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Corso di Economia con Huerta De Soto (IV) Stampa
Scritto da Francesco Carbone   
Lunedì 02 Novembre 2009 18:33

 

Nella quarta lezione affrontiamo l'ultimo elemento della funzione imprenditoriale: i costi. Arriviamo quindi al concetto di beneficio imprenditoriale. Alla prima comparazione tra economia del libero mercato ed economia pianificata di stampo socialista. E infine andiamo al fondo della differenza abissale tra approccio neoclassico e approccio austriaco.


Lezione del 8/10/09

Abbiamo visto che nel mondo delle scienze naturali la probabilità è oggettiva e raggiungibile per approssimazione in maniera asintotica. Nel mondo dell'azione umana invece ogni atto creativo di scoperta imprenditoriale varia di forma radicale e non convergente. Abbiamo di continuo sorprese. Atti che rivoluzionano in modo imprevedibile il mondo della conoscenza soggettiva.

Termine Serendipity, neologismo introdotto da Horace Walpole, significa scoprire cose di alto valore per caso, che non stavamo cercando intenzionalmente. Esempio di Cristoforo Colombo. Il processo di scoperta non è lineare. E' suscettibile di cambiare corso in qualunque momento.

Digressione critica ai colleghi neoclassici che pretendono di utilizzare modelli dinamici e disegnano su un asse i diversi istanti temporali, t0, t1, t2, t3. Risata di Huerta da non perdere! (intorno al minuto 17:00). La pretesa di studiare dinamicamente l'economia con i modelli neoclassici è una burla. Non si fa altro che spazializzare il tempo, cercando di rendere dinamici i concetti statici, con una concezione del tutto estranea al mondo dell'azione umana, che non ha niente a che vedere con il concetto di tempo creativo.

E passiamo al prossimo elemento della funzione imprenditoriale:

9) il costo. il costo è un valore soggettivo. Ogni azione verso un fine significa rinuncia, si rinuncia simultaneamente a perseguire altri fini. I costi sono dunque quell'insieme di valori soggettivi che attribuiamo a quei fini cui stiamo rinunciando. In economia neoclassica si parla di costo opportunità. La differenza però ancora una volta sta nella soggettività del costo, rappresentata dalle alternative, valorizzate in maniera soggettiva.

I costi NON SONO DATI, non esiste e non è possibile impostare alcuna funzione dei costi. Parlare di funzione dei costi è una stupidaggine. Né fini né valori dei fini sono dati, essi cambiano di continuo, e così anche i costi. Non si possono misurare in quanto sono soggettivi. Approssimandoci lungo le nostre tappe del percorso verso il fine da raggiungere, possiamo cambiare di forma creativa sia il percorso stesso, che l'azione, o il fine stesso, o il valore del medesimo.  

A differenza della riduttiva rappresentazione neoclassica non siamo né robot né pinguini (minuto 23:00, scena godibilissima da vedere). I modelli che utilizzano gli economisti neoclassici ci considerano come pinguini robotizzati. Cercano di imbastire l'azione umana creativa dentro i modelli statici. Si tratta di modelli mal copiati dal mondo della fisica, che sono stati applicati in economia con conseguenze tragiche per la società. Da cui, l'idea dell'ingegnere sociale che vuole modellare il mondo per raggiungere i fini che EGLI, e non gli individui presi singolarmente, ritiene più alti.  

Se la comparazione tra valore del fine, e valori dei costi è positiva abbiamo un beneficio imprenditoriale. Se viceversa il valore a cui si è rinunciato è maggiore del valore raggiunto abbiamo una perdita. Il beneficio indica che si è attuato bene. La perdita è invece la conseguenza di una cattiva utilizzazione dei mezzi. Errori imprenditoriali puri: ci si rende conto dell'errore quando i costi soggettivi superano il valore dei fini.

Il consumatore che valorizza il risultato raggiunto dall'imprenditore consegnandogli un beneficio rappresenta un segnale essenziale per capire quali sono le azioni che utilizzano bene le risorse. Senza benefici e perdite, saremmo incapaci di dirigire le nostre azioni.

Si badi bene: la teoria economica è applicabile a qualunque azione umana, non solo quella strettamente legata all'impresa produttiva, comprende quindi anche l'operato di persone completamente altruiste come Madre Teresa di Calcutta.

I segnali servono a orientare l'azione futura, e a dare informazione su quella passata. Senza un libero mercato, senza i diritti di proprietà, senza i prezzi, è impossibile calcolare utili e perdite. Come vedremo più avanti, quindi, nessuna economia socialista può competere con quella di mercato.


Tutta l'azione umana è sempre razionale per definizione. Ciò nel senso che sempre, a priori, l'essere umano cerca di trarre un beneficio dalla propria azione umana.

Brillante esempio intorno al minuto 34:15. L'alcolista anonimo che esce dalla riunione con buoni propositi, e poi al primo bar si ferma e si ubriaca nuovamente. E' un essere irrazionale?? NO! Semplicemente da quando è uscito dalla AAA a quando è entrato nel bar ha cambiato idea. Anche il suicida è razionale.

Nel socialismo si impedisce il flusso creativo imprenditoriale. Gli economisti neoclassici quando sbagliano qualcosa si giustificano dicendo che i  loro modelli non funzionano perchè la gente si comporta in maniera irrazionale. NO! Il problema è che utilizzano modelli non adatti a studiare l'azione umana.

La differenza tra gli approcci matematici dell'economia neoclassica, e l'approccio austriaco è tutta qua ed è abissale: concezione soggettivista dell'economia caratterizzata dalla funzione creativa unica e irripetibile dell'essere umano, contro un mondo modellizzato fatto di robot, dati e informazioni oggettive.

Il primo Homo Economicus, per la prematura scienza economica di qualche secolo fa, era un essere modellizzato che pensava solo a far denaro. All'inizio la disciplina economica si concentrava su questo modello robotizzato. La tradizione economica anglosassone ha mantenuto questa impostazione. Solo Carl Menger è riuscito a recuperare dagli scolastici l'approccio soggettivista, nel quale vengono presi in considerazioni fini di ogni genere, anche fini puramente altruistici. La scienza economica infatti è indipendente dai fini, essa è avulsa da qualunque giudizio di valore in merito ai fini.

L'essere umano con l'azione da impulso alla società. L'azione umana è il fenomeno primario che non fa riferimento a nessun altro. Come dice Mises è l'ultimate given. Il solo e irriducibile dato. La disciplina economica si costruisce a partire dall'azione umana e si applica a qualunque azione umana.

Riflessione filosofica-metodologica. Conoscenza assiomatica. L'azione umana è un presupposto irriducibile che non è possibile mettere in discussione senza contraddirsi. Per contestarlo infatti bisogna agire contraddicendo l'assioma di partenza.
...........vai alla quinta lezione
 
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