British Countryside vs American Countryside: 0-1Uscire da NYC richiede circa 3 ore di traffico, poi… tutto cambia.
Basta frapporre pochi chilometri fra se ed il frastuono di NYC per trovare la vera realtà americana, il vero popolo americano che anima una vastissima realtà rurale fatta di piccoli e piccolissimi villaggi. Come avevo notato già lo scorso anno nel Far West, la gente diventa estremamente amichevole ed aperta, cordiale. Il cibo ridiventa buono e sempre economico (le porzioni sono in media il doppio che in Italia o UK ed il costa la metà…).

Come ad Old Greenich, dove le due ragazzine in foto, percorrevano la via principale del paese cercando di vendere a chiunque per 1 $ dei biscotti che avevano appena fatto.
La costa e l’immediato entroterra è punteggiato di tante e grandi ville, ciascuna con un suo proprio stile,

ma tutte accomunate da alcuni elementi decorativi, materiali e colori che nel complesso danno l’impressione di un insieme ordinato sebbene personale senza la minima traccia dell’osceno disastro perpetrato sulle coste Italiane negli anni ‘60, ‘70 e ‘80.
Procedendo verso Nord, visito l’Università di Yale a New Haven, che “stranamente” non assomiglia ad un carcere…

Anche qui i simboli si sprecano e, un po’ ovunque, si legge la frase “Lux et Veritas”:

Che essendo scritto in aramaico su un libro… dice molto più di quello che si legge.
Lungo tutto il Connecticut ed il Massachusetts si susseguono piccole cittadine apparentemente molto ben curate, dove si nota l’altissimo numero di case in vendita. Molte “Sold by the owner”, ma altre “Foreclosure”… il loro numero è nel complesso realmente impressionante. Non ho fatto alcun calcolo scientifico, ma ad occhio… direi che circa un terzo delle case è in vendita.
Dormo una notte a Westbrook sulla costa. Incontro Alan e Christine, coppia sui 35 anni che si è da poco trasferita qui. Sono scappati da Buffalo quando hanno cominciato a sparargli alle finestre per sfregio. Lei è entusiasta “about Obama” ed è attiva nel comitato di quartiere per il rinnovamento del villaggio. Della crisi parliamo poco, ma lui sostiene che la disoccupazione, in realtà, è sempre stata al 10%, come ora.
Proseguendo verso Nord mi fermo alcuni gioni a Cape Cod per una pausa “naturalistica” dove sulle immense e bellissime spiaggie osservo foche quasi a riva e strane specie di crostacei giganti a forma di padella. Al tramonto a Race Point Beach, la spiaggia più a nord della penisola, è facile incontrare intere famiglie che vengono a fare il barbeque in spiaggia, coppie che vengono a passeggiare, giovani genitori che portano i figli ad osservare le foche ed i granchi.

Più umana è Boston. Molto più piccola e con molte Università, tra cui Harvard, molto simile a Yale, anch’essa… non ricorda un carcere stranamente… Procedo verso Nord-Ovest nel New Hampshire, dove guido per quasi quattro ore ininterrottamente circondato dalla foresta. Le autostrade raramente sono dotate di guardrail, ma piuttosto di ampie zone di fuga laterali e le due carreggiate sono separate una larghissima aiuola, a volte oltre 100 metri di larghezza, che rende il viaggio particolarmente sicuro. Inoltre l’auto che ho noleggiato mi porta su un tappeto di velluto al limite delle 65mph consentite nel più totale silenzio… con il motore appena sopra i 1000 giri. Voglio proprio vedere… quanti FIRE 1000 la FIAT riuscirà a piazzare in USA! O i diesel common-rail? Ah si… trovatela voi una stazione di servizio col gasolio!
Sebbene abbia cercato di evitare le freeways, ho percorso circa 500km in autostrada spendendo complessivamente ai caselli la “astronomica” cifra di 2,25 $.

Colgo l’inizio dell’autunno in Vermont ed i suoi famosi meravigliosi colori, mi fermo a Claremont dove sono l’unico ospite di una magione ristrutturata con una incredibile cura del dettaglio nel più genuino stile locale.

Piacevole dettaglio: la magione non ha serrature… da nessuna parte, non mi viene neanche data la chiave del portone… la casa è semplicemente “aperta”.
A cena nei ristoranti è facile incontrare famiglie intere, tre o anche quattro generazioni che a tavola parlano e ridono insieme. Spettacolo pressochè introvabile in UK.
Attraversando il Vermont incontro alcune persone che mi ricordano molto alcuni stereotipi da film che, evidentemente, esistono davvero… Classico “ragazzone” in camicia di flanella a quadri con jeans e scarponi sporchi di fango col pick-up parcheggiato davanti al bar della stazione di servizio con cervo appena cacciato nel baule. Classica ragazza piuttosto greve alla cassa che fa battute da “maschio” con i clienti che conosce bene… L’impressione è positiva. Si respira un’atmosfera vitale, genuina, non recitata. Gente con una forte identità e senso di appartenenza che mi fa venire in mente che quelle di John Titor più che previsione, fosse presa visione, del fatto che la realtà rurale americana ha una forte identità che la realtà urbana non ha.
Qualche problema però da queste parti c’è. Un po’ a macchia di leopardo si alternano paesi semi abbandonati ad altri perfettamente mantenuti e curati. Windsor è tra i meno fortunati:

Dove si possono fare dei buoni affari immobiliari:

Al prezzo di stare in mezzo al nulla, alla periferia di un paese semi abbandonato… per meno di 280.000 €, con cui a Roma o Milano non comprereste nemmeno un monolocale, qui diventate proprietari di una villa a due piani con camino d’epoca, pavimenti in tavole di pino, lago naturale con relativa sorgente d’acqua, 18 acri di coltivazione di ribes, bosco privato, garage per tre auto coperto fornito di acqua ed elettricità, il tutto recintato da mura in pietra d’epoca. Quindi… diffidate di tutti quelli che blaterano di che grandi affari immobiliari si possano fare in USA.
Vicino a Sunapee Lake, davanti ad una cena giapponese non indimenticabile, incontro Stasia e Vojtek, giovanile e vitale coppia polacca emigrata in USA come esuli politici al tempo in cui in Polonia c’erano i comunisti veri. Oggi cittadini americani prossimi alla pensione hanno appena incontrato il loro “personal finance advisor” che, non ostante la loro perfetta condotta ed autocontrollo delle finanze domestiche… li ha spaventati spiegandogli perché il loro fondo pensione, oltre ad ever già perso il 50%, sarà in grado di sopportare al massimo un’inflazione del 3%.
Il mio viaggio termina con passaggio radente nel Bronx sulla via dell’aeroporto, ultimo assaggio del socialismo reale americano…
C’è la crisi?
Difficile rispondere. Come lo scorso anno i contrasti ed i problemi ci sono. Difficile fare confronti diretti data la disomogeneità degli USA. A parte l’alto numero di case in vendita, personalmente, non ho visto segni specifici di questa crisi. Ci sono segni evidenti si situazioni problematiche, ma sono evidentemente di origine ben più antica.
Lo scorso anno rimasi turbato nel vedere la miseria in cui vivono i nativi Navajo e la moltidudine di homeless a San Francisco. Quest’anno sono rimasto shockato nel vedere come vive la gente nel Bronx.
Ammesso e non concesso che degli effetti ci debbano essere… il peggio deve decisamente ancora venire, oppure è sempre stato così. Un’eccesso di seconde case in vendita e giganti aree commerciali costruite a vanvera che restano deserte sono un segno di crisi o di salutare smaltimento di eccessi speculativi da indebitamento facile?
Allora forse quei segni non sono poi così negativi… anzi, forse gli USA sono ancora un paese vitale che è comunque in grado di reagire e forte di una società che, fuori delle grandi città, è ricca di una identità assai più vibrante e genuina che in molte regioni del Vecchio Continente, quel poco di riaggiustamento che il “watchfull eye over the market” (
invocato anche da Obama nel discorso di insediamento) consente al mercato… sta facendo il suo sacrosanto lavoro.