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The Essential von Mises - IV - Mises nel periodo tra le due guerre Stampa
Scritto da Murray N. Rothbard   
Giovedì 04 Ottobre 2007 14:39
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La Teoria della Moneta e del Credito lanciò il giovane Ludwig von Mises ai primi posti fra gli economisti europei. L’anno seguente, nel 1913, Mises divenne Professore di Economia all’Università di Vienna e durante gli anni venti e i primi anni trenta i suoi seminari divennero un punto di riferimento per i giovani e brillanti economisti di tutta Europa. Nel 1928 Mises completò e pubblicò la Teoria del Ciclo Economico, Geldwertstabilisierung und Konjunkturpolitik e nel 1926 fondò il prestigioso Austrian Institute for Business Cycle Research.

Tuttavia, nonostante la fama del libro e del seminario all’Università di Vienna, gli eccezionali risultati di Mises e della Teoria della Moneta e del Credito non vennero mai realmente riconosciuti o accettati tra gli addetti ai lavori. Il rifiuto dei suoi contributi era indicato dal fatto che a Vienna Mises rimase sempre un privatdozent, il suo posto all’Università era cioè prestigioso ma non remunerato. Egli percepiva, invece, un reddito come consigliere economico alla Camera di Commercio, una posizione che mantenne dal 1909 al 1934, anno in cui lasciò l’Austria. Le ragioni del generale diniego ai risultati di Mises potevano ricondursi a problemi di traduzione e, in modo particolare, alla direzione che gli studi economici stavano prendendo dopo la Prima Guerra Mondiale. In un mondo di sola cultura economica inglese e americana, un’opera non tradotta in inglese non aveva molte possibilità di successo e, sfortunatamente, la Teoria della Moneta e del Credito non apparse in inglese fino al 1934, quando, come vedremo, giunse troppo tardi per potersi affermare. La Germania non aveva mai avuto una tradizione di economia neoclassica: per quanto riguarda l’Austria, era cominciato il declino della Scuola Austriaca, un declino segnato sia dalla morte di Böhm-Bawerk nel 1914 che di quella di Menger subito dopo la guerra (1920). I seguaci ortodossi di Böhm-Bawerk resistettero tenacemente al nuovo approccio di Mises e al suo voler incorporare la moneta e i cicli economici nelle analisi Austriache. Per Mises fu quindi necessario creare la propria scuola “neo-Austiaca”.

In Inghilterra e negli Stati Uniti la lingua non fu l’unico ostacolo alle teorie di Mises. Sotto l’autorevole influenza del neo-ricardiano Alfred Marshall, l’Inghilterra non aveva mai accolto il pensiero Austriaco. Negli Stati Uniti, dove le idee Austriache avevano avuto una presa maggiore, si assistette, negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale, a una drammatica diminuzione delle teorie economiche. I due principali economisti “Austriaci” degli Stati Uniti, Herbert J. Davenport della Cornell University e Frank A. Fetter della Princeton University, avevano entrambi smesso di apportare il loro contributo alla teoria economica al tempo della Prima Guerra Mondiale. Nel vuoto di teorie degli anni venti si inserirono due economisti decisamente non Austriaci, i quali contribuirono a creare la “Scuola di Chicago”: Irving Fisher, della Yale University, autore di una teoria sulla quantità meccanicistica e sui vantaggi della manipolazione governativa della moneta e del credito ai fini di stabilizzazione del livello dei prezzi, e Frank H. Knight, di Chicago , che enfatizzò i vantaggi della impossibile “competizione perfetta” e rifiutò l’importanza del fattore tempo, nelle analisi del capitale o delle preferenze temporali, nella determinazione del tasso di interesse.

Inoltre l’economia mondiale così come il mondo economico stavano diventando sempre meno ospitali nei confronti delle teorie di Mises. Mises, infatti, scrisse la Teoria della Moneta e del Credito al crepuscolo di un mondo di relativo liberismo e del gold standard che aveva predominato prima della Grande Guerra. Presto la guerra avrebbe aperto la strada ai sistemi economici così come li conosciamo oggi: un mondo statalizzato di pianificazione economica, interventismo, moneta cartacea, inflazione e iperinflazione, forte instabilità valutaria, controlli delle tariffe e degli scambi commerciali.

Ludwig von Mises, lungo tutta la sua vita, reagì a questo declino dell’economia mondiale con grande coraggio e integrità personale. Ludwig von Mises non si sarebbe mai arreso ai cambiamenti che considerava infelici e disastrosi. Né i cambiamenti della politica economica né quelli delle discipline economiche potevano minimamente impedirgli di perseguire e diffondere la verità come lui la vedeva. In omaggio a Mises, Jacques Rueff, economista francese e grande sostenitore del gold standard, parla della “intransigenza” di Mises e, molto giustamente, scrive:

“Con infaticabile entusiasmo, coraggio e fede, egli (Mises) non ha mai smesso di denunciare le fallaci ragioni e le menzogne proposte per giustificare la maggior parte delle nostre nuove istituzioni. Ha dimostrato – nel senso più letterale della parola – che quelle istituzioni, mentre asserivano di contribuire al benessere dell’uomo, erano, al contrario,   le fonti dirette di privazioni e sofferenze e, in definitiva, le cause dei conflitti, delle guerre e della schiavitù”.

“Nulla riesce a deviarlo dal ripido e lineare percorso che il suo freddo ragionamento gli fa intraprendere. In una età di irrazionalismo egli è rimasto una persona di pura ragione”.

“Coloro che hanno avuto la possibilità di ascoltarlo sono sempre rimasti colpiti dal potere di convinzione dei suoi ragionamenti in grado di a condurli in posti a cui essi, con tutti i timori fin troppo umani, non avrebbero mai osato accedere”.


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