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La Lettera degli Economisti (I) Stampa
Scritto da Prometeo   
Giovedì 17 Giugno 2010 01:05


Segnalata dal sempre ottimo Ashoka su USEMLAB, ho scoperto questa chicca:

La Lettera degli Economisti

 

Nientemeno che una lettera aperta sottoscritta da un discreto numero di parrucconi e parrucchini dipendenti di quelle mal riuscite conversioni di carceri semigratis gestite dal Leviatano, che di solito in Italia vengono chiamate Università.

La lettera è indirizzata a tutto l’Universo conosciuto ed oltre… un po’ come il messaggio affidato al satellite Voyager. Chissà se qualcuno lo recepirà.

Allora andiamo a vedere i parrucconi a stipendio quali perle di saggezza dispensano:

    La gravissima crisi economica globale, e la connessa crisi della zona euro, non si risolveranno attraverso tagli ai salari, alle pensioni, allo Stato sociale, all’istruzione, alla ricerca, alla cultura e ai servizi pubblici essenziali, né attraverso un aumento diretto o indiretto dei carichi fiscali sul lavoro e sulle fasce sociali più deboli.


E vabbè… un po’ di paccottiglia populista tanto per iniziare, deve far parte della raffinata “captatio benevolentie” del lettore, facciamo finta di niente.

    Piuttosto, si corre il serio pericolo che l’attuazione in Italia e in Europa delle cosiddette “politiche dei sacrifici” accentui ulteriormente il profilo della crisi, determinando una maggior velocità di crescita della disoccupazione, delle insolvenze e della mortalità delle imprese, e possa a un certo punto costringere alcuni Paesi membri a uscire dalla Unione monetaria europea.


Le cosiddette “politiche dei sacrifici”… un po’ come dire “la destra”, “la sinistra”, “i capitalisti”, i “socialisti”… “l’economia sociale di mercato”, devono essere tutti termini “shampist approved”. andiamo bene. Una “maggior velocità di crescita”, cioè un aumento… della disoccupazione, morosità, insolvenze… catastrofe, diluvio, terrore raccapriccio! Col rischio di? Uscire dall’euro… ah si vabbè. Procediamo.

    Il punto fondamentale da comprendere è che l’attuale instabilità della Unione monetaria non rappresenta il mero frutto di trucchi contabili o di spese facili. Essa in realtà costituisce l’esito di un intreccio ben più profondo tra la crisi economica globale e una serie di squilibri in seno alla zona euro, che derivano principalmente dall’insostenibile profilo liberista del Trattato dell’Unione e dall’orientamento di politica economica restrittiva dei Paesi membri caratterizzati da un sistematico avanzo con l’estero.


Ma di che parlano? Quale instabilità? All’interno dell’Unione non c’è nessuna instabilità monetaria, dato che la moneta è unica. Verso l’esterno, qual’è il problema? L’euro è stato palesemente sopravvalutato per quasi un decennio, e sta tornando oggi a valori più consoni:

foto 2

foto 3

Il problema è stato casomai nel decennio scorso, ed ora semplicemente il famoso “mercato” sta cercando di riavvicinare il mondo reale al mondo virtuale. Non ci si lamentava dieci anni fa del dollaro a 0.80 e del Pound a 0.60? Perché dovremmo farlo oggi… se la crescita fosse stata reale? E poi tranquilli… nell’euro si entra, ma non si esce. Dove li trova polli da spennare la BCE se si riduce la base di installato dell’euro? Dove li trova “proles” da depredare del risparmio tramite inflazione se i “proles” escono dall’euro? Quindi sereni… andiamo avanti.

    La crisi mondiale esplosa nel 2007-2008 è tuttora in corso.


La crisi mondiale è esplosa il 15 agosto 1971, quando Nixon ha chiuso la “gold-window” creando di fatto un nuovo sistema monetario mondiale del tutto de-based, da allora solo una sequenza di manifestazioni di bubble-bust, ma nessuna “crisi”, solo manifestazioni, volute, prevedibili ed inevitabili, del sistema.

    Non essendo intervenuti sulle sue cause strutturali, da essa non siamo di fatto mai usciti. Come è stato riconosciuto da più parti, questa crisi vede tra le sue principali spiegazioni un allargamento del divario mondiale tra una crescente produttività del lavoro e una stagnante o addirittura declinante capacità di consumo degli stessi lavoratori. Per lungo tempo questo divario è stato compensato da una eccezionale crescita speculativa dei valori finanziari e dell’indebitamento privato che, partendo dagli Stati Uniti, ha agito da stimolo per la domanda globale.


Che non si sia intervenuti sulle cause è l’unica cosa vera letta finora, ma andiamo a vedere quali sono le cause individuate dai parrucconi: “divario mondiale tra una crescente produttività del lavoro e una stagnante o addirittura declinante capacità di consumo degli stessi lavoratori”, cioè… si produce troppo e si consuma poco. Ai parrucconi non viene in mente di chiedersi come mai si produca troppo. Sarà mica che in un mercato drogato da decenni di “incentivi” alla malallocazione degli investimenti, incentivi al consumo, incentivi alla dislocazione eccetera… il layout del tessuto industriale è completamente deformato dagli incentivi stessi, e quindi nell’istante in cui l’erogatore degli incentivi, lo Stato, si trova in una momentanea difficoltà a riallocare il debito, e quindi ad emettere incentivi, il tessuto produttivo così deformato collassa?

No non gli viene in mente… perché secondo i parrucconi, lo stimolo per la domanda globale (deve essere proprio una domandona!) è stato il crescere della fuffa finanziaria e l’indebitamento privato. E anche qui… non si chiedono i parrucconi come mai la fuffa finanziaria sia potuta crescere così? Sarà mica che il solito “Stato” lavando il rischio di investimenti pericolosi fissando per legge il tasso primario (cioè il rischio sull’emissione di valuta) ha di fatto distorto il meccanismo di fissazione del rischio, e quindi dei tassi di interesse, consentendo il facile indebitamento privato e la relativa strutturazione in prodotti derivati spesso collateralizzati da asset inesistenti?

Buio… ma procediamo…

    Vi è chi oggi confida in un rilancio della crescita mondiale basato su un nuovo boom della finanza statunitense.


Chi? Fatemelo conoscere… deve aver fumato qualcosa di sbagliato.

    Scaricando sui bilanci pubblici un enorme cumulo di debiti privati inesigibili si spera di dare nuovo impulso alla finanza e al connesso meccanismo di accumulazione. Noi riteniamo che su queste basi una credibile ripresa mondiale sia molto difficilmente realizzabile, e in ogni caso essa risulterebbe fragile e di corto respiro. Al tempo stesso consideriamo illusorio auspicare che in assenza di una profonda riforma del sistema monetario internazionale la Cina si disponga a trainare la domanda globale, rinunciando ai suoi attivi commerciali e all’accumulo di riserve valutarie.


Si credo anch’io… che continuando a riallocare sul debito pubblico (che in realtà è sempre privato dato che lo si paga con i soldi del mio stipendio, che sono privati) continuiamo.

    Siamo insomma di fronte alla drammatica realtà di un sistema economico mondiale senza una fonte primaria di domanda, senza una “spugna” in grado di assorbire la produzione.


E se questa “spugna” non ci fosse proprio? E se fosse l’offerta ad essere deformata? E se fosse l’offerta che produce la domanda e non il contrario? Buio…

    L’irrisolta crisi globale è particolarmente avvertita nella Unione monetaria europea.


State tranquilli che la sentono anche gli altri… siete i soliti professionisti del piagnisteo. E se proprio l’EU non vi piace… beh… andatevene e scoprite quanto si sta meglio altrove…

    La manifesta fragilità della zona euro deriva da profondi squilibri strutturali interni, la cui causa principale risiede nell’impianto di politica economica liberista del Trattato di Maastricht, nella pretesa di affidare ai soli meccanismi di mercato i riequilibri tra le varie aree dell’Unione, e nella politica economica restrittiva e deflazionista dei paesi in sistematico avanzo commerciale.


Impianto liberista del Trattato di Maastricht, come ad esempio l’impossibilità di interferire con la BCE? O l’abdicazione del potere monetario?

    Tra questi assume particolare rilievo la Germania, da tempo orientata al contenimento dei salari in rapporto alla produttività, della domanda e delle importazioni, e alla penetrazione nei mercati esteri al fine di accrescere le quote di mercato delle imprese tedesche in Europa. Attraverso tali politiche i paesi in sistematico avanzo non contribuiscono allo sviluppo dell’area euro ma paradossalmente si muovono al traino dei paesi più deboli. La Germania, in particolare, accumula consistenti avanzi commerciali verso l’estero, mentre la Grecia, il Portogallo, la Spagna e la stessa Francia tendono a indebitarsi. Persino l’Italia, nonostante una crescita modestissima del reddito nazionale, si ritrova ad acquistare dalla Germania più di quanto vende, accumulando per questa via debiti crescenti.


Immagino che vi riferiate ai dati generati dall’Istituto Numerologico del Leviatano… Che funziona così:

1. Dipendente ISTAT alza il telefono:” Ministro, quanto deve essere l’inflazione questo mese?”

2. Ministro dall’altra parte della linea telefonica:”1%”

3. Dipendente ISTAT:”Bene, e quanto deve essere il PIL?”

4. Ministro:”1%”

Ecco il modo con qui vengono generati i dati dell’ISTAT. Non ci credete? Allora pagate 500€ e scaricatevi lo studio.

I debiti crescenti li accumulano tutti cari miei parrucconi… Avete per caso notato che dal 1971 ad oggi i debiti cosiddetti pubblici di tutti i paesi sono sempre e solo aumentati? Non è una conseguenza dei disavanzi… e una conseguenza del sistema monetario.

    La piena mobilità dei capitali nell’area euro ha favorito enormemente il formarsi degli squilibri nei rapporti di credito e debito tra paesi.


Non è chi vi viene in mente di chiedervi, cari i miei parrucconi, che se qualcuno preferisce spostare i suoi soldi da un’altra parte, forse, ha un ottimo motivo per farlo?

    Per lungo tempo, sulla base della ipotesi di efficienza dei mercati, si è ritenuto che la crescita dei rapporti di indebitamento tra i paesi membri dovesse esser considerata il riflesso positivo di una maggiore integrazione finanziaria dell’area euro. Ma oggi è del tutto evidente che la presunta efficienza dei mercati finanziari non trova riscontro nei fatti e che gli squilibri accumulati risultano insostenibili.


Quale efficienza dei mercati ci potrà mai essere in un sistema in cui il rischio, tramite i meccanismi dei tassi di interesse, è definito ex-lege? E non è che è definito in modo da aumentare il rischio, ma in modo da dilavarlo nell’aumento della massa monetaria, ed in particolare, di M1, e quindi, monetizzando direttamente, cioè… aggredendo il risparmio. Non c’è nessuno squilibrio, il sistema funziona perfettamente, ed il sistema consiste nell’assalto al risparmio. Se non vi va bene il sistema, cari parrucconi, non occorre “regolarlo”, occorre togliere la possibilità al sistema di assaltare il risparmio. Ma questo voi non lo dite… vero? Memorie del Prof. Caffè?

    Sono queste le ragioni di fondo per cui gli operatori sui mercati finanziari stanno scommettendo sulla deflagrazione della zona euro. Essi prevedono che per il prolungarsi della crisi le entrate fiscali degli Stati declineranno e i ricavi di moltissime imprese e banche si ridurranno ulteriormente. Per questa via, risulterà sempre più difficile garantire il rimborso dei debiti, sia pubblici che privati.


E quindi, alcuni soggetti potrebbero essere insolventi. E allora? Chi ha allocato male i propri asset è giusto che paghi, no? Ma il problema non è se “nando il fornaio” non sarà in grado di ripagare la rata del mutuo che ha acceso per comprarsi il forno, tanto la banca gli prende il forno e la casa… il problema è che ci sono un paio di banche italiane… che potrebbero essere insolventi, ma siccome queste due banche detengono anche il 75% del capitale di BdI e sono tra i più grandi gruppi bancari EU, sono ormai “too-big-to-fail”. Un po’ come Fannie and Freddie… Ed indovinate chi li ha “creati” i soldi per salvare fannie and freddie? E chi li tirerà fuori i soldi per salvare le banche UE?

    Diversi paesi potrebbero quindi esser progressivamente sospinti al di fuori della zona euro,


Tranquilli… non succederà mai.

    o potrebbero decidere di sganciarsi da essa per cercare di sottrarsi alla spirale deflazionista.


Magari potessero farlo. Pensate che alla Grecia non convenga tornare alla Dracma? Ma come… L’Euro doveva essere la panacea? Zona economica stabile? Crescita sostenibile ed armonica? E ora… Irlanda, Portogallo, Spagna, Grecia, Ungheria, Italia, Francia, Germania… tutti con le chiappe a mollo. Non è che vi viene in mente che i problemi c’erano già prima, e la rigidità dell’euro finalmente li sta scoprendo tutti quanti?

    Il rischio di insolvenza generalizzata e di riconversione in valuta nazionale dei debiti rappresenta pertanto la vera scommessa che muove làazione degli speculatori.


Ah ecco, qui c’è qualcosa. E come mai che l’insolvenza generalizzata può essere convertita in debito?

    L’agitazione dei mercati finanziari verte dunque su una serie di contraddizioni reali. Tuttavia, à altrettanto vero che le aspettative degli speculatori alimentano ulteriormente la sfiducia e tendono quindi ad auto-realizzarsi.


Scusate miei cari parrucconi, e chi sono gli speculatori? Non sono forse dei risparmiatori che vogliono salvaguardare il proprio capitale? Se uno Stato, per avere mano libera sul fronte della spesa, fa un patto criminale con la banca centrale e consente la monetizzazione dei debiti e l’annullamento del rischio di credito, perché mai un risparmiatore dovrebbe astenersi dal massimizzare il profitto che questo meccanismo consente? Buio…

    Infatti, le operazioni ribassiste sui mercati spingono verso l’alto il differenziale tra i tassi dcinteresse e i tassi di crescita dei redditi, e possono rendere improvvisamente insolventi dei debitori che precedentemente risultavano in grado di rimborsare i prestiti.


Eh vedrai… se i tassi aumentano… siete proprio dei professoroni.

    Gli operatori finanziari, che spesso agiscono in condizioni non concorrenziali e tutt’altro che simmetriche sul piano della informazione e del potere di mercato, riescono quindi non solo a prevedere il futuro ma contribuiscono a determinarlo, secondo uno schema che nulla ha a che vedere con i cosiddetti ‘fondamentali’ della teoria economica ortodossa e i presunti criteri di efficienza descritti dalle sue versioni elementari.


Gli operatori a cui vi riferite, sono le investment bank cui lo Stato, che paga anche il vostro sempre troppo alto stipendio, nomina, per decreto, specialisti nell’allocazione del debito, dato che finora le banche centrale in area euro non possono comprare titoli di debito sovrano sul mercato primario, ma solo sul secondario, sempre ex-lege. Quindi cari i miei parrucconi e parrucchini, l’asimmetria è consentita per scelta dello Stato a soggetti che egli stesso elegge a “specialisti” del debito, proprio per l’esigenza drammatica dello Stato di collocare in modo efficiente il suo proprio debito (che non è mai troppo ricordarlo, è tutto privato). Poi… se i cosiddetti “fondamentali” della teoria economica non riescono a prevedere il futuro, né tanto meno a realizzarlo… mentre delle banche private ci riescono… sarà mica che le vostre teorie fondamentali ortodosse non valgono un cazzo?

    In un simile scenario riteniamo sia vano sperare di contrastare la speculazione tramite meri accordi di prestito in cambio dell’approvazione di politiche restrittive da parte dei paesi indebitati.


Se ci sono dei paesi indebitati… si presume ce ne siano di non indebitati. Quali di grazia? Comunque… se proprio si vuole fare una riforma del venture capital per regolamentare gli short e i naked, ci vuole ben altro.

    I prestiti infatti si limitano a rinviare i problemi senza risolverli.


Ah finalmente. Su questo sono daccordo, peccato emerga in mezzo a cotanta paccottiglia, ma tant’è.

    E le politiche di “austerità” abbattono ulteriormente la domanda, deprimono i redditi e quindi deteriorano ulteriormente la capacità di rimborso dei prestiti da parte dei debitori, pubblici e privati. La stessa, pur significativa svolta di politica monetaria della BCE, che si dichiara pronta ad acquistare titoli pubblici sul mercato secondario, appare ridimensionata dall’annuncio di voler “sterilizzare” tali operazioni attraverso manovre di segno contrario sulle valute o all’interno del sistema bancario.


E quindi? E se uno fallisce? No… niente… salvare tutti. E che volevate dalla BCE che comprasse tutto e se lo tenesse in bilancio? Mah…

    Gli errori commessi sono indubbiamente ascrivibili alle ricette liberiste e recessive suggerite da economisti legati a schemi di analisi in voga in anni passati, ma che non sembrano affatto in grado di cogliere gli aspetti salienti del funzionamento del capitalismo contemporaneo.


Blah, blah…liberisti, comunisti, destra, sinistra, socialisti… tutte scatole vuote.

    E’ bene tuttavia chiarire che l’ostinazione con la quale si perseguono le politiche depressive non è semplicemente il frutto di fraintendimenti generati da modelli economici la cui coerenza logica e rilevanza empirica è stata messa ormai fortemente in discussione nell’ambito della stessa comunità accademica. La preferenza per la cosiddetta “austerità” rappresenta anche e soprattutto l’espressione di interessi sociali consolidati. Vi è infatti chi vede nell’attuale crisi una occasione per accelerare i processi di smantellamento dello stato sociale, di frammentazione del lavoro e di ristrutturazione e centralizzazione dei capitali in Europa. L’idea di fondo è che i capitali che usciranno vincenti dalla crisi potranno rilanciare l’accumulazione sfruttando tra l’altro una minor concorrenza sui mercati e un ulteriore indebolimento del lavoro.


Lo smantellamento dello stato sociale, frammentazione del lavoro e concentrazione dei capitali, non effetti collaterali, ma l’obbiettivo delle crisi, e non solo di questa. Cari parrucconi cadete con tutte e due le scarpe nel trucco classico del Potere, scambiare l’obbiettivo con un errore. Ingenui…

    Occorre comprendere che se si insiste nell’assecondare questi interessi non soltanto si agisce contro i lavoratori, ma si creano anche i presupposti per una incontrollata centralizzazione dei capitali, per una desertificazione produttiva del Mezzogiorno e di intere macroregioni europee, per processi migratori sempre più difficili da gestire, e in ultima istanza per una gigantesca deflazione da debiti, paragonabile a quella degli anni Trenta.


Esatto. Però non è un errore di politica economica, è esattamente l’obbiettivo.

    Il Governo italiano ha finora attuato una politica tesa ad agevolare questo pericoloso avvitamento deflazionistico. E le annunciate, ulteriori strette di bilancio, associate alla insistente tendenza alla riduzione delle tutele del lavoro, non potranno che provocare altre cadute del reddito, dopo quella pesantissima già fatta registrare dall’Italia nel 2009. Si tenga ben presente che sono altamente discutibili i presupposti scientifici in base ai quali si ritiene che attraverso simili politiche si migliora la situazione economica e di bilancio e quindi ci si salvaguarda da un attacco speculativo. Piuttosto, per questa via si rischia di alimentare la crisi, le insolvenze e quindi la speculazione.


Il governo italiano non può niente e quello che ha fatto è stato solo aderire alla strategia europea, con l’obbiettivo di raggiungere una desertificazione produttiva del Mezzogiorno, processi migratori sempre più difficili da gestire, e in ultima istanza per una gigantesca deflazione da debiti, di cui ha un capitale bisogno.

    Nemmeno si può dire che dalle opposizioni sia finora emerso un chiaro programma di politica economica alternativa.


Opposizioni? Quali opposizioni? Ma dove vivete?

    Una maggior consapevolezza della gravità della crisi e degli errori del passato va diffondendosi, ma si sono levate voci da alcuni settori dell’opposizione che suggeriscono prese di posizione contraddittorie e persino deteriori, come è il caso delle proposte tese a introdurre ulteriori contratti di lavoro precari o ad attuare massicci programmi di privatizzazione dei servizi pubblici. Gli stessi, frequenti richiami alle cosiddette “riforme strutturali” risultano controproducenti laddove, anzichè caratterizzarsi per misure tese effettivamente a contrastare gli sprechi e i privilegi di pochi, si traducono in ulteriori proposte di ridimensionamento dei diritti sociali e del lavoro.


“Riforme strutturali”… oh mio Dio… il “Santo Graal”! Si si… continuate a cercarlo.

    Quale monito per il futuro, è opportuno ricordare che nel 1992 l’Italia fu sottoposta a un attacco speculativo simile a quelli attualmente in corso in Europa. All’epoca, i lavoratori italiani accettarono un gravoso programma di “austerità”, fondato soprattutto sulla compressione del costo del lavoro e della spesa previdenziale.


Non accettarono proprio un cazzo… gli fu imposto. Ed anche allora… come mai che è stato possibile portare a termine quell’attacco? E poi… siamo sicuri che senza quell’attacco la Germania ci avrebbe accattato nell’euro?

    All’epoca, come oggi, si disse che i sacrifici erano necessari per difendere la lira e l’economia nazionale dalla speculazione. Tuttavia, poco tempo dopo l’accettazione di quel programma, i titoli denominati in valuta nazionale subirono nuovi attacchi. Alla fine l’Italia uscì comunque dal Sistema Monetario Europeo e la lira subì una pesante svalutazione.


Però ancora nel 1998 potevo comprare un appartamento di due camere a meno di 200 milioni… ed indebitarmi per meno di 15 anni. Oggi mi occorrerebbero 400.000 euro e un mutuo di 35 anni. Come mai? Buio…

    I lavoratori e gran parte della collettività pagarono così due volte: a causa della politica di “austerità” e a causa dell’aumento del costo delle merci importate.


Mah… io pagavo molto meno prima di adesso. Ancora nel 1998 il mio “utile” era tassato meno del 45% mentre oggi abbiamo abbondantemente superato il 60%. Chissà dove vivete.

    Va anche ricordato che, con la prevalente giustificazione di abbattere il debito pubblico in rapporto al Pil, negli anni passati è stato attuato nel nostro paese un massiccio programma di privatizzazioni.


Direi piuttosto un programma di regalie e di cessione semi-gratis a privati di rendite da monopolio.

    Ebbene, i peraltro modesti effetti sul debito pubblico di quel programma sono in larghissima misura svaniti a seguito della crisi, e le implicazioni in termini di posizionamento del Paese nella divisione internazionale del lavoro, di sviluppo economico e di benessere sociale sono oggi considerati dalla piu autorevole letteratura scientifica altamente discutibili.


Ma dai? Imprevedibile eh?

    Noi riteniamo dunque che le linee di indirizzo finora poste in essere debbano essere abbandonate, prima che sia troppo tardi.


Ah bene dopo questa “ottima” fase destruens, passiamo ora alla fase costruens:

    Occorre prendere in considerazione l’eventualità che per lungo tempo non sussisterà una locomotiva in grado di assicurare una ripresa forte e stabile del commercio e dello sviluppo mondiale. Per evitare un aggravamento della crisi e per scongiurare la fine del progetto di unificazione europea è allora necessaria una nuova visione e una svolta negli indirizzi generali di politica economica. Occorre cioè che l’Europa intraprenda un autonomo sentiero di sviluppo delle forze produttive, di crescita del benessere, di salvaguardia dell’ambiente e del territorio, di equità sociale.


Infatti… ripresa forte e stabile non ce ne saranno più. Per questo che è necessario raggiungere una desertificazione produttiva del Mezzogiorno, processi migratori sempre più difficili da gestire, e in ultima istanza per una gigantesca deflazione da debiti, non perché non ci siano alternative, ma perché, stante il casino che i pianificatori centrali, seguendo le vostre teorie ortodosse, hanno generato, non possono uscirne lasciando libero il riassesto, altrimenti… le forze centrifughe sarebbero tali da annientare il loro potere.

Poi “Occorre cioè che l’Europa intraprenda un autonomo sentiero di sviluppo delle forze produttive, di crescita del benessere, di salvaguardia dell’ambiente e del territorio, di equità sociale” , a parte anche qui la leccatina populista sull’ambiente/territorio/equità e blàblàblà alla protocollo di Kyoto, ma non s’era detto prima che si produce troppo e si consuma poco? Allora se in Europe continuiamo a sviluppare le forze produttive… in autonomia, cioè senza un “sistematico avanzo primario”, additato prima come causa principe della crisi, ma a chi cazzo la vendiamo la produzione?!?! Buio…

    Affinchè una svolta di tale portata possa concretamente svilupparsi, è necessario in primo luogo dare respiro al processo democratico, è necessario cioè disporre di tempo.


Si certo… Vuoi diventare milionario? Inizia mettendo da parte un milione, e sarai subito milionario. Geniale.

    Ecco perchè in via preliminare proponiamo di introdurre immediatamente un argine alla speculazione. A questo scopo sono in corso iniziative sia nazionali che coordinate a livello europeo, ma i provvedimenti che si stanno ponendo in essere appaiono ancora deboli e insufficienti. Fermare la speculazione è senz’altro possibile, ma occorre sgombrare il campo dalle incertezze e dalle ambiguità politiche. Bisogna quindi che la BCE si impegni pienamente ad acquistare i titoli sotto attacco, rinunciando a “sterilizzare” i suoi interventi.


Allora cari i miei parrucconi, alcune domande:

1. Con quali soldi la BCE se li compra i titoli sotto attacco?

2. Perché ci sono dei titoli sotto attacco?

3. Se la BCE dopo aver comparto i titoli a rischio se li tiene in pancia, cosa avviene ai tassi di rendita di tali titoli?

    Occorre anche istituire adeguate imposte finalizzate a disincentivare le transazioni finanziarie a breve termine ed efficaci controlli amministrativi sui movimenti di capitale.


Perché voi le imposte non le vedete tutte… perché siete dei dipendenti. Altrimenti dovreste ingogliarvi la lingua prima di dire certe cazzate.

    Se non vi fossero le condizioni per operare in concerto, sarà molto meglio intervenire subito in questa direzione a livello nazionale, con gli strumenti disponibili, piuttosto che muoversi in ritardo o non agire affatto.


La Merkel ha provato a dire:”guardate che la borsa Tedesca non è il casinò” e quanti l’hanno seguita? Nessuno. Quindi già lo sapete che non c’è modo di agire in concerto. Ma mentre la Germania ha provato ad attrarre un mercato delle equity con capitalizzazioni consistenti e non puramente fantastici come quelli del DJ, voi proponete di “attrarre” capitali con la creazione di nuove imposte? Geniali.

    L’esperienza storica insegna che per contrastare efficacemente la deflazione bisogna imporre un pavimento al tracollo del monte salari, tramite un rafforzamento dei contratti nazionali, minimi salariali, vincoli ai licenziamenti e nuove norme generali a tutela del lavoro e dei processi di sindacalizzazione. Soprattutto nella fase attuale, pensare di affidare il processo di distruzione e di creazione dei posti di lavoro alle sole forze del mercato è analiticamente privo di senso, oltre che politicamente irresponsabile.


Immagino vi riferiate alla crisi del 1929-1933, peccato che tutta questa paccottiglia populista che proponete se la può permettere solo il vostro datore di lavoro, cioè lo Stato, che tanto spende soldi che non ha a rischio zero… tanto c’è BCE che gli compra i titoli di debito, e poi si riprende tutto aumentando M1…

Infatti, sebbene M3 stia calando:

foto 4

Da cui la restrizione del credito… M1, guardacaso… sta aumentando:

foto 5

    In coordinamento con la politica monetaria, occorre sollecitare i Paesi in avanzo commerciale, in particolare la Germania, ad attuare opportune manovre di espansione della domanda al fine di avviare un processo di riequilibrio virtuoso e non deflazionistico dei conti con l’estero dei Paesi membri dell’Unione monetaria europea. I principali Paesi in avanzo commerciale hanno una enorme responsabilità, al riguardo. Il salvataggio o la distruzione della Unione dipenderà in larga misura dalle loro decisioni.


L’area Euro è il Terzo Reich realizzato senza bombe (finora). È esattamente quel progetto di Pangermania che i pessimi padroni tedeschi hanno sempre voluto. La Germania voleva un’area economica protetta per salvaguardare il suo welfare state e la sua struttura industriale. Ed esattamente questo è l’area Euro. Ovvio… che in larga misura dipenderà dalla Germania. Nulla di nuovo però. Ve ne siete accorti con 10 anni di ritardo.

    Bisogna istituire un sistema di fiscalità progressiva coordinato a livello europeo, che contribuisca a invertire la tendenza alla sperequazione sociale e territoriale che ha contribuito a scatenare la crisi.


Già c’è la fiscalità progressiva, cari i miei parrucconi, e non aiuta affatto togliere di più a chi guadagna di più. Pensate a togliere di meno a me… magari pagando meno parrucconi. Lo Stato ha bisogno di togliere a chi non si può difendere, non può perder tempo con chi ha i soldi per proteggersi.

    Occorre uno spostamento dei carichi fiscali dal lavoro ai guadagni di capitale e alle rendite, dai redditi ai patrimoni, dai contribuenti con ritenuta alla fonte agli evasori, dalle aree povere alle aree ricche dell’Unione.


Ah ecco dove volevate arrivare :) ora è tutto chiaro. È tutto qui quello che le vostre “teorie fondamentali ortodosse” riescono a partorire? Un aumento della tassazione. Pensate forse che “spostando” e non “aumentando” l’esazione forzosa lo Stato riuscirà a mantenere la sua necessità di spesa? E se prima proponete tutte misure ad aumento di spesa… dovete ora proporre misure ad aumento di esazione. Allora dove sarebbe il vantaggio? Se il problema è l’eccesso di generazione di debito tramite acquisto di titoli di debito e la sua successiva monetizzazione, perché non impedirne la monetizzazione, invece di raziare ulteriori risorse private per alimentare la voracia dello Stato?

    Bisogna ampliare significativamente il bilancio federale dell’Unione e rendere possibile la emissione di titoli pubblici europei.


Et voilà! Badabadaboom!! :D Lo sapevo… mi ci giocavo tutte e due le palle ;) Ecco il vero scopo di tutte queste cazzate. Superare la momentanea difficoltà di riallocazione del debito degli Stati tramite la creazione di un contenitore di debito ancora più grosso… e soprattutto… da cui nessuno si possa sottrarre: tutti i sudditi dell’area euro. Ed è proprio per questo, cari parrucconi, che dall’euro non si esce. Ma non temete, esattamente a questo si arriverà, ma non perché lo avete detto voi, ma perché fa già parte dell’obbiettivo e soprattutto perché è il rovescio della medaglia della desertificazione produttiva del Mezzogiorno e di intere macroregioni europee, per processi migratori sempre più difficili da gestire, e in ultima istanza per una gigantesca deflazione da debiti. E l’eurobond sarà l’ultimo grande giro di giostra in cui tutte le vostre cazzate finiranno per sempre. Spero. Peccato per i costi sociali…

    Si deve puntare a coordinare la politica fiscale e la politica monetaria europea al fine di predisporre un piano di sviluppo finalizzato alla piena occupazione e al riequilibrio territoriale non solo delle capacità di spesa, ma anche delle capacità produttive in Europa.


Il sempreverde “pane e figa per tutti”, ma si leggiamo fino alla fine questa lettera…

    Il piano deve seguire una logica diversa da quella, spesso inefficiente e assistenziale, che ha governato i fondi europei di sviluppo. Esso deve fondarsi in primo luogo sulla produzione pubblica di beni collettivi, dal finanziamento delle infrastrutture pubbliche di ricerca per contrastare i monopoli della proprietà intellettuale, alla salvaguardia dell’ambiente, alla pianificazione del territorio, alla mobilità sostenibile, alla cura delle persone. Sono beni, questi, che inesorabilmente generano fallimenti del mercato, sfuggono alla logica ristretta della impresa capitalistica privata, ma al contempo risultano indispensabili per lo sviluppo delle forze produttive, per l’equità sociale, per il progresso civile.


“Produzione pubblica di beni collettivi”… mmm… comunismo anyone? Ma tranquilli… ci si arriverà, vi manca solo di capire che la produzione di beni è già pubblica avendo lo Stato consentito l’alienazione della proprietà del risparmio. Ma questo non ve lo hanno insegnato nelle vostre carceruniversità semi-gratis del Leviatano… e visto che voi parrucconi vi accoppiate solo tra voi… non contaminerete certo le vostre idee con qualcosa di nuovo. Proseguiamo…

    Si deve disciplinare e restringere l’accesso del piccolo risparmio e delle risorse previdenziali dei lavoratori al mercato finanziario. Si deve ripristinare il principio di separazione tra banche di credito ordinario, che prestano a breve, e società finanziarie che operano sul medio-lungo termine.


Cioè un ritorno del Glass_Stegal Act, e dove sarebbe la novità? È forse servito ad evitare le crisi del passato? Domanda inutile temo…

    Contro eventuali strategie di dumping e di “esportazione della recessione” da parte di paesi extra-Ume, bisogna contemplare un sistema di apertura condizionata dei mercati, dei capitali e delle merci. L’apertura può essere piena solo se si attuano politiche convergenti di miglioramento degli standard del lavoro e dei salari, e politiche di sviluppo coordinate.


Si, protezionismo… bene. Procediamo…

    Siamo ben consapevoli della distanza che sussiste tra le nostre indicazioni e l’attuale, tremenda involuzione del quadro di politica economica europea.


No cari parrucconi… non c’è tanta differenza tra quello che chiedete e quello che sta succedendo, è solo che non siete in grado di vederlo.

    Siamo tuttavia del parere che gli odierni indirizzi di politica economica potrebbero rivelarsi presto insostenibili.


Come del resto si sa da oltre cento anni. Il destino dell’insostenibilità delle politiche economiche accomuna tutte quelle politiche che mascherano sotto varie forme lo stupro della proprietà privata e l’appropriazione indebita del risparmio, che è, è bene ricordarlo, il simbolo della porzione di vita spesa lavorando, che è quindi limitata.

Le vostre idee, cari parrucconi, vanno esattamente nella stessa direzione di insostenibilità di tutte le altre “teorie ortodosse fondamentali”. Finché qualcuno non inizierà a fare qualcosa nella direzione della salvaguardia del risparmio (e non con le limitazioni demenziali che proponete voi… ) tramite l’inalienabilità della moneta e la salvaguardia del suo valore nel tempo come forma di rispetto della vita dell’individuo… il destino sarà sempre l’Apocalisse. E con le vostre teorie “ortodosse e fondamentali” si andrà dritti all’Apocalisse.

    Se non vi saranno le condizioni politiche per l’attuazione di un piano di sviluppo fondato sugli obiettivi delineati, il rischio che si scateni una deflazione da debiti e una conseguente deflagrazione della zona euro sarà altissimo. Il motivo è che diversi Paesi potrebbero cadere in una spirale perversa, fatta di miopi politiche nazionali di ”austerità” e di conseguenti pressioni speculative. A un certo punto tali Paesi potrebbero esser forzatamente sospinti al di fuori della Unione monetaria o potrebbero scegliere deliberatamente di sganciarsi da essa per cercare di realizzare autonome politiche economiche di difesa dei mercati interni, dei redditi e dell’occupazione. Se così davvero andasse, è bene chiarire che non necessariamente su di essi ricadrebbero le colpe principali del tracollo della unità europea.


Mah… dormite sereni… niente uscita dall’euro, altrimenti come si farà ad aumentare la capacità di spesa che volete voi?

    Simili eventualità ci fanno ritenere che non vi siano più le condizioni per rivitalizzare lo spirito europeo richiamandosi ai soli valori ideali comuni. La verità è che è in atto il più violento e decisivo attacco all’Europa come soggetto politico e agli ultimi bastioni dello Stato sociale in Europa. Ora più che mai, dunque, l’europeismo per sopravvivere e rilanciarsi dovrebbe caricarsi di senso, di concrete opportunità di sviluppo coordinato, economico, sociale e civile.


Ma di che blaterate? “La verità è che è in atto il più violento e decisivo attacco all’Europa come soggetto politico e agli ultimi bastioni dello Stato sociale in Europa” l’Europa un soggetto politico? Ma dove? Quando? Come?

Non crederete mica che l’UE sia una democrazia vero? Non crederete mica che quel paio di centinaio di pupazzi che mandiamo a Brussel strapagati servano a qualcosa?

Dite la verità… voi volete il ministro delle Finanze dell’UE in modo da mettergli in mano il ciclostile dei titoli di debito UE e quindi vorreste che l’UE fosse un soggetto politico unico, in modo da liberare la capacità di spesa… e quindi di indebitamento.

Ma anche qui… tranquilli, questo è l’obbiettivo. Solo che si chiama Socialismo Reale. Ma, contenti voi…

    Per questo, occorre immediatamente aprire un ampio e franco dibattito sulle motivazioni e sulle responsabilità dei gravissimi errori di politica economica che si stanno compiendo, sui conseguenti rischi di un aggravamento della crisi e di una deflagrazione della zona euro e sulla urgenza di una svolta di politica economica europea.

 

    Qualora le opportune pressioni che il Governo e i rappresentanti italiani delle istituzioni dovranno esercitare in Europa non sortissero effetti, la crisi della zona euro tenderà a intensificarsi e le forze politiche e le autorità del nostro Paese potrebbero esser chiamate a compiere scelte di politica economica tali da restituire all’Italia un’autonoma prospettiva di sostegno dei mercati interni, dei redditi e dell’occupazione.


Amen.

 



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