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Back to Basics: Interessi e Prezzi secondo Wicksell Stampa
Scritto da L.Baggiani   
Martedì 14 Luglio 2009 17:14
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Il modello è per me ottimo anche perché, nella sua interpretazione più “estrema”, restituisce il comportamento (inflazionistico) di un sistema economico basato sulla libera creazione del credito da parte delle banche, vincolate queste all'applicazione di un tasso di interesse esternamente imposto; il quadro è molto aderente all'attuale contesto economico-finanziario in cui le banche, attraverso la creazione di credito da parte della Banca Centrale amplificata dall'obbligo di riserva frazionaria, godono di capacità (e stimoli) alla creazione pressoché illimitata di credito, ed i tassi di interesse praticati sono essenzialmente ancorati ad un tasso di riferimento imposto dalle stesse Banche Centrali (si pensi ai Fed Funds, direttamente guidati dalla Federal Reserve americana, e all'euribor essenzialmente legato al Refi determinato dalla BCE).

Il modello non è una stretta rappresentazione della realtà, bensì una sorta di allegoria, come un palco su cui recitano quattro attori il cui compito non è quello di rappresentare un qualche  operatore del mercato ma classi di comportamento degli agenti. Nel modello infatti si trovano:


• Banche (B, bank) che raccolgono depositi e concedono prestiti ad uno stesso tasso di interesse nominale (i); si prescinde qui dall'aspetto imprenditoriale, ed eventualmente di consumo, che la banca può avere appunto perché si stilizza il suo comportamento principale (gestione del credito) lasciando che gli altri aspetti vengano rappresentati da altri soggetti.


• Credito come unico mezzo di pagamento (nella interpretazione “estrema” che propongo), che solo le banche sono autorizzate a creare (in alternativa si può pensare ad una circolazione monetaria cartacea o metallica opportunamente moltiplicata dalla sua velocità di circolazione per permettere il volume degli scambi desiderato, ma una forza del modello è appunto la possibilità di descrizione di un'economia imperniata su credito “creato dal nulla”, elemento di forte interesse per noi di Usemlab).


• Imprenditori (E, entrepreneur) che utilizzando l'unico fattore produttivo in modello (il lavoro) creano in capo ad un certo periodo uno stock di merci disponibili per il consumo; gli imprenditori non formalizzano il loro consumo ordinario, con stilizzazione analoga a quella delle banche, ma solo quello straordinario derivante dall'eventuale extra-profitto. Dalle banche ottengono il credito necessario per avviare il processo produttivo, essendo stilizzati come imprenditori e non come capitalisti.


• Lavoratori (W, worker) che prestano la loro opera durante il ciclo produttivo in cambio del pagamento anticipato del loro stipendio che spenderanno interamente in consumo; appunto loro riassumono, salvo il caso di extra-profitto imprenditoriale, tutto il consumo del sistema economico.


• Mercanti (T, trader) che acquistano la produzione dagli imprenditori dandole la funzione di “scorta reale” con cui sostenere, in forma di consumo dei lavoratori, la produzione fino al completamento del nuovo processo produttivo; come rappresentanti del “risparmio” del sistema questi depositano presso le banche i proventi della vendita delle scorte, ricavandone un interesse da reimpiegare con la somma depositata nell'acquisto della produzione derivante dal processo produttivo successivo.

La dinamica del modello comprende un primo periodo in cui E prende a prestito una somma “creata” da B, la gira come stipendio a W, che consuma acquistando tutta la produzione “risparmiata” da T dal precedente processo produttivo, mentre T deposita i proventi in banca. In questo momento si forma il prezzo della merce “al consumo” (Wicksell non fa questa precisazione, la faccio io e più avanti si capirà perché), come rapporto tra il totale corrisposto a mezzo stipendi e la quantità reale di produzione disponibile.


Nel periodo successivo T riscuote il proprio risparmio più interessi per acquistare la produzione nel frattempo completata, E otterrà quindi questa maggior somma (si forma nei fatti una sorta di “prezzo alla produzione”) e la utilizzerà per saldare il debito con B (capitale più interessi). Il rendimento reale ? della produzione è dato dal valore reale, dato il prezzo fissato tra W e T, della produzione ora trasferita da E a T sommato alla produzione eventualmente consumata da E come extra-profitto. Wicksell chiama il tasso di interesse i “tasso di interesse di mercato” (MRI, Market rate of interest) e chiama ? “tasso di interesse naturale” (NRI, Naturale rate of interest), livello cui MRI tende se lasciato libero di variare.


Se MRI=NRI si dimostra che i prezzi sono stabili. Graficamente, partendo da una dotazione Y di risparmio reale e una somma K messa a disposizione dalle banche, si hanno nei due periodi t1 e t2 :




In questo caso il prezzo della merce è infatti P=K/Y; E investe K ottenendo K(1+i), quindi in termini reali investe K/P=Y ottenendo K(1+i)/P=Y(1+i), e allora NRI=(Y(1+i)-Y)/Y=i=MRI. I più attenti avranno notato che in pratica il prezzo “alla produzione” è pari a K(1+i)/Y, cioè pari a P(1+i); questo “strano prezzo” superiore a quello “al consumo” P e non commentato da Wicksell può essere interpretato come una sorta di prezzo “future” che comprende il valore del periodo di attesa (il tasso di interesse) per la consegna della merce successiva.

Se la produttività aumentasse di un 1% restando fermo il tassi di interesse, nel secondo periodo avremmo una diversa situazione: E produrrebbe (1,01)Y ma la disponibilità di T sarebbe sempre di K(1+i), inoltre essendo la disponibilità di W sempre K, questo significherebbe costringere i prezzi ad abbassarsi. E si comporta da price-taker, lascia che il prezzo si formi sul mercato, ma può decidere di “trattenere” come consumo proprio la produzione aggiuntiva, 0,01Y vendendo quindi la quantità Y alle condizioni di mercato. In questo caso ? = [K(1+i)/P – K/P]/(K/P) + 0,01Y/(K/P) = i + 0,01.


 



A tal punto è chiaro che E ottiene un extra-profitto nella misura di ?-i finché dura lo squilibrio, e tale extra-profitto, e tale extra-profitto diventa una spinta a maggiori investimenti nella produzione. In modello, se  l'offerta di lavoro (fattore produttivo unico) è data, la produzione non può essere espansa ma il maggior investimento permesso nella misura di P(0,01)Y=0,01K=(?-i)K comporterà un pari aumento degli stipendi, mentre T avrà a disposizione la stessa produzione Y, quindi i prezzi cominceranno a salire.


 



L'inflazione dei prezzi (P3 = K(1+?-i)/Y ; (P3-P1)/P1=?-i ) è quindi un linea con lo squilibrio tra MRI e NRI, e si realizza in seguito dell'aumento del credito (moneta) in circolazione dovuto alle spinte all'investimento causato dal solito squilibrio tra MRI e NRI.
Di nuovo, E può cedere a T la produzione Y, quantità compatibile con il prezzo ora vigente sul mercato e con le somme, comprensive di interessi, disponibili presso T. Quindi ? = [K(1+?-i)/P-K(1+?-i)/P]/[K(1+?-i)/P] + 0,01Y/[K(1+?-i)/P] = [Y(1+?)/(1+?-i)-Y]/Y+0,01Y/Y ? [Y(1+i)-Y]/Y = i + 0,01.
Si generalizza il meccanismo concludendo che lo scarto positivo (negativo) tra MRI e NRI influenza il tasso di inflazione (deflazione) dei prezzi attraverso l'inflazione (deflazione) dei mezzi di pagamento (moneta/credito).

Nulla cambia nel modello se si suppone che l'eventuale maggior produzione (in termini di scarto tra ? e i) venisse ora da E veduta interamente a T (tecnicamente creando pressioni alla riduzione del prezzo “alla produzione”), che a sua volta dovrebbe però finanziarsi per tale differenza presso B “monetizzando” così l'extra-profitto di E. Per il consumo di tale extra-profitto E tornerebbe a pagare T ricevendo la merce in più e fornendo subito i mezzi di pagamento perché T azzeri il debito con B. Nettando i flussi si torna alla situazione schematizzata all'inizio.


 



È importante sottolineare un paio di cose:


• B può creare tutta la moneta che vuole, perché tanta moneta esce in prestito, tanta ne entra in depositi; ogni combinazione di livello di credito e livello di tasso di interesse nel sistema è realizzabile. In sostanza, salvo fenomeni di insolvenza (distruzione di credito, di cui il modello non si occupa ma di cui si occupa la Business Cycle Theory austriaca) e questo è molto realistico.


• Un riequilibrio di NRI e MRI non fa tornare alla situazione di partenza i prezzi, questo semplicemente ne blocca la crescita/riduzione fermandone il livello dove questo è arrivato (cioè, i prezzi rappresentano la storia inflazionistica dell'economia) e anche questo è molto realistico.

Il semplice modello di Wicksell non sembra indicare un qualche punto di rottura del meccanismo inflazionistico, in quanto gli elementi “reali” non vengono toccati. Ma considerando che vi sarà una continua domanda crescente di credito e un certo margine di extra-profitto che fa gola a tutti, è facile pensare che le banche tenderanno prima o poi a far alzare il loro MRI, bloccando la crescita dei prezzi e di fatto redistribuendo tra tutti gli attori il vantaggio della più alta produttività (una redistribuzione della maggior produttività degli investimenti permessa da un tasso di interesse liberamente più alto per remunerare il risparmio e far mettere sul mercato anche la maggior produzione facendo scendere così il prezzo “al consumo”... un mercato libero opera più social-friendly di qualsiasi iniziativa statale socialista!). Tra l'altro il valore dell'intermediazione bancaria i in termini reali, cioè depurato dal tasso di inflazione dei prezzi (?-i), va a ridursi, svilendo di fatto il bilancio bancario e chiamando una revisione verso l'alto del tasso di interesse stesso. In conclusione, se lasciato libero il mercato tenderà a guidare MRI verso NRI.

Fatto importante ripreso nel modello è infine il ruolo del risparmio: le dimensioni reali dell'esistente stock di risparmio (in modello le scorte di T valorizzate grazie al tasso di interesse) rappresentano il limite dell'espansione dell'attività economica senza incorrere in eccessi e squilibri (qui rappresentati nella dinamica dei prezzi). Solo permettendo i dovuti stimoli al risparmio in luogo del consumo (rialzo del tasso di interesse che impedisce l'extra-consumo nel modello imputato ad E) si potrà includere ogni maggior produzione nello stock di risparmio reale disponibile al sostenimento di più ampi processi produttivi (e, rilassando alcune ipotesi del modello, occupazionali) salvando il potere d'acquisto. Stimolare il processo produttivo, tenendo forzatamente il tasso di interesse sotto al suo livello naturale così come fanno le attuali Banche Centrali, crea quindi solo illusori boom economici in realtà mero fenomeno inflazionistico.

Ritengo importante la conoscenza di questo tassello fondamentale all'origine del pensiero austriaco e, in parte, riconosciuto come significativo anche dall'odierno mainstream riguardo natura e origine del tasso di mercato. Può essere un punto di partenza per un'indagine sulla formalizzabilità del ciclo economico di tipo austriaco nonché sull'ampiezza del concetto di moneta sempre in ambito austriaco.

 
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