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O problemi più strettamente economici relativi alla mala allocazione del capitale in regime di banca centrale. Stamane, come Agostino, come Borges, ci lasceremo stupire dal tempo. Apparentemente i Banksters si muovono azzannati dalla Lupa, l’avidità, il potere. Ma per quel tanto di umano che gli è rimasto imputiamo pure a loro il conflitto dell’essere vivi, il sintomo della paura e dello sperare, la condanna del limite e del tempo. Li vediamo come Macbeth, come Lear quando hanno perso tutto. L’essenza è che uno Schema di Ponzi, quale è l’attuale sistema internazionale di valute inconvertibili basato sul dollaro e sul dominio imperiale USA, è fallito dal giorno uno. Solo la forza può tenerlo in essere e la forza sta svanendo. Ricostituenti sono le iniezioni da Cina, Giappone e Paesi arabi. Gli asiatici stanno da mesi rivedendo la loro strategia e hanno rallentato gli acquisti di T-bond. Restano gli alleati di sempre, che forse hanno dato una mano a Goldman Sachs quando c’era da dare tempo e vita al Truffone, ed era necessario buttare giù il petrolio e il CRB index.   Due sono le condizioni che potrebbero portare il Truffone ad una crisi irreversibile e sono tra loro connesse. La lievitazione dei prezzi dell’energia, dei metalli, delle materie in generale sono un prevedibile effetto dell’iperinflazione creditizia degli ultimi venti anni. Tutto iniziò con il gold carry trade di Rubin, quando si applicò che deprimere il prezzo dell’oro con vendite mascherate da prestiti avrebbe permesso alle banche centrali una politica di bassi tassi, alta inflazione del credito e acquisto di notevole tempo prima che i nodi venissero al pettine. Una piccola nota: la vendita dell’oro è decisiva ancora oggi per la tenuta del Truffone. Guardiamo il grafico dell’oro di carta:  Le banche aderenti alla BCE hanno venduto 12,3 tonnellate di oro negli ultimi dieci giorni, un totale di 89 nelle ultime sette settimane e un totale di 112 nei sei mesi precedenti queste ultime sette settimane. Accelerano le vendite e i “prestiti” quando messer dollaro grida: “Aita, Aita!”. Ma come si riforniranno dell’oro venduto o “prestato”? Lo ricompreranno sul mercato a prezzi più alti? Nay, Sir. Borrowed Time! Allora, abbiamo lasciato in sospeso le due condizioni di crisi. L’iperinflazione creditizia si scarica sulla realtà ed esce dagli attivi di carta (debito di qualcun altro) e questo porta ai fallimenti a catena paventati da Greenspan. Questo fa capire che non ha senso parlare di inflazione o deflazione tout court (difatti Mises non usa quasi mai i termini), ma bisogna seguire passo passo i destini dell’inflazione creditizia, i suoi sordidi rivoli. Gary North paventa il rischio di un blocco del sistema dei pagamenti, addirittura (http://www.lewrockwell.com/north/north527.html). In uno scenario del genere più dell’oro servirebbero armi, idrocarburi e carboidrati. Comunque le vendite della BCE hanno fatto vento al metallo che sta a 680 stolido.  E agli aurei minatori che tengono terreno.  Il limes del Truffone imperiale sta adesso a 700 $, 500 euro l’oncia. Quanto tempo preso in prestito resisterà? E cosa vorranno indietro gli dèi per tanto rio tempo?
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