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In un mio recente articolo dal titolo M3 e la Difesa dell'Indifendibile, scrivevo:
Non vogliamo rinunciare a tutti i privilegi che ci sono stati concessi, ai sussidi, alle sovvenzioni, in poche parole non vogliamo rinunciare, come dice Huerta nella sua 16mesa lezione, all'oppio rappresentato dal socialismo che ci siamo fumati per oltre un secolo.
I primi a strillare che non sono disposti a rinunciare all’oppio e ai privilegi, visto che dall’alto delle loro cattedre ne hanno tanti, sono proprio un centinaio di professori italiani di economia. Lo fanno con la loro Lettera degli Economisti. Una lettera che come suggerisce un amico, avrebbe potuto avere come sottotitolo un più chiaro, semplice e diretto: "Per uscire dalla crisi restauriamo l’Unione Sovietica!" Se nel 2010, certi sedicenti economisti sono ancora tra noi, pagati da noi, a insegnare e a ribadire concetti economici tanto primitivi quanto concettualmente sbagliati, abbiamo sicuramente un problema! Un gravissimo problema.
Ideas Have Consequences, le idee hanno conseguenze, scriveva Richard Weaver. Le idee economiche, in particolare, hanno importantissime conseguenze. I risultati frutto di teorie economiche sbagliate sono oramai sotto gli occhi di tutti. Qualcuno come il sottoscritto lo va ripetendo da anni, benché totalmente ignorato: questa drammatica crisi economica è la conseguenza di idee e teorie economiche tragicamente errate. Questo mio articolo fa parte di un trittico critico. All’amico Ashoka ho lasciato il compito di smontare le falsità contenute nella Lettera con il rigore dei dati e della teoria. L’amico Prometeo invece lo ha fatto in maniera viscerale con una discreta dose di rabbia. Del resto, come si fa a non incazzarsi di fronte a un fallimento causato da idee tragicamente errate, per le quali possiamo ringraziare tutti i professori di economia che da oltre 100 anni, nelle nostre scuole, professano interventismo e socialismo? Sul suolo italico ci siamo nati, ci siamo legati, è meraviglioso, eppure ci stanno costringendo a scappare via prima che sia troppo tardi! Dobbiamo cercare di resistere, invece, e dobbiamo cercare di mantenere la calma. Serafici e soprattutto pacifici. Quindi, innanzitutto mi impegno a offrire a tutti i firmatari della Lettera, come calumet della pace, la futura pubblicazione cartacea del corso di Huerta de Soto con uno sconto del 50%. Entro fine anno, infatti, mi auguro di poter raccogliere e pubblicare in due libri la raccolta di tutte le lezioni del professore spagnolo trascritte in questi mesi, ben rielaborate per una migliore esposizione dei contenuti, e con tanto di bibliografia e riferimenti didattici. Tutti i signori firmatari, a mio avviso, ne hanno un grandissimo bisogno. Un disperato bisogno. Il mio consiglio, spassionato, è di tornare sui banchi a studiare l'ABC dell'economia. Che poi sarebbe proprio l'Austrian Business Cycle, il ciclo economico spiegato dagli economisti austriaci! Ovviamente un Huerta de Soto, corso di economia di base più Master, a Madrid, sarebbe assolutamente perfetto. Per chi vuole tirare a risparmiare i due libri delle lezioni, accompagnati da una intensa lettura dell'Azione Umana di Mises e di Dinero, Credito Bancario, y Ciclos Economicos, dello stesso Huerta, potrebbero essere sufficienti. Il problema tuttavia, per chi oramai si è cristallizzato su idee sbagliate, non è tornare a studiare, è accettare il proprio fallimento intellettuale. Questo si, è difficile! Quasi impossibile! Più fortunati dei professori, sono invece gli studenti. Considerati i maestri che si ritrovano, sono semplici vittime passive. Hanno ricevuto ogni input per essere trasformati in nuovi tragici fallimenti intellettuali, ma sono morbidi e malleabili. Andrebbero salvati a tutti i costi. Sono ancora in tempo per essere rieducati. Mi auguro di poterli avere nei corsi di economia online che stiamo pensando di organizzare in futuro. Anche per loro sconti speciali. Ma torniamo alla Lettera, alla quale vorrei dedicare qualche mia personale riga di commento, che spero possa aggiungersi, per completezza di analisi, alle critiche dettagliate già sviluppate da Ashoka e Prometeo. Qual’è il nocciolo del problema di questa lettera piena di stupidaggini economiche senza né capo né coda? Punto primo: i cento economisti non hanno capito le cause della crisi che ho provato a spiegare in questi anni, e che ho raccolto nel mio libro Prevedibile e Inevitabile, la crisi dell'interventismo. Cause ben supportate anche dalle previsioni, in gran parte corrette, di quanto accaduto sui mercati finanziari.
Punto secondo: ovviamente le soluzioni proposte sono totalmente inadeguate, offrono solo una miriade di nuove misure interventiste che in ultima analisi causeranno solo più danni, portando a un affossamento totale del paese.
Forse l’unica idea accettabile contenuta in quel papiro imbarazzante di sei pagine, l’unica proposta che per approssimazione va nella giusta direzione, è la separazione tra banche di credito ordinario che prestano a breve, e società finanziarie che operano nel lungo medio termine.
Solo una approssimazione, beninteso, non una misura adeguata che vorrebbe invece la separazione giuridica ben precisa tra contratto di deposito e contratto di prestito. La confusione creata dal contratto di deposito bancario, un vero e proprio aborto giuridico, ha tragiche conseguenze. Finché non si risolve la questione è impossibile porre fine al ciclo economico sempre più schizofrenico alimentato dall’espansione creditizia, diretta e orchestrata dalle banche centrali.
Per il resto tutto quello che viene esposto e proposto nella Lettera non ha nulla di scientifico. Non denota neanche buonsenso. Sembrano suggerimenti usciti dalla bocca di un fanfarone in un bar di periferia, e rielaborati ad hoc da un buon vecchio marxista in pensione che conosce tutti i trucchi del mestiere. Obiettivo: riempire il nulla con espressioni altisonanti per impressionare e far presa sul pubblico.
Espressioni senza senso, vuote di significato, come “produzione pubblica di beni collettivi”, “equità sociale”, “forze produttive”, “riequilibrio territoriale”, “mobilità sostenibile”, sono accompagnate in maniera quasi imbarazzante da proposte estremamente vaghe e/o populistiche come "invertire la tendenza alla sperequazione sociale e territoriale", "istituire un sistema di fiscalità progressiva", "la profonda riforma del sistema monetario internazionale" (quale???"), "introdurre un argine alla speculazione", "dare respiro al processo democratico" etc etc. Una somma condensabile nel buon vecchio Panem Et Circenses, rimodernizzata da Prometeo in un più colorito "Pane e figa per tutti".
No! Le politiche di panem et circenses sono proprio ciò che ha portato al collasso l'impero romano, per riprendersi dal quale sono poi serviti quasi mille anni, e che adesso sta portando al collasso i paesi occidentali sempre più impernianti sull'interventismo, l'inflazionismo, e lo stato sociale. Seguendo le ricette di questi economisti, rischiamo, dopo il collasso, di aspettare altri mille anni prima di tornare ai fasti di fine secondo millennio!
La scienza economica non prevede la possibilità del mitico bengodi, ma un mondo imperfetto in cui le risorse sono per definizione scarse. Essa studia l'azione umana tesa a raggiungere un fine che viene valorizzato soggettivamente attraverso un mezzo che, altrettanto soggettivamente e con riguardo a quel fine, ha una certa utilità. Il tutto per cercare di rimuovere, in maniera creativa, il senso di disagio (uneasiness) proprio di ciascun essere umano!
In parole povere, panem e circenses non crescono sugli alberi!! Sono frutto invece della creatività umana e del libero esercizio della funzione imprenditoriale, e sono raggiungibili solo attraverso il risparmio, cioè attraverso il sacrificio rappresentato dalla rinuncia al consumo immediato per un investimento in beni capitali.
Questo giusto per riportare a terra tutti coloro che amano riempirsi la bocca del nulla economico più assoluto, favoleggiando di un benessere che cresce spontaneamente sugli alberi e che lo stato dovrebbe preoccuparsi di distribuire equamente. Perchè questo, nel nocciolo, è l'economia che tali professori insegnano.
Ecco quindi la mia lista di osservazioni generate dalla lettura di questo assurdo manifesto.
1) Non si è capito che il sacrificio, i duri sacrifici, sono a questo punto l’unico sentiero percorribile per tornare alla crescita sostenibile. I sacrifici sono sempre necessari. Adesso più che mai. Il risparmio in quanto rinuncia al consumo immediato, è sacrificio!
L’illusione di prosperità e ricchezza alimentata dallo stato sociale è agli sgoccioli, che lo si voglia accettare o meno. Alla lunga le forze del mercato sono sempre più forti del pianficatore centrale. E’ già successo in passato per la vecchia URSS, crollata sotto il peso delle proprie imbarazzanti inefficienze. Il lungo periodo adesso è finito anche per noi. Tocca pagare il conto anche in URSE e in URSA, rispettivamente l’unione delle repubbliche socialiste europee, e l’unione delle repubbliche socialiste americane. Se vogliamo realizzare il programma dei professori, tanto meglio. Il crollo definitivo di URSE e URSA sarà ancora più veloce.
No signori, la soluzione per uscire dalla crisi è tornare al libero mercato, e là fuori, qua fuori, di libero mercato ce n'è sempre di meno, nonostante ci si riempia la bocca di espressioni come liberismo, ricette liberista, o profilo liberista. Va bene l’adozione della neolingua da parte della TV, e dei giornali, ma in ambito universitario è una vergogna!
2) Per aiutare le fasce più deboli (il fine desiderato) c'è una unica soluzione (il mezzo più adeguato): stimolare l’accumulazione di capitale. E questo lo si fa rimuovendo i privilegi, sollecitando la funzione imprenditoriale in un mercato libero, difendendo e proteggendo il diritto di proprietà, a partire dal diritto di proprietà sul bene economico più importante di tutti: il denaro.
3) E' ridicolo dover assistere a questa guerra intra-accademica che si legge tra le righe della Lettera. Benchè con grado differente, le responsabilità della crisi ricadono inevitabilmente su tutti: professori Keynesiani, professori Monetaristi, e professori Marxisti (categoria alla quale sembrano appartenere i sottoscrittori della lettera). Tutti sono pienamente responsabili di avere diffuso dottrine economiche spesso prive di fondamento scientifico che hanno legittimato interventi sempre più estesi e poderosi da parte dello stato in economia. Le tre correnti di pensiero sono tutte vittime di un fallace monismo metologico. Inutile questo scaricabarile l'uno con l’altro. Inutile e anche ridicolo.
Per decenni, in maniera alternata gli interventisti di ogni genere, keynesiani, monetaristi e marxisti, non hanno fatto che suggerire ai politici una serie infinita di interventi che nel tempo hanno distorto e corrotto il processo economico, la struttura produttiva, le preferenze temporali, la natura del denaro, stratificando gli errori gli uni sugli altri, con conseguenze dannosissime al processo di cooperazione sociale, ovvero sul tessuto sociale e sulla struttura produttiva.
Ciò che in ultima analisi è proprio la crisi: il tessuto sociale e produttivo si è incancrenito sulla base di tutti gli errori commessi dalle politiche di interventismo economico!! Ulteriori interventi, da qualunque parte vengano, non faranno altro che ulteriori danni. Bisogna cominciare a studiare la scienza economica elaborata dalla scuola austriaca e integrare quanto prima gli insegnamenti degli economisti austriaci nelle dottrine pseudo economiche insegnate in università.
4) La riforma del sistema monetario e bancario è una ed una sola: tornare al free banking, possibilmente con riserva 100% dei depositi alla vista, e restituire al mercato l’istituzione sociale del denaro: cioè tornare a una moneta emessa da istituzioni private (potrebbero essere le stesse banche commerciali) in competizione tra di loro. Solo queste misure possono garantire la proprietà dei cittadini sul denaro. Tale riforma cambierebbe la prospettiva di tutti gli agenti economici: è il processo economico messo in moto dalla funzione imprenditoriale che crea benessere, non il denaro debito creato dal nulla in quantità sempre maggiori.
5) Il debito insostenibile che abbiamo accumulato negli ultimi decenni è riconducibile in ultima analisi alle politiche monetarie accomodanti che hanno distorto, troppo a lungo, i mercati finanziari e quindi l'allocazione del risparmio. Il problema dei debiti non si risolve stampando ancora denaro con cui monetizzare il debito, e distorcendo i segnali forniti dai prezzi degli asset finanziari. Seguendo questa strada il crack up boom iperinflazionistico con il crollo totale del sistema monetario sarà inevitabile. Secondo me, a questo punto è già inevitabile.
6) Ancora non è ben chiaro cosa sia il capitalismo. Cosa voglia dire capitalismo. Rimando alle lezioni di Huerta, in particolare alle II, VII dalla quale riporto:
"Bisogna innanzitutto proteggere i capitalisti, cioè i risparmiatori, quindi bisogna difendere la proprietà privata di modo da favorire la creatività imprenditoriale e gli investimenti in beni capitali. Un paese che condanna i capitalisti è condannato alla povertà. Viviamo senza dubbio in un mondo demagogico. Tuttavia non si può pensare di organizzare il processo di cooperazione sociale tramite il soddisfacimento delle richieste demagogiche. Buonismo o volontarismo spesso non portano a nulla. La ridistribuzione della ricchezza genera solo povertà, porta al consumo di capitale. E' necessaria invece una corretta allocazione del risparmio, ovvero investire nei beni di capitale in maniera adeguata e corretta".
7) La propaganda della deflazione è una incredibile stupidaggine, estremamente controproducente. Il tracollo dei salari reali è dovuto proprio alle cause opposte. I salari reali sono scesi perché da anni il denaro sta perdendo valore, si è svalutato a causa di politiche altamente inflazionistiche. L’aumento di produttività incredibile, che grazie alla tecnologia si è reso possibile negli ultimi 20 anni, avrebbe dovuto portare a un forte aumento dei salari reali, non al contrario. Questa distorsione è ascrivibile solo a uno svilimento del denaro orchestrato dalle banche centrali, sotto la guida del grande inflazionista Alan Greenspan. L’Italia è stata la regina dei banchieri centrali inflazionisti! L’esempio dell’attacco speculativo del 1992 citato nella Lettera, è proprio il caso di una valuta che aveva perso potere d’acquisto a causa di un sistematico inflazionismo monetario. Dobbiamo ringraziare gli speculatori di allora per avercelo fatto capire prima ancora dell’entrata nell’euro. Le politiche di svalutazione monetaria servono solo a trasferire ricchezza dai lavoratori e dai risparmiatori agli imprenditori che esportano, i veri privilegiati dello svilimento del denaro nei confronti delle altre valute! Nel complesso la società non ci guadagna nulla. Si impoverisce gradualmente dietro la realizzazione di un clamoroso inganno che si traduce in vera e propria frode a danno dei risparmiatori. 8) Il "pavimento" ai salari, ovvero il salario minimo ha come effetto solo quello di creare disoccupazione! Non difende le classi sociali più deboli, ma le massacra ulteriormente! Basta con queste demagogie sindacaliste! Si tratta di una delle lezioni più stupide della scienza economica, quella che riguarda le conseguenze di prezzi massimi e minimi fissati per legge. Lezione II, 18esima! Bocciati tutti e 100! Todos Suspensos! Nuovo giro, nuova corsa, tutti a lezione da Huerta de Soto! 9) Lo spostamento dei carichi fiscali dal lavoro ai guadagni di capitale e alle rendite, dai redditi ai patrimoni, etc etc come proposta per risolvere il problema?? No, no, e ancora no, studiare, studiare!!! Sempre la solita 18esima lezione:
L'unica maniera per elevare il livello di vita dei lavoratori, ai quali si tende a pagare sempre il valore attuale della produttività marginale, è quello di favorire un maggiore capitale pro capite, favorire cioè l'accumulazione sostenibile di capitale, di modo che il sistema economico sia più produttivo e possa pagare ai lavoratori un salario reale più elevato. Sia gli interventi fiscali sul patrimonio che sul reddito impediscono la formazione e l'accumulo di beni capitali. A cascata, ciò si ripercuote sulla produttività dei lavoratori e quindi sulla ricchezza prodotta nel paese. In una società che vuole prosperare l'ideale sarebbe quello di avere una spesa dello stato minima, accompagnata ovviamente da un minimo prelievo fiscale, dove non si tocca nè il patrimonio, nè il capitale accumulato, nè gli utili. L'eccesso di imposizione fiscale può portare anche a una contrazione nel processo di accumulazione del capitale che in ultima analisi danneggia principalmente i lavoratori e genera povertà.
Il problema del progressivo impoverimento di classi medie e classi meno abbienti è proprio l’eccesso di imposizione fiscale che ha portato a un processo di contrazione del capitale. In soldoni: ci stiamo mangiando il capitale! Lo avevo scritto anni fa, prevedendo la crisi in largo anticipo, mentre i professori si occupavano di insegnare un sacco di idiozie!! Se siamo sempre più poveri è perché da anni, già da prima del 1992, abbiamo invertito il processo, da virtuoso in vizioso, passando dall'accumulazione alla distruzione di capitale!!
Occorre aprire con urgenza un dibattito sulle motivazioni della crisi. Motivazioni che questi professori non hanno ancora compreso, nonostante siano da tutti noi pagati profumatamente per insegnare all’università dottrine economiche pseudo scientifiche, creando mostri, economisti altrettanto inetti, incapaci di capire e interpretare le dinamiche del processo economico e del processo sociale. Le responsabilità di questa crisi, le hanno tutti i sottoscrittori della lettera, ben accompagnati dai compagni di merende, keynesiani o monetaristi che siano.
Non si esce dalla crisi se non si capisce il problema, e non si capisce il problema se prima non si studia e si comprende la scienza economica, abbandonando le dottrine parascientifiche abbracciate in questo ultimo secolo e mezzo, a partire da Marx, passando da Keynes e finendo con Friedman!
Time's up. Il tempo è scaduto. Bisogna lasciare da parte le fantasie, le illusioni, la demogogia, il populismo e pensare a come ricostruire il futuro, a come rendere nuovamente possibile i processi economici di mercato in grado di generare prosperità. Non c'è benessere, reclamato sempre più ingenuamente come diritto divino, senza risparmio, senza imprenditore, senza una corretta allocazione dei capitali, senza libero mercato, e senza una moneta sana e onesta. Tutto il resto sono chiacchere e distintivo!
Noi siamo pronti e aperti al dibattito, sulle cause e soprattutto sulle soluzioni. Avevamo previsto la crisi, tutto ciò che ho scritto e che è raccolto nel mio libro si è realizzato. Manca solo l'ultima previsione. Il crack up boom. Anche se, oramai, secondo me è inevitabile, non aspettiamolo riempiendoci la bocca di chiacchere senza senso. Buttiamole nel cesso insieme ai distintivi e cerchiamo di fare qualcosa di concreto che possa veramente cambiare in meglio le sorti di questo paese.
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