In questa sesta lezione, vediamo come si realizza l'atto imprenditoriale e quali sono i tre effetti che genera.
Lezione del 20/10/09Abbiamo visto la prima caratteristica della conoscenza imprenditoriale: soggettiva, pratica non scientifica. Vediamo più in dettaglio le altre:
2) conoscenza privativa: ciascuno di noi dispone di atomi o bit di informazioni con carattere esclusivo. La visione imprenditoriale del mondo, nella memoria passata, e nell'aspettativa futura, è differente per ciascuno di noi. Unicità di ogni essere umano nell'universo.
3) conoscenza dispersa o disseminata, quei bit di informazione sono dispersi in ciascuno di noi, non sono centralizzabili. Vedremo più avanti attraverso quali processi è possibile sfruttare quell'informazione a noi non disponibile che invece altri hanno.
Le azioni di diversi soggetti sono spesso di tipo contraddittorio, cioè non allineate una con l'altra. L'azione imprenditoriale tende a coordinare queste azioni disallineate che riflettono conoscenza pratica differente.
Vediamo:
Il soggetto A ha fine X per raggiungere il quale ha bisogno del mezzo R che non ha a disposizione.
Il soggetto B in un altro luogo (non necessariamente fisico, il luogo è inteso in senso prasseologico, di azione umana) ha invece un fine distinto e dispone di R in abbondanza.

Abbiamo in questo caso uno scoordinamento evidente, e ciò crea un incentivo perchè il processo imprenditoriale lo scopra e lo riallinei. Tra poco vedremo come.
4) conoscenza tacita, non articolabile. Andare in bicicletta, non c'è manuale che possa insegnarlo. Si impara solo in maniera pratica. Il ciclista, per quanto possa essere un campione, non conosce le leggi fisiche di andare in bicicletta. Conoscenza pratica E TACITA. Abito pratico di condotta.
Come già accennato, la conoscenza di tipo scientifico può aiutare, potenzia le capacità creative. Costituisce la base tecnica per potenziare la capacità, ma non garantisce il successo della funzione imprenditoriale.
Vediamo la connessione tra la conoscenza e le istituzioni sociali: anche la conoscenza delle istituzioni è di tipo pratico non articolato. Esempio della lingua: il bambino di 3-4 anni parla meglio di un adulto che comincia a studiare la grammatica di una lingua straniera. Conoscenza pratica contro conoscenza tecnica.
E' così anche con le norme giuridiche e morali che impariamo da bambini a secondo dell'ambiente in cui viviamo. Altro esempio: la contabilità a partita doppia, nata in maniera evolutiva e tacita. Poi formalizzata solo in seguito da Luca Paccioli. Paccioli non ha scoperto o inventato la contabilità, l'ha formalizzata, così come la grammatica formalizza ciò che la gente che parla quella lingua conosce già, o scopre gradualmente, in maniera tacita.
La lingua, le norme giuridiche, la morale, non sono state create deliberatamente. Il processo evolutivo è lungo migliaia di generazioni. Solo quando sono già lì, allora si possono formalizzare, e spesso anche distruggere (vedi lo stato con il denaro). Quando infatti cerchiamo di migliorare dall'alto, in maniera razionalista, il processo spontaneo di creazione imprenditoriale, in realtà lo miniamo e rischiamo di distruggerlo. Se per arroganza e presuzione razionalista miniamo e distruggiamo le istituzioni sociali, finiremo con il distruggere anche la civilizzazione.
Ritorniamo quindi alla capacità della conoscenza creativa di coordinare. Perchè ciò avvenga è sufficiente identificare l'opportunità di guadagno, cioè esercitare l'atto imprenditoriale puro.
Riprendiamo l'esempio sopra, e aggiungiamo un terzo soggetto C al quale si accende lampadina. In altre parole C vede che B utilizza male un mezzo che invece A necessità con urgenza. Identifica, scopre l'opportunità di guadagno, La sua perspicacia speculativa si traduce in azione: C compra il mezzo R da B e lo vende ad A di modo che questo possa raggiungare il suo fine X.

La scoordinazione si plasma in una opportunità latente di beneficio che aspetta solo di essere scoperta.
Connessione tra scienza economica ed etica: cercare di identificare i fini. La morale o l'etica ci spiegano quali sono i fini compatibili con esse. Tutto ciò lo vedremo a fine corso, ma fuori dell'ambito strettamente economico, dove invece non si guarda ai fini. Come abbiamo già detto, la scienza economica è avulsa da giudizi di valore in merito ai fini.
Vediamo ora i tre effetti prodotti dall'atto imprenditoriale, ciò che rappresenta il cuore essenziale della conoscenza economica:
1) creazione di informazione, ex nihilo, accensione della lampadina.
2) trasmissione o comunicazione dell'informazione, il soggetto B capisce che il suo mezzo ha un valore più alto per qualcun altro, quindi se ne prende cura, mentre prima lo trascurava. A invece capisce che il mezzo R è ora disponibile, può agire per raggiungere il suo fine e muoversi oltre.
3) coordinazione o aggiustamento, si impara a disciplinare il proprio comportamento secondo le necessità degli altri. E questo avviene di maniera spontanea, a seconda delle nuove circostanze.
Parentesi: Schumpeter parla del processo di distruzione creativa del capitalismo. E' una visione parziale che analizza solo la creazione, anche se è una analisi che si pone un passo più avanti rispetto alla caterva di economisti del mondo matematico neoclassico dell'equilibrio dove non esistono imprenditori. Un altro economista, Douglas North, compie un errore analogo: si limita solo a guardare il lato della coordinazione.
Nel processo del mondo globalizzato invece TUTTI i comportamenti imprenditoriali generano questi 3 risultati, assecondando bisogni e necessità di persone che sono distanti, che non si conosceranno mai.