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Scritto da Cardinale Gardel   
Venerdì 11 Gennaio 2008 16:20
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L’attuale corsa dell’oro verso i 900 $ l’oncia e verso i 600 euro l’oncia non dovrebbe sorprendere i miei affezionati venticinque lettori che, sulle pagine di Soldionline prima e di Saperinvestire, poi sono stati avvisati con tutte le armi della retorica (dall’invettiva furiosa contro le banche centrali all’analisi ragionata) a comprare oro e petrolio. Ma che merito darsene? A posteriori è ovvio a chiunque che la folle politica inflazionistica di Greenspan dagli anni ’90 in poi non avrebbe potuto che portare a un rialzo del valore di scarsi beni reali. Si consideri inoltre che l’oro non è solo un metallo, ma è il saggiatore per misurare la bontà della civiltà. Più la moneta si allontana dall’oro e più la civiltà è barbara e tirannica. Degno figlio del dollaro svalutato di Greenspan è il governo criminale, dissennato e assassino, massacratore di americani prima e di afgani e irakeni poi, di Bush e della cricca neocon dal doppio passaporto.

Ci scusiamo con i venticinque per non aver saputo prevedere il rialzo delle borse dal 2003 a ieri. Allora ci sembrò che DOW 3000-oro 3000 fosse la corretta valutazione dei rapporti tra economia reale e moneta onesta. La valutazione del valore di una società in un contesto di inflazionomia folle esula ancora dalle nostre competenze e per questo in futuro ci affideremo ad analisti di cui abbiamo negli anni imparato ad apprezzare il valore. Anche in un contesto iperinflazionistico nel variegato mondo della produttività reale ci saranno vincenti e vincitori e la qualità delle attività produttive reali verrà premiata anche più della conservazione di valore garantita dall’oro. Tuttavia per dei non-insider è molto difficile avere accesso a informazioni affidabili sullo stato di una società.

Lo stesso dicasi riguardo alla tenuta delle bolle azionari dei paesi emergenti, Cina ed India in testa. L’uscita parziale di questi paesi dalle deliranti politiche economiche che sono l’essenza del socialismo ha creato le condizioni per un vertiginoso aumento della produttività. Tuttavia è difficile sapere quanto essa sia correttamente valutata dai corsi degli indici di Bombay e Shanghai. Particolarmente in Cina la corsa è avvenuta come effetto dell’allocazione di enormi quantità di credito create ex-nihilo dalla Bank of China, e la struttura dei grafici mostra le dinamiche della bolla. D’altro canto credo che l’investitore debba abituarsi nell’attuale inflazionomia a vivere in un contesto in cui è rimunerativo cercare di destinare parte del portafoglio alla cavalcata della bolla del giorno. Ma la previsione dei momenti ideali di entrata ed uscita da tali bolle è per il risparmiatore comune molto più una attività di divinazione che legata al pensiero razionale.

Il mercato obbligazionario societario risentirà direttamente della performance dei profitti delle società. Una rapida occhiata ai tassi di interesse a lunga ci mostra che essi per le obbligazioni corporate Baa sono poco sotto al sette, mentre i Treasury a 10 anni quotano poco sopra il quattro. Dagli inizi agostani della crisi creditizia la forbice si è allargata. Gli investitori ancora non credono che la crisi del sistema delle valute per decreto inconvertibili sia un evento epocale e reagiscono alla crisi cercando “protezione” nei bond governativi a lunga scadenza. Di certo è ipotizzabile un intervento coordinato sul mercato dei titoli di stato da parte delle banche centrali volto a mantenere un clima di bassi tassi di interesse. Questi però stridono vistosamente in un periodo che vede massimi crescenti su petrolio, oro e altre commodity. D’altro canto mantenimento della fiducia generale sulla tenuta del sistema delle monete per decreto è l’obiettivo principale delle banche centrali. A fronte delle ripetute iniezioni di liquidità effettuate a beneficio delle spericolate pratiche finanziarie delle banche e del calo dei tassi di sconto e d’interesse a breve promossi dalle banche centrali, si nota che alla Federal Reserve hanno ridotto negli ultimi mesi la Adjusted Monetary Base del 15%. Di fronte ai paradossi economici irrisolvibili imposti dalla moneta per decreto, dalla manipolazione dell’interesse della banca centrale e del ciclo economico creato dalla riserva frazionaria, non resta che il movimento convulso e contraddittorio di chi dà un colpo al cerchio e uno alla botte. Se si allentano i limiti al credito e ai tassi il sistema va in crisi (oro alle stelle e dollaro in caduta libera), se non lo si fa, il sistema va in crisi (fallimenti a catena: dai mutuatari sub-prime alle grandi banche che hanno sottoscritto strumenti derivati per un nozionale di oltre 512 trilioni di dollari).

Tutti gli eventi economici degli ultimi anni erano stati previsti con una precisione impressionante da Francesco Carbone e Fabio Gallazzi negli articoli pubblicati sul sito www.usemlab.com, in un silenzio assordante e con un diniego scettico. Adesso il sito viene trasformato in associazione, volta a promuovere la conoscenza delle strategie atte a difendere il risparmio nel contesto della inflazionomia e la riflessione sulla libera economia di mercato e sulla moneta onesta. Verranno periodicamente pubblicati report riservati sulle condizioni dei mercati e analisi di società tratte dalle migliori fonti a disposizione. Chiunque abbia a cuore la difesa del proprio patrimonio e la comprensione delle condizioni economiche e finanziarie della società, evidentemente non fornite dai media di regime e dalle università di regime, è calorosamente invitato ad associarsi.

 

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