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The Essential von Mises - VI - Mises e la Metodologia della Teoria Economica Stampa
Scritto da Murray N. Rothbard   
Giovedì 04 Ottobre 2007 14:40
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Negli anni venti Ludwig von Mises divenne un eccezionale critico dello statalismo e del socialismo e un grande difensore del liberismo e dell'economia di libero mercato. Nonostante ciò egli non aveva ancora avuto modo di esprimere tutte le straordinarie potenzialità della sua mente fertile e creativa. Mises aveva capito che la teoria economica, persino quella formulata dagli Austriaci, non era stata organizzata in maniera sistematica ed era ancora priva di valide fondamenta metodologiche. Egli si rese anche conto che la teoria economica stava subendo sempre più il fascino di nuove e fallaci metodologie: in particolare dell’"istituzionalismo" che, fondamentalmente, negava l'economia nel suo insieme, e del "positivismo" che cercava, in modo fuorviante, di fondare la teoria economica sulle stesse basi della fisica. Gli economisti classici e i primi Austriaci avevano fondato la teoria economica su una corretta metodologia; tuttavia, le loro specifiche analisi erano spesso state elaborate casualmente e in modo non sistematico; in altre parole, essi non avevano formulato una chiara e solida metodologia tale da resistere agli assalti del positivismo e dell’istituzionalismo.

Mises procedette quindi nel tentativo di forgiare una base di lavoro filosofica e una metodologia della teoria economica, riuscendo a completare e sistematizzare gli studi della Scuola Austriaca. Queste analisi furono sviluppate inizialmente nel Grundprobleme der NationalYkonomie del 1933 (tradotto molto più tardi nel 1960, con il titolo Epistemological Problems of Economics ). Dopo la seconda Guerra Mondiale, quando l'istituzionalismo aveva oramai perso vitalità e il positivismo, sfortunatamente, aveva attecchito nel mondo economico, Mises sviluppò ulteriormente la sua metodologia e confutò il positivismo col suo “ Theory and History ” (1957) e con l’altro suo lavoro dal titolo “ The Ultimate Foundation of Economic Science ” (1962).

Mises si accanì soprattutto contro il metodo positivista che, utilizzando l’approccio tipico della fisica, considerava l'uomo al pari delle pietre o degli atomi. Per i positivisti, la funzione della teoria economica è quella di osservare le regolarità statistiche e quantitative del comportamento umano per riuscire a definire, in un secondo momento, delle leggi che a loro volta possano essere "verificate" da ulteriori evidenze statistiche e che possano essere utilizzate per "predire" ulteriori comportamenti.

Il metodo positivista è unicamente basato sull'idea che l'economia sia governata e pianificata da "ingegneri sociali", che trattano gli uomini come se fossero oggetti fisici inanimati. Come Mises scrive nella prefazione dei Problemi Epistemologici: "questo approccio "scientifico" studia il comportamento degli esseri umani secondo i metodi usati dalla fisica newtoniana nello studio dei corpi e del moto. Sulla base di questo presunto approccio "positivo" ai problemi dell'umanità, i Positivisti progettano di sviluppare una "ingegneria sociale", una nuova tecnica che permetta allo "zar economico" della società pianificata del futuro di trattare gli uomini nello stesso modo con cui la tecnologia permette all'ingegnere di trattare gli oggetti inanimati".

Mises sviluppò la propria metodologia, che chiamò "prasseologia" o teoria generale dell'azione umana, secondo due direttive: (1) l’analisi deduttiva, logica e individualista tipica degli economisti classici e Austriaci e (2) la filosofia della storia della "Southwest German School" di fine ventesimo secolo, in particolar modo di Rickert, Dilthey, Windelband e di Max Weber, amico di Mises. L’essenza della prasseologia di Mises trova le proprie radici nell’ uomo che agisce : nell'essere umano non considerato come un atomo che si "muove" seguendo le leggi della fisica quantitativa, ma come individuo con determinati fini ed obiettivi che matura delle idee su come raggiungerli. In breve, Mises, al contrario dei Positivisti, afferma l’importanza della coscienza umana, ovvero della mente umana che ha determinati obiettivi e cerca di raggiungerli tramite l’azione. L'esistenza di questa azione è rivelata dall’analisi così come dalla osservazione delle attività umane. Poiché gli uomini usano la propria volontà per agire nel mondo, il comportamento che ne deriva non può mai essere codificato in "leggi" quantitative. Cercare di formulare leggi statistiche di previsione e di relazione applicabili all’attività umana è quindi per gli economisti un’attività inutile e ingannevole. Ogni evento, ogni atto, nella storia dell’uomo è differente e unico, è il risultato di persone che interagiscono tra loro liberamente; perciò, non si possono fare né previsioni statistiche né "esperimenti" economici.

Se la prasseologia mostra che le azioni umane non possono essere classificate in leggi quantitative, come può esserci allora una scienza economica? Mises ribatte che la scienza economica, come scienza della azione umana, deve essere ed è completamente diversa dai modelli positivisti della fisica. Come mostrarono gli economisti classici e quelli Austriaci, l’economia si dovrebbe fondare su pochissimi assiomi universalmente veri ed evidenti, assiomi rivelati dall’analisi della natura e dell’essenza dell'azione umana. Da questi assiomi, possiamo trarne delle implicazioni logiche che attestano le verità economiche. Per esempio, l'assioma fondamentale dell'esistenza dell'azione umana stessa: gli individui hanno obiettivi, agiscono per raggiungerli, agiscono necessariamente attraverso il tempo, adottano scale di preferenze e così via.

Sebbene non tradotte fin dopo la seconda Guerra mondiale, le idee di Mises sulla metodologia vennero fatte conoscere al mondo anglosassone, in maniera molto attenuata, dal giovane economista inglese, Lionel Robbins, suo studente e discepolo. L’opera di Robbins, Essay on the Nature and Significance of Economic Science (1932), nella quale l'autore riconobbe la sua "speciale  riconoscenza" a Mises, fu ritenuta per molti anni, in Inghilterra e negli Stati Uniti, un eccezionale lavoro sulla metodologia della teoria economica. Tuttavia, l’importanza che diede Robbins all'essenza dell'economia come studio dell’allocazione di risorse limitate per il raggiungimento di scopi alternativi, era una prasseologia molto semplificata che faceva acqua da tutte le parti. Erano assenti tutte le più profonde analisi di Mises sulla natura del metodo deduttivo e le differenze tra la teoria economica e la natura della storia umana. Il lavoro di Robbins così strutturato, insieme alle opere di Mises non tradotte in lingua inglese, si rivelò insufficiente per contenere la crescente influenza del positivismo.
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