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Gli Ultimi Dieci Anni Stampa
Scritto da Cardinal Gardel   
Mercoledì 18 Agosto 2010 16:48
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Il punto di vista che prenderò in considerazione è quello di un abitante di un paese industrializzato; uno che abita in Italia, come chi scrive, un tedesco, un americano. Quali sono gli eventi che più colpiscono di questi ultimi dieci anni? Questa lista è personale e non pretende di essere esaustiva.

Il primo. I fatti dell’undici settembre 2001 a New York. Noi siamo cresciuti con l’idea di essere diversi dai cinesi, dai russi, dagli africani o dai sudamericani. Loro non sono democrazie; questa espressione non ben definita significava almeno questo: “Le loro elite di governo pensano alla propria conservazione e non al benessere dei governati”. Noi siamo democrazie, il potere è esercitato in maniera decentemente trasparente e le elezioni di massa rendono possibile il cambiamento dei governanti. La maggiore ricchezza dei nostri sistemi democratici è un frutto di questo ordinamento politico. Per chi vuole capire, i fatti dell’11 settembre 2001 sono l’evento che simbolizza la fine di questa idea.

Non c’è differenza tra noi e loro. Esiste invece una uniformità globalizzata di tecniche del potere. La pratica della cosiddetta “democrazia” non costituisce una differenza. La democrazia è solo una particolare tecnica di costruzione della legittimità che una elite di governanti che controlla industria, credito, e media può usa con perizia. Tuttavia l’11 settembre costituisce una cesura. La creazione di uno spettacolare e cruento evento scenografico che colpisce la popolazione di una città simbolo dell’Impero per giustificare la creazione di molteplici fronti di guerra imperiale. E questo è accaduto senza che quasi nessuno degli uomini e delle donne che avevano o hanno visibilità mediatica denunciasse il crimine. Questo ci conduce al secondo punto di questa lista personale.

Il secondo. L’avvento di Internet. L’accesso al sapere prima di Internet era fortemente limitato. Un uomo di formazione umanistica come chi scrive non avrebbe mai potuto intuire il Truffone prima di internet. Chi scrive chiama “il Truffone” la costruzione delle economie sulla base di strutture di debito “a la Ponzi” dove è decisivo il peso coercitivo di chi impone moneta e credito imperiale. Tuttavia questa possibilità di conoscenza non ha spostato di molto i complessi di credenze degli esseri umani di queste culture “democratiche”. La possibilità di comprensione del Truffone sembra essere un fenomeno incistato nelle rete e che non si ritrova nelle pratiche umane fuori da essa. Anzi, parlare fuori della rete del Truffone viene sentito dagli interlocutori “laici” come una forma di bizzarra ideazione paranoica. Un poco di sollievo provarono i “paranoici” nel 2008 quando la realtà extra-web sembrava realizzare le loro visioni e facili previsioni (uno schema Ponzi, per quanto grande, non regge). Un certo iniziale disorientamento generale ha ceduto il passo ad un ritorno all’abituale torpore, nonostante occasionali crisi strutturali.

Sembra che le masse, nonostante Internet, (o grazie a Internet?), siano divenute ancora più passive e manipolabili che in passato. Ovverosia, si mobilitano, scrivono (eccomi come esempio), pubblicano, ma su Internet, quindi non accade nulla fuori da Internet. Nella rete c’è il sesso virtuale, l’amicizia virtuale, la politica virtuale. Non si vedono mutamenti nelle strade, nelle piazze. Anzi la gente in giro è sempre meno; in genere si riversano nei centri commerciali per comprare, se possono, quello che c’è. La sensazione è che il controllo dei gestori del Truffone sia ferreo; nonostante le crepe del sistema, il sistema nei suoi elementi strutturali portanti tiene. Un fattore che può spiegare questo è l’attaccamento emotivo: il Truffone coi suoi corollari di teoria politica (la “democrazia”) è la nostra sicurezza, la nostra famiglia. Ci chiede di consumare, ci dice che c’è chi pensa al nostro benessere, ci dice che siamo liberi, ci libera dagli spettri del passato (religioni e ideologie), permette tutte le trasgressioni di norme tradizionali: cosa c’è di meglio del Truffone? Il suo punto debole è che l’essere umano, passivamente creato dal Truffone, prova un impressionante senso di vuoto e di mancanza di senso: le masse, soprattutto giovani registrano questo disagio esistenziale, ma non lo collegano al Truffone; il Truffone va bene, - pensa il giovane - è la modernità, ma io perché mi sento irreale?

Il terzo. La scomparsa delle funzione critica degli intellettuali. Il Truffone viene forse giustamente sentito come inamovibile e irreformabile. Dove sono scrittori, cineasti, uomini di teatro, filosofi, comici che ci parlino dell’undici settembre? Dove sono I divulgatori del Truffone? Possibile che di tutti quelli che hanno una qualche visibilità extra-web non ci sia uno che prenda posizione sui temi cruciali? Perché non sfuggano di nuovo all’attenzione fugace e alla memoria di noi esseri ormai virtuali ricordiamo ancora i temi cruciali: verità sui fatti dell’11 settembre 2001, discussione sulle guerre imperiali in particolare le ultime in Iraq e Centro Asia, e prossime in Iran, sostenibilità del Truffone. Non so come si possa essere intellettuali in questa cultura e in questo periodo storico e non prendere in esame queste questioni.

Il quarto. Il risveglio del mondo. La difficoltà di mantenere sostenibile il Truffone ha costretto gli inventori del capitalismo consumista in salsa ponzi a delocalizzare le produzioni in modo da importare bassi prezzi. Ciò ha impedito che gli alti tassi di interesse interni facessero saltare il sistema debito. Questo ha fatto risvegliare la produttività del mondo; si parla tanto di Cina, che ha una struttura demografica orrenda, di India, Brasile. Ogni realtà ha i suoi problemi peculiari, ma è evidente che tutto il mondo si sta risvegliando alla nostra versione della modernità. E’ difficile dire se sia un bene o un male, ma certamente in giro ci sono sempre più culture che possono fare concorrenza a un modello, quello imperiale americano post ’45 in salsa ponzi, che, almeno nella sua versione unilateralista, sembra proprio fallimentare.
 
 

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