cioè la sua teoria generale, Keynes stesso si è espresso a favore dell'eutanasia dei risparmiatori. Secondo l'economista britannico il ruolo dell'imprenditore e dell'investitore andavano sostituiti dai fondi illimitati a disposizione dello Stato. Abbiamo messo in pratica gli enormi errori di Keynes per 80 anni. La sua visione si è concretizzata nella nostra triste realtà.

Il costo di quelle politiche economiche lo ritroviamo nel nostro impoverimento e nella progressiva perdita delle nostre libertà. Lo Stato ci valorizza solo come contribuenti per riempire le proprie casse. Ci dice che dobbiamo essere controllati per il nostro bene. Fino a quando vi sarà ancora ricchezza da sequestrare o libertà personali da togliere, lo Stato non temerà niente e nessuno.

Tuttavia, i governi menzionati nel primo paragrafo stanno esaurendo i soldi dei propri cittadini. Tutti insieme, solo allo scopo di sopravvivere, stanno distruggendo a passo sempre più veloce il capitale economico della nazione. Si aiutano l'un l'altro sperando di potercela fare, ma l'unica possibilità che ormai hanno di sopravvivere e di tornare eventualmente a prosperare è quella di affrontare i problemi economici causati dall'interventismo e dalla pianificazione centralizzata.

L'anno prossimo, quando i governi più deboli cominceranno a crollare sotto i colpi della dura realtà economica senza più riuscire a nascondere il fallimento dei loro sistemi bancari, i governi più forti interverranno in loro soccorso sequestrando le risorse residue dei propri cittadini, come già oggi la Germania sta facendo a danno dei propri cittadini.

Per parafrasare Macbeth: è una storia, piena di rumore e di furore, che sta distruggendo tutto.

 
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Commenti 

 
0 # GIO 2012-12-28 22:02
ancora una volta prevedibile ed inevitabile
 
 
0 # marcodiaco 2012-12-29 01:18
Molto buono. Colgo l'occasione per complimentarmi per la scelta di pubblicare Oltre la Democrazia: un altro centro, tanto che ho subito iniziato, con qualche resistenza Democrazia. Il Dio che ha fallito. Mi chiedo se sia l'autore o il traduttore, ma il testo non scorre come tutti quelli letti sinora. Il mio più grande dubbio, che è un interrogativo a chi ha voglia di parlarne, è legato alla parcellizzazion e del monopolio della forza. Premesso che l'attuale modus è dittatura, il mondo delle libere comunità auto istituite mi ricorda con le dovute differenze, l'Italia meravigliosa dei Comuni. Non mettete in conto che se in una o più comunità ci fosse una deriva populista di natura dittatoriale a seguito di una crisi economica, ne scaturirebbero conflitti armati? Non che non ne varrebbe la pena forse, ma quanti, anche tra i libertari preferirebbero la comunità con le libertà e i figli in guerra piuttosto che questa vita abietta senza peró più guerre? Pongo un quesito. Grazie e Auguri
 
 
0 # LNZ 2012-12-29 16:26
Anch'io mi trovo in tutto ma, come ho riportato nel forum, ho il tuo dubbio sull'argomento giustizia tra le diverse aggregazioni socio-economiche, quindi della necessità di un ente sopra le parti che garantisca dai rapporti scorretti tra le stesse e nel contempo la libera adesione o secessione / uscita.
Qualche regola generale serve a garantire la libertà delle persone, aggregazioni e mercato. Quindi non regole che impongono un metodo "come fare" ma tese ad identificare metodi lesivi della libertà e vietarli.
Vale sempre però la base volontaria di adesione, l'aggregazione che non aderisce si dovrebbe trovare isolata o contro una pletora di aggregazioni associate.
Gli equilibri poi dovrebbero venire naturali e prevalere le soluzioni migliori anche nei rapporti tra le aggregazioni.
 
 
+1 # Gatto rognoso 2012-12-29 16:38
secondo me il quesito è quantomeno mal posto in quanto una società come l'attuale viaggia spedita verso realtà da "figli in guerra". L'incognita tempo è quella che permette di giocare sul futuro dei figli ne più ne meno di quanto succede col debito. Una comunità anarcocapitalis ta con problemi ai confini andrebbe perlomeno sperimentata prima di paventare microguerre mondiali tra libertari e neo populisti. Ad ogni modo Hoppe ne parla in maniera più scorrevole in "Abbasso la democrazia".
 
 
0 # marcodiaco 2012-12-29 20:12
In effetti di figli in guerra nel secolo scorso ne sono morti miloni. E anche figlie madri e padri a casa sotto i bombardamenti. Mi sembra però che tra gli obiettivi di Lorsignori non vi sia più quell di mandarci al macello, per la spiacevole conseguenza di mortificare la rapina fiscale, e mal che vada di rimetterci anche la cadrega. meglio quindi l'euroleviatano per essi. Grazie per l'indicazione di "Abbasso la Democazia", lo leggero senz'altro. Io peró non è che paventassi queste microguerre, è che non mi sento di escluderle. E' solo teoria perché siamo così lontani da sperimentare ahimè, ma il punto è che se TUTTI non raggiungono contemporaneame nte la consapevolezza che le comunità libertarie rappresentano l'optimum, sarebbe un mondo nel quale confinerebbero micro paesi con regole differenti. Libertà di qua Stato di là. Ora noi sappiamo che in poco tempo vi sarebbe una profonda divaricazione di livello di vita, di fiscalità, di tassi di occupazione, di spesa pubblica, ecc. Di solito
 
 
0 # marcodiaco 2012-12-29 20:14
La gente vuole muoversi, e tende a spostarsi dove presume di stare meglio. A meno che la convinci che sta peggio per colpa del vicino, dell' Ebreo, del Mercantilista, dl Massone, del Plutocrate....ti ricorda niente?
 
 
+2 # Gatto rognoso 2012-12-29 20:56
Molto probabilmente se rispondessi come vorrei andrei a rovinarti il piacere di trovare le risposte nel libro. Diciamo che la visione del problema e relativa soluzione che propone Hoppe tramite l'approccio anarcocapitalis ta analizza molto da vicino quegli aspetti che ti lasciano nel dubbio. Non pretendo che venga data la soluzione definitiva al dilemma ma la visione del tutto da tale prospettiva lascia un sapore da "...perchè no ? varrebbe la pena di provare".
 
 
+2 # Maciknight 2012-12-30 14:50
Il problema di fondo è ovviamente culturale, non studiando, non conoscendo e sottovalutando la storia, soprattutto economica, la popolazione tenuta volutamente nell'ignoranza pensa che la situazione odierna sia inevitabile e che lo stato pseudodemocrati co sia l'unica soluzione possibile e che in passato si stava sicuramente peggio, non sapendo che fino ad un secolo fa la fiscalità non superava il 10 per cento, ed oggi in Italia siamo all'80 per cento, basterebbe questo per capire come stanno veramente le cose, e citando la Margaret Thatcher i governi prosperano finchè possono spremere denaro ai cittadini, peccato che prima o poi i soldi degli altri finiscano ... segue
 
 
+3 # Maciknight 2012-12-30 14:53
(segue) ... Inoltre non sanno che oltre ai comuni medievali, le città stato, le comunità di villaggio, ecc., nel medioevo sono esistite per secoli anche larghe aree montane in Italia ed anche in Islanda, dove vigevano innovative forme di autonomia e di governo fondate sulla libera cooperazione e solidarietà spontanea, tra villaggi e borghi. Ma purtroppo vige la convinzione che il passato non serva e che occorre vivere solo il presente, che legittima l'ignoranza e l'ignavia, impedendo di apprendere dall'esperienza e perpetuando errori sempre più devastanti
 
 
0 # Folletto 2012-12-31 11:18
Esaudiamo il desiderio di Luigi Marco Bassani

http://www.youtube.com/watch?v=JjerTsMnKVM

Sputiamogli in un occhio

http://www.milanotoday.it/politica/elezioni/regionali-lombardia-2013/lista-fermare-il-declino-marco-bassani.html

I "soliti" Bruno Leonini et similia
 
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