Lezione del 3/12/09Il prezzo di mercato è il risultato delle valorizzazioni soggettive e delle utilità marginali. Abbiamo visto che ad essere rilevante per la determinazione del prezzo sono le coppie marginali. Un milionario disposto anche a pagare migliaia di euro per una pagnotta di pane, alla fine paga il prezzo fissato dalla coppia marginale.
La competenza bilaterale, il caso più generale dei primi tre casi particolari visti l'ultima volta, protegge quelli senza capacità di negoziazione. Tutti quanti paghiamo l'intorno di quel prezzo determinato dalla valorizzazione soggettiva delle coppie marginali.
Al crescere del numero dei compratori e venditori marginali, l'intervallo fissato dalle valorizzazioni soggettive tende a ridursi, fino a determinarsi talvolta in un punto, più che in un intervallo.
I prezzi oscillano sempre dentro intervalli più o meni ampi, al cambiare delle valorizzazione soggettive, ad esempio l'ask e il bid price in borsa.
Ci sono persone che dispongono di diverse unità del bene, quindi per essere più precisi è meglio riferirsi alla prima e all'ultima unità inclusa o esclusa, piuttosto che alla prima o ultima persona inclusa o esclusa.
Grazie alla specializzazione del lavoro, le unità prodotte dal venditori hanno un valore soggettivo talmente basso, che la rilevanza effettiva è solo quella del compratore, cioè del compratore marginale. Chi è il compratore marginale? Non lo sappiamo, può essere chiunque, anche l'ultima persona a entrare in un supermercato prima della chiusura.
Gli economisti neoclassici spiegano i prezzi disegnando le curve di domande e offerta nella seguente maniera:

Prezzo su ordinate, e quantità su ascisse, curva di domanda inclinata negativamente e curva di offerta positivamente. Il punto dove si incrociano è il prezzo di mercato.
Se P fosse più basso, allora ci sarebbe più quantità domandata, se fosse più alto ci sarebbe più quantità offerta, quindi il prezzo di equilibrio è necessariamente quello dove si incrociano le curve.
Il problema è che questo non spiega assolutamente NULLA! Quello che si cerca di spiegare è già nella figura. Il grafico non spiega niente, non esistono le curve. Nessuno ha nella testa le curve o è capace di dedurle matematicamente.
Il prezzo sorge nel processo genetico causale del mercato: valorizzazione dei beni, legge utilità marginale, specializzazione, quindi stimolo allo scambio, nel quale si forma un prezzo. Il prezzo è il risultato finale del processo. Secondo la spiegazione neoclassica è il punto di partenza: se il prezzo sale compriamo di meno, se scende di più. Invece la spiegazione corretta è la seguente: se valorizziamo di più compriamo di più e il prezzo sale, se produciamo di più, e offriamo di più, oppure si valorizza di meno e si domanda di meno, il prezzo scende.
Quali sono le determinanti del prezzo?
Per i neoclassici di colpo le curve si muovono, non sappiamo perchè, e il prezzo cambia di conseguenza.
Nella realtà ci sono 3 determinanti di prezzo per ciascun lato.
Dal lato della domanda:
1) numero di quantità domandate, ceteris paribus, se il numero di chi domanda il bene aumenta, aumenta il prezzo;
2) ceteris paribus, se aumenta la valorizzazione soggettiva il prezzo sale. L'obiettivo della pubblicità, è duplice: sollecitare l'interesse degli acquirenti per aumentarne il numero, ma anche la valorizzazione del bene da parte dei compratori;
3) il valore soggettivo dato al denaro dai compratori. Se i compratori non danno valore al denaro il prezzo sale, se invece attribuiscono molto valore al denaro il prezzo scende.
Dal lato dell'offerta:
1) numero di unità messe in vendita, ceteris paribus, se aumentano il prezzo scende;
2) il valore soggettivo del bene da parte dei venditori. Come visto, grazie alla specializzazione, l'utilità marginale del venditore tende a zero, quindi generalmente è rilevante solo il compratore marginale;
3) valorizzazione del denaro da parte dei venditori, se un venditore ha molta necessità di denaro, ad esempio liquidazione per chiusura del negozio, il prezzo scende. Al contrario se i venditori non hanno necessità di denaro, il prezzo sale.
Molta gente, compresi i professori neoclassici, pensano che siano i costi a determinare i prezzi. L'errore deriva dalla pratica del mondo commerciale dove in genere si applica un markup sui costi. Tuttavia non è questo il processo corretto. Se fossero i costi a determinare i prezzi non esisterebbe alcun problema imprenditoriale. Basterebbe applicare sempre un markup ai costi e vendere tutto quanto viene prodotto conseguendo sempre un utile. Non sono pertanto i costi a determinare i prezzi, ma sono i prezzi a determinare i costi.
Sulla base delle scale di valorizzazione compiute dagli agenti economici, gli imprenditori stimano quale sarà il prezzo di mercato che si fisserà domani per i beni di consumo di loro interesse, e in funzione di questa stima di prezzo, decidono oggi di comprare i fattori di produzione per produrre tali beni, sempre che sulla base delle stime da loro compiute tali costi gli permettano domani il conseguimento di un beneficio imprenditoriale.
I costi seguono sempre il prezzo. Si tratta di immaginare imprenditorialmente i prezzi di domani, per domandare i fattori produttivi di oggi. Se il processo imprenditoriale funziona correttamente si conseguirà un beneficio.
Un sombrero non vale 100 euro perchè costa 90 produrlo e si applicano 10 euro di markup. Costa 100 euro perchè chi produce sombreri pensa di poterli vendere a 100 domani e oggi è disposto a spendere fino a 90 per produrli.
Causalità molto chiara, si parte dal bene di consumo che viene valorizzato in un prezzo, e ciò determina i costi che l'imprenditore è disposto a sostenere per produrlo e trarne un utile.