Diceva Ludwig Von Mises che una economia capitalista la riconosci quando sono presenti e funzionano correttamente la borsa azionaria e il mercato dei capitali. In america non funzionano come dovrebbero oramai da lungo tempo.
Il mercato dei tassi di interesse funziona malamente da quando esistono a pieno titolo le banche centrali. Da quando Greenspan è diventato presidente della Fed ha cessato di funzionare del tutto, è diventato un mercato fittizio.
Per almeno due decadi quindi non è stato in grado di far incontrare l'offerta di risparmi con la domanda di investimenti reali a un VERO prezzo di mercato, creando quelli che gli economisti di scuola austriaca chiamano "malinvestment" e al contempo quelle distorsioni enormi sul mercato dei capitali di cui solo adesso stiamo vedendo gli effetti.
Chi pensa che questi danni strutturali si possano risolvere in qualche mese si sbaglia di grosso. Serviranno anni e anni. Sempre che si cominci finalmente a curare la cause e non gli effetti del problema. Cosa dalla quale siamo ben lontani.
Anzi, tanto per finire i lavori cominciati decenni fa, venerdì scorso, in un tentativo disperato di fare qualcosa per salvare gli amici in difficoltà, le autorità non hanno saputo fare niente di meglio che accoppare del tutto anche l'altro mercato dei capitali, quello per eccellenza, più che mai claudicante: il mercato azionario. Kaput! Finito!
Qualche hedge fund sta già facendo causa alla FSA per avere messo fuori legge lo short selling. Speriamo vincano la causa mandando in rovina l'organo di vigilanza. Abbiamo capito che è inutile. Chiude volentieri gli occhi quando i compagni di merende vendono spazzatura e vigila molto bene solo per salvarli quando sono in difficoltà. Non che non lo sospettassimo già, ma insomma sempre meglio avere le conferme definitive.
Mises considerava l'america il paese più avanzato del mondo, nonostante ne avesse riconosciuto il pericoloso sentiero "intervenzionista" intrapreso dopo la grande depressione degli anni 30. Chissà che direbbe oggi. Cose non molto diverse da quelle che stiamo scrivendo qua probabilmente: fino a che i governi e le autorità monetarie continueranno a curare i sintomi della malattia per ignorare gli aspetti strutturali della crisi, non ci sarà via d'uscita.
E settimana scorsa, in un tentativo disperato dopo l'altro, si sono curati sempre e solo i sintomi, ma non la malattia. Quella è rimasta lì, anzi si è aggravata del tutto e in maniera irreversibile: il capitalismo agonizzante da decenni, lo ripeteremo fino alla nausea, si può considerare morto venerdì 19 settembre.
Il turbocapitalismo (o alternativamente liberismo selvaggio), come usa definirlo qualcuno, invece gode del suo massimo splendore. Non si sa e non si capisce bene cosa sia questo turbocapitalismo, nessuno sa neanche definirlo esattamente. Viene generalmente usato dai soggetti che hanno condiviso le teorie economiche più errate che il pensiero umano abbia prodotto: marxisti e keynesiani. Ma non viene disdegnato neanche da qualche monetarista. Di solito è abusato da chi di economia capisce poco e nulla.
Tendenzialmente quindi è un termine propagandato da coloro che mirano al controllo totale dello stato sul privato, sia esso alla luce del sole o mascherato. Qua su questo sito, in un vecchio proclama, abbiamo preferito chiamarlo per "par condicio": turbocapitalsocialismo).
Non si tratta quindi né di carne né di pesce, ma è sicuramente qualcosa di osceno, una vergognosa e pericolosa commistione, giunta al suo massimo apice, di interventi statali, privilegi monopolistici statali (principalmente e sopra di tutti per eccellenza quello bancario) e mercati dei capitali azzoppati.