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Slaughterhouse, al Mattatoio Stampa
Scritto da Francesco   
Giovedì 05 Marzo 2009 23:31
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Avevamo detto che il 2009 sarebbe stato un anno di forti oscillazioni, con tante opportunità di trading e poche ancora di investimento. E così potrebbe essere non solo nel 2009 ma ancora per qualche anno. Le condizioni favorevoli all'investimento, al di là delle singole opportunità che presenta il mercato, rimangono ostili, e potrebbero rimanere ostili per lungo tempo.

Il motivo lo abbiamo spiegato alla nausea ed è che il mercato azionario è stato ucciso. Banche centrali e interventi di stato tolgono ogni giorno speranze  al capitale e alla futura produttività dei beni capitali. Stanno trasformando la crisi in un nuovo 29 esattamente come allora. Anche se usano ricette diverse nell'illusione che allora fossero state le politiche monetarie post crisi ad avere esacerbato il problema, e non invece quelle antecedenti. Oggi, quindi, adottando ricette diverse, non possono certo risolvere il problema. Possono solo aggravarlo, rischiando, con queste nuove misure, di fare danni persino più grossi di allora.

Dai massimi del 2007 le borse hanno perso circa il 70%. Meno 45% nel 2008. Oggi l'indice italiano è arrivato a perdere un altro 30% da inizio anno, quello europeo il 25%. Un investitore che non è uscito dalle borse si ritrova scannato. Si chiede e chiede cosa fare. Vuole uscire prima che possa perdere un ulteriore 20-30%. Probabilmente in molti oramai stanno uscendo senza più guardare a nessun prezzo. Ordini di vendita al mercato. La stampade verso l'uscita. Come scritto nel libro nell'articolo EXIT. L'urgenza è quella di uscire prima di perdere tutto. Esattamente come ai massimi c'era l'urgenza irrefrenabile di comprare prima di perdersi il successivo 5-10% di rialzo all'ordine del giorno.

La mentalità del gregge non cambia mai. Si inseguono i prezzi, specialmente sui massimi, anche dopo rialzi assurdi del 200% in due anni, e si vende molto spesso e malvolentieri sui minimi. Cento anni e oltre di borsa, di libri, di analisi, e ancora l'investitore non ha capito la regola base tanto stupida quanto mai messa in pratica dal gregge e cioé: per l'investimento di lungo termine si compra quando scorre il sangue nelle strade, come succede da qualche mese a questa parte, e ancora una volta in questi giorni. Si vende quando invece regna l'ottimismo di un bengodi senza fine, come quello del 2007 o del 2000. Buy high, sell low. Comprare basso e vendere alto. L'investitore del gregge invece compra alto e vende basso, e così i soldi invece si perdono. Sistematicamente.

Purtroppo se si è rimasti dentro i titoli sbagliati, oramai più vicini al fallimento che alla sopravvivenza, non si hanno molte altre alternative che vendere per spostarsi su aziende più solide, abbattute in maniera ingiustificata. Ma uscire adesso per rifugiarsi magari in un titolo di stato, soprattutto a lungo termine, è a nostro avviso un errore clamoroso. Equivale a un Sell Low (i prezzi dell'investimento azionario) con contestuale BUY HIGH (i prezzi dei titoli di stato). E questa lo ripetiamo è ancora una volta la regola migliore per andare incontro a una perdita, non a un guadagno.  

A questo punto le borse hanno rotto minimi tecnici importanti. L'S&P500 ha sfondato quel mostruoso top bicefalo che lo proietterebbe, a essere proprio cupi neri, finanche a 350. Possono quindi scendere benissimo di un altro 20-30%, e nella peggiore delle ipotesi, anche di un 40 o 50%. Tante aziende oramai falliranno. Il sistema bancario assicurativo è già mezzo fallito, e fallirà quasi del tutto. Il buco nero, come detto a ottobre, è talmente grande da inghiottirsi anche gli stati. E lo farà, e solo questione di tempo. Tuttavia la domanda resta: ha senso vendere ai prezzi di questi giorni?

Pur generalizzando e parlando di mercato nel suo insieme, e non di singoli titoli o situazioni individuali particolari, il profilo rischio rendimento che presentano le borse a questi livelli, dopo l'ultima disastrosa discesa, dice a nostro avviso di no. Oramai per vendere è troppo tardi. Nonostante tutto, questi cominciano ad essere prezzi interessanti ai quali comprare. Trovandoci ai minimi degli ultimi 12 anni, il mercato non è solo low, è senza dubbio very low, molto basso.

Poniamo di essere rimasti lontani dalle borse sin dal crollo del 2002-2003. Ci siamo persi un rialzo consistente per qualche anno, ma oggi ci ritroviamo in molti casi con prezzi ai livelli del 1997. E abbiamo un oro che vale quasi il triplo di allora. Nonostante il mercato bear oramai sia solo al suo nono anno di vita, in un'ottica di breve medio termine conta anche il fatto di essere arrivati in maniera rapidissima dai massimi di sempre ai minimi degli ultimi 12 anni. In un'ottica di lungo periodo sarebbe casomai il momento buono per cominciare a comprare qualcosa.

Anche se i mercati orso possono durare 20 e passa anni, ci sono aziende che possono sopravvivere e che pagheranno dividendi interessanti.Titoli di società solide, con bilanci solidi, che sopravviveranno alla crisi e che nel momento di una ripresa dei corsi, possibilmente anche per cause inflattive, avranno un notevole recupero di valore.

A meno di voler immaginare davvero un mondo dove riuscirà a prosperare solo il burocrate onnipotente, dove le borse spariranno, e rimarrà in piedi solo il patrimonio finanziario di chi si è riempito come un uovo di titoli di stato, questi sono prezzi ai quali cominciare a fare i primi acquisti. Con particolare riguardo alle aziende con asset solidi e reali, pochi debiti, tanto cash. Questo perché con i rendimenti del reddito fisso praticamente a zero, ha più senso cominciare ad accumulare azioni che prestare il proprio denaro a chi ha causato questo disastro e ora ci sta levando le mutande Ovviamente le situazioni di ciascuno vanno sempre valutate caso per caso: profilo di rischio, situazione reddituale, patrimonio complessivo dell'investitore.

Se l'oro rimane ancora interessante per difendere il capitale, e lo sarà finché non vedremo un ratio tra dow jones e oro compreso tra 1 e 3 (come scritto oramai anni fa quando il ratio era ancora a 35-40), posto pari a 100 il patrimonio ideale da dedicare invece al rischio dell'investimento azionario, si potrebbe cominciare ad allocare una piccola parte del proprio capitale, per continuare a comprare in maniera scaglionata in caso di ulteriori discese, (un tot ogni ulteriore -10% con acquisti da fare specialmente in giornate di panic selling come quella di oggi), e per alleggerire ogni qualvolta il mercato riesca a maturare un rimbalzo significativo nell'arco di qualche settimana o qualche mese.
 
Questa è una strategia ragionevole che non fa i conti con l'emotività, panico o euforia che sia. Chi vuole uscire quindi ragiona ciecamente sulla base di perdite subite, cioé di errori compiuti ma non reversibili, a cui non si può cercare di porre rimedio vendendo a questi prezzi dopo che se ne è andato in fumo il 70% e oltre del capitale in appena un anno e mezzo. La strategia di uscita andava impostata un anno e mezzo fa quando tutto andava bene. Ma allora, come oggi, ben pochi erano interessati ad ascoltare quanto scrivevamo. Neanche quelli della nostra stessa razza.

I duri e puri non piacciono neanche ai sedicenti capitalisti o fautori del libero mercato di questo paese, per i quali capitalismo e libero mercato vanno bene così come sono, corrotti malamente e tragicamente alla propria base, quella monetaria. Per loro serve solo qualche regola in più. Come se le regole avessero potuto evitare i disastri di oggi. Panzane per far sognare l' elettorato e i consumatori imbastiti dal potere mediatico e in cerca di qualche capro espiatorio. Perchè per il resto i disastri come questo a loro fanno solo che bene. Invischiati come sono nelle trame del potere fintoliberalsocialista hanno comunque poltrone sicure, anzi ancora più sicure di prima e anche più ricche di tanti nuovi compiti di sorveglianza, vigilanza, assistenza, incentivazione, esazione, vessazione, da attribuire ai soliti amici.

Mentre noi continuiamo come sempre da 7 anni a rimanere una voce nel deserto.

 
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