Parlando di oro, una delle peggiori espressioni in circolazione, a volte infelicemente adottata anche da persone vicine al pensiero economico della Scuola Austriaca, è quella di definire l'acquisto di oro un "investimento". Si tratta a mio avviso di un altro trucco semantico, non molto dissimile da quello adottato negli ultimi 50 anni da banchieri centrali e statalisti di tutto il mondo in merito al termine inflazione.
Il fine subdolo è quello di eliminare l'idea dell'oro come moneta. Riuscire a arrivare dove non si è mai riusciti ad arrivare neanche per decreto. Nel pazzo mondo della moneta di Stato la carta diventa moneta, l'oro si riduce a un banale investimento come l'acquisto di un terreno, un fabbricato, un'azione, un titolo obbligazionario. Et voilà le jeux sont fait. Meraviglioso. Peccato che l'oro non offra rendimenti. Non stacchi cedole. Qualcuno infatti perplesso si chiede spesso, ma che razza di investimento stupido. Non ha tutti i torti.
Per dare un'idea, e usando termini di paragone comprensibili a chi è avvezzo al pazzo mondo e non si pone questioni più profonde di quale sarà la prossima squadra a vincere il campionato, potremmo dire che definire l'acquisto di oro un investimento è come definire la vendita di un bot o di un cct "investimento in banconote denominate in euro" da tenere sotto il materasso. In altre parole un nonsenso.
Acquistare oro significa invece più semplicemente procurarsi quella moneta autentica che, come traducevo ieri dal pezzo di Rockwell, trascende generazioni, nazioni, stati. Vuol dire entrare in possesso di una moneta garante di se stessa. Non ha importanza chi sia stata a coniarla, dove e quando l'abbia fatto, quale forma abbia deciso di dargli. Per qualificarla e valutarla ciò che conta è il peso e il grado di purezza. In tutti i casi essa dura nel tempo, senza essere distrutta dall'azione di un governo o di una banca centrale.
L'atto di procurarsi tale moneta assume particolare valore in periodi storici come questo in cui l'azione delle banche centrali o dei governi centrali minano in maniera accelerata la prosperità delle nazioni. Benchè spesso passi inosservata, soprattutto agli inizi del processo, la prima vittima di questa intervenzionismo economico è proprio il denaro come mezzo di scambio. Quel denaro, attenzione, decretato arbitrariamente dall'autorità statale e supportato solo da una vaga promessa di pagamento, della quale non si conosce esattamente la futura contropartita.
Viviamo da quasi trentacinque anni in un mondo di carta moneta totalmente non convertibile. E' uno stato del mondo che non ha precedenti nella storia, solo episodi isolati, finiti tutti tragicamente, anche recentissimi. La cosa più rilevante tuttavia è che tale condizione non è emersa spontaneamente come scelta deliberata da parte di singoli individui liberi e indipendenti. E' uno stato del mondo imposto politicamente che viene regolato burocraticamente. Ciò è garanzia quasi assoluta che sia uno stato del mondo destinato presto o tardi al fallimento.
La gente comune non se ne rende più conto, o ancora peggio se ne rende conto e accetta la cosa come un dato di fatto senza alternative, ma il denaro, cuore e linfa vitale di ogni sistema economico avanzato, è regolato arbitrariamente in tutte le sue fasi da un pianificatore centrale, che si arroga il diritto di emanarlo secondo una quantità a suo piacemento, imponendolo come mezzo di scambio e chiamandolo di volta in volta dollaro, euro, yen etc etc. Come se ciò non bastasse ne fissa anche il costo o tasso di interesse, valore che in un libero mercato dovrebbe essere il risultato dell'insieme delle preferenze individuali nella scelta tra beni presenti e beni futuri.
Naturalmente il fine di tale controllo è creare e massimizzare la prosperità per tutti, né più né meno di come faceva il politburo russo quando definiva i propri piani economici quinquennali. La storia insegna all'atto pratico, mentre Mises dimostra con la teoria, che tale sistema è destinato al fallimento. Contiene nelle proprie premesse i semi della propria autodistruzione.
La moneta metallica, per contro, non è stata scelta, nè imposta, nè viene regolata arbitrariamente da alcun gruppo di burocrati. L'oro come moneta metallica è un prodotto del libero mercato. E' stato selezionato come la migliore delle monete possibili dalle azioni e dalle preferenze individuali di centinaia di generazioni di esseri umani. E anche se oramai in maniera inconscia, tale selezione è radicata nello stesso dna umano, pronta a riemergere in qualunque momento.
Non c'è autorità che possa negare all'oro questo ruolo monetario per decreto. Può ricorrere come ha fatto negli ultimi cinquanta anni ad ogni subdolo mezzo per confondere le idee, riuscendo per certi periodi anche ad avere successo nelle proprie politiche antieconomiche stataliste. Naturalmente non senza il prezioso appoggio di economisti che stanno alla scienza economica come l'homus erectus stava alle scienze informatiche. Economisti ovviamente ben ripagati dei loro contributi "scientifici" con posizioni di prestigio in università pubbliche, uffici di consulenza per il governo, o posti a sedere nei consigli direttivi delle banche centrali o di enti sovranazionali.
La gente comune del resto attraversa periodi di stupidità collettiva dei quali poi si pente profondamente. Come non giustificarla di fronte al più efficace di tutti i sotterfugi mai escogitati per ingannare e depredare la maggioranza dei sudditi di qualunque governo: l'invenzione della moneta cartacea!
Tuttavia nel lungo termine l'autorità finisce con il brancolare nel buio e rimane vittima delle proprie scelte autoritarie. Niente di male se non fosse che ad accompagnarla nel proprio declino ci siano anche i milioni di persone le cui scelte economiche si proponeva di regolare e controllare. L'Intervenzionismo economico (sia esso keynesianismo o inflazionismo monetarista) è infatti da sempre responsabile delle condizioni di miseria che affliggono paesi o intere aree economiche del pianeta. Dopo il marxismo ovviamente, che dell'intervenzionismo economico rappresenta il punto estremo.
Consapevolmente o inconsapevolmente il desiderio di quelle persone che aspirano, cercano, desiderano la libertà e la sicurezza si rivolge presto o tardi, quasi per istinto, alla moneta autentica. Costoro, ad un certo punto, rifiutano quella moneta di carta che da una parte viene imposta con violenza mentre dall'altra viene violentata con l'impostura. Ritornano allo splendore della purezza che non conosce padroni. Pare, ad esempio, che dopo la caduta dell'impero romano parte del commercio nel mondo allora conosciuto continuasse a poggiarsi sulle vecchie monete d'oro coniate dai romani, ancora accettate e ammirate ovunque. Niente del genere si ripeterà mai con del denaro di carta. La storia della moneta cartacea non convertibile è infatti un lungo elenco di esperimenti, follie, e disastri economici, e l'esperimento degli ultimi trentacinque anni ha già tutte le premesse per finire in calce alla serie.
Qualcuno lo ha già capito da diversi anni, altri stanno cominciando a capirlo, e la massa lo capirà, come sempre, troppo tardi. Sono sempre pochi quelli che riescono a osservare bene le cose, ragionare, e prendere la decisione giusta per sfuggire allo Tsunami che di volta in volta si abbatte sui più, siano essi confusi, disorientati, distratti o semplicemente ignoranti.
Per concludere, l'oro permette ai cittadini di qualunque nazione di riappropriarsi di una moneta autentica e indistruttibile che ha già superato l'esame del tempo. Aiuta a scampare il disastro economico finanziario provocato dai pianificatori centrali di turno, siano essi politici o economisti. Più spesso, quando al comando dell'opera si trova una micidiale e stretta combinazione delle due categorie, come avviene da molti anni negli Stati Uniti, il ricorso alla commodity che gode della più vasta accettazione e commerciabilità su tutto il pianeta diviene l'unico mezzo per sfuggire al totalitarismo economico, e anche l'unico espediente per fermarlo prima che esso si trasformi in totalitarismo politico. No, comprare oro non rappresenta un investimento. E' una scelta di libertà. Totale.
Francesco C.
P.S. Se qualcuno vittima di una mutazione genetica non vede alcuna logica nell'oro come moneta, pensi, come suggerisce Kenneth J. Gerbino, alla logica sottostante la carta moneta: tagliare un bel pino del valore di 4000-5000 dollari, farne della carta, stamparci dell'inchiostro sopra e chiamarlo un miliardo di dollari. Se qualcun altro invece è dell'idea che l'oro come moneta non sia più necessario, sappi che nell'aldilà si troverà in buona compagnia di Adolf Hitler che a suo tempo disse: "L'oro non è necessario. Non mi interessa. Costruiremo uno Stato solido, senza un'oncia d'oro. Chi lo vende sopra il prezzo fissato per legge, venga portato in un campo di concentramento. Quello è il vero bastione monetario"!. Naturalmente nell'aldiquà si prepari a riedificare quegli stessi bastioni.
P.S.S. Questo pezzo è stato ispirato non solo dalla stupidità dell'espressione, tanto infelice quanto largamente usata, "investire in oro" ma anche dalle seguenti "Famous Quotes About Gold".