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The Essential von Mises - III - Mises e il Ciclo Economico Stampa
Scritto da Murray N. Rothbard   
Giovedì 04 Ottobre 2007 14:38
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Nella Teoria della Moneta e del Credito erano inclusi i rudimenti di un altro straordinario risultato raggiunto da Ludwig von Mises: la spiegazione, a lungo ricercata, del misterioso e complicato fenomeno che viene definito ciclo economico. Sin dai tempi dello sviluppo industriale e di una avanzata economia di mercato, gli osservatori avevano notato che l’economia di mercato era soggetta ad una serie continua di boom e forti contrazioni, periodi di espansione economica che a volte portavano all’inflazione galoppante o a gravi crisi di panico e depressione economica. Gli economisti avevano cercato di fornire varie spiegazioni, ma anche il migliore di loro commetteva un errore fondamentale: nessuno aveva mai cercato di integrare le proprie spiegazioni nelle analisi generali del sistema economico, nella “micro” teoria dei prezzi e della produzione. Cosa, in effetti, non facile, in quanto le analisi economiche generali mostravano che l’economia di mercato tendeva verso l’equilibrio, caratterizzato da completa occupazione, minimi errori previsionali, etc. Come mai, allora, continuava a ripetersi la serie di boom e crolli?

Ludwig von Mises si accorse che, poiché l’economia di mercato non poteva risolversi da sola in una serie continua di boom e crolli, la spiegazione doveva essere cercata al di fuori del mercato, ovvero in qualche intervento esterno. Egli basò la grande teoria del ciclo economico su tre elementi che, in precedenza, non erano mai stati associati.   

1. Il primo elemento era la dimostrazione Ricardiana del modo in cui abitualmente il governo e il sistema bancario espandono la moneta e il credito. Così facendo essi spingono i prezzi al rialzo (boom), provocano un flusso in uscita di oro dal sistema economico e quindi una successiva contrazione della moneta e dei prezzi (crollo). Mises si rese conto che, pur rappresentando un’eccellente base di lavoro, questo modello non riusciva a spiegare in quale modo il sistema produttivo veniva profondamente danneggiato dal boom o perché, successivamente, la depressione sarebbe stata inevitabile.

2. Un altro elemento era l’analisi di Böhm-Bawerk sul capitale e la struttura produttiva.

3. Il terzo elemento era la dimostrazione di Knut Wicksells, Austriaco svedese, relativa all’importanza, nella produzione e nei prezzi, di un divario tra il tasso “naturale” di interesse (il tasso di interesse senza l’interferenza dell’espansione di credito bancaria) e il tasso realmente offerto dai prestiti bancari.

Partendo da queste tre teorie, importanti ma disomogenee, Mises formulò la grande teoria del ciclo economico. Nella economia di mercato, funzionale e armoniosa, si inserisce l’espansione del credito bancario e monetario, incoraggiata e appoggiata dai governi e dalle proprie banche centrali. Non appena le banche aumentano l’offerta di moneta (banconote o depositi) e prestano la nuova moneta alle imprese, esse spingono il tasso di interesse al di sotto del tasso “naturale” o delle preferenze temporali, cioè il tasso di libero mercato che riflette le proporzioni di consumo e investimento scelte volontariamente dal pubblico.

Non appena il tasso di interesse viene abbassato artificialmente, le imprese prendono a prestito nuovo denaro ed espandono la struttura produttiva, aumentando gli investimenti, in particolar modo nei processi “remoti” della produzione: processi molto lunghi, macchinari, materie prime industriali e così via. La nuova moneta viene usata per alzare i salari e gli altri costi e per trasferire le risorse in queste “alte” classi di investimento. Quando in seguito i lavoratori e gli altri produttori ricevono la nuova moneta, essi la spendono con le vecchie proporzioni, non avendo modificato le loro preferenze temporali. Ciò significa che il pubblico non riesce a risparmiare abbastanza per partecipare alle nuove ed alte classi di investimento; il collasso di quelle imprese e di quegli investimenti diventa quindi inevitabile.

La recessione o depressione è allora vista come un inevitabile riassetto del sistema produttivo con il quale il mercato liquida gli investimenti improduttivi in eccesso, causati dal boom inflazionistico, e ritorna alla proporzione consumo/investimento preferita dai consumatori.

Così Mises, per la prima volta, integrò la spiegazione del ciclo economico con la analisi “microeconomica” generale. L’espansione inflazionistica della massa monetaria, causata dal sistema bancario di matrice governativa, provoca investimenti eccessivi nell’industria dei beni capitali e scarsi investimenti nei beni di consumo; la “recessione” o “depressione” è il processo necessario con il quale il mercato liquida le distorsioni del boom e ritorna ad un sistema produttivo di libero mercato organizzato per essere al servizio dei consumatori. La ripresa arriva quando questo processo di assestamento è terminato.

Le politiche da adottare implicite nella teoria di Mises sono diametralmente opposte a quelle in auge oggi, siano esse “keynesiane” o post “keynesiane”. Se i governi e i loro sistemi bancari stanno gonfiando gli aggregati creditizi, la prescrizione di Mises consiste nel (a) fermare la successiva corsa inflazionistica e (b) non interferire con la recessione, non appoggiare l’aumento dei salari, dei prezzi, dei consumi o degli investimenti improduttivi, così da permettere al necessario processo di liquidazione di fare il proprio corso il più velocemente e facilmente possibile. La prescrizione è esattamente la stessa se l’economia è già in recessione.

CONTINUA...

 
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