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Quelli veramente ossessionati dall'oro Stampa
Scritto da Francesco   
Sabato 05 Dicembre 2009 15:52
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liberta   Il mondo moderno è ridotto a qualcosa di grottesco. Sembra essere diventato una grande fattoria degli animali come quella di Orwell. Nella favola del grande scrittore mancava però un animale fondamentale. Se il mondo viene guidato dai maiali che comandano, esso ci viene descritto dagli struzzi con la testa nella sabbia e il sedere per aria. E' un mondo che ci appare pertanto a testa in giù. Dove dovresti trovare il cervello trovi i piedi, e a volte qualcos'altro che sta all'incirca a metà strada. Gli struzzi lo giustificano, lo difendono, lo spacciano per un mondo normale che normale non è.

Chi fallisce viene salvato. Chi prospera viene attaccato. Chi sbaglia viene premiato. Chi vede giusto viene ignorato. C'è qualcosa che non va. Con i giusti strumenti scientifici è semplice capire cosa non va: il libero mercato sta morendo. La società una volta basata su vincoli contrattuali continua a cambiare faccia, sta diventando una società sempre più basata su vincoli egemonici. I maiali pertanto comandano, sempre indisturbati, mentre gli struzzi scrivono le fesserie per giustificare i loro ordini.

Quasi tutto è controllato, ingessato, monopolizzato dai privilegi statali garantiti di volta in volta da leggi, regolamenti, ordinanze. Entrare nel mercato per correggere i disallineamenti e gli squilibri creati dai privilegi, di modo che la società possa continuare a trovare spazio per una cooperazione pacifica e volontaria è difficile, bisognerebbe abbattere le barriere imposte dall'alto. Può farlo solo chi è già dentro. Ma chi sta dentro non ha convenienza a farlo. Gode di un privilegio che per ora gli garantisce una ottima sopravvivenza con il minimo sforzo.

In un mondo dominato dai vincoli egemonici la funzione imprenditoriale che crea, trasmette e coordina è bloccata. Si è costretti a rimanere chiusi nel sistema così come è stato definito dall'alto, mentre il tessuto sociale che lo compone trova impossibile realizzare qualunque opera di rinnovamento. Giorno dopo giorno marcisce. La decomposizione andrà avanti fino in fondo, finchè l'edificio sociale costruito dagli ingegneri crollerà per mancanza di basi di sostegno.

In questo mondo capovolto la ricchezza non si produce più tramite i mezzi economici, tramite cioè l'esercizio della funzione imprenditoriale, soffocata e calpestata dall'alto. La ricchezza si consuma, quel che rimane di essa si trasferisce e si consegue grazie ai mezzi politici. Riprendendo le parole di Huerta De Soto dalla XIII lezione di Economia: oggi si dedica sempre più tempo, ingegno e sforzi non a capire e soddisfare le necessità degli altri attraverso un processo volontario, ma a influire sul processo di decisione politica, a conseguire aiuti e sovvenzioni, a fare manifestazioni, scioperi. Ognuno cerca di risolvere i propri problemi utilizzando i mezzi politici (eufemismo per dire utilizzando la violenza).

Il rapporto Censis n. 43 dice che tre famiglie italiane su dieci stentano ad arrivare a fine mese. Ancora va bene, i problemi cominceranno quando le famiglie in difficoltà arriveranno a sei. Finalmente rappresenteranno la maggioranza legale del paese, e godranno del diritto democratico di andare dalle quattro rimanenti a prendersi quanto gli spetta, proclamando il loro diritto positivista alla libertà. Libertà che non è più considerata in senso negativo come assenza di coercizione, ma come libertà di poter fare quello che si vuole.

Le quattro famiglie che ancora ce la fanno diventeranno presto tre, poi due, poi l'ultima magari farà bagagli per scappare all'estero, e quindi in questo paese rimarranno 9 famiglie su 9, ovvero 10 su 10, che stenteranno ad arrivare a fine mese. W la deademocrazia che ha hopperianamente fallito.

Chi gode dei privilegi difende il sistema così com'è. Impegna ogni sua risorsa intellettuale per difendere lo status quo. Non è difficile scovarli. Tra le letture economiche dei giornali e della rete da qualche settimana si riempiono la bocca di tre semplici parole: "bolla dell'oro". In ogni loro report, analisi, commento economico ci infilano dentro la bolla dell'oro. Come il prezzemolo, oramai sta bene ovunque.

Sembrano vittime di una ossessione rapace, violenta, virulenta. Pare che stiano impazzendo. Tra gli economisti che hanno preso granchi su granchi da almeno dieci anni è una ossessione che li accomuna tutti quanti. Greenspan nel 1966 la chiamava avversione isterica e la definiva un atteggiamento comune a tutti gli uomini di governo. Essi, scriveva Greenspan, sembrano percepire, meglio dei sostenitori del laissez-faire, che l'oro e le libertà economiche sono imprescindibili.

Gli struzzi ossessionati dall'oro non arrivano neanche a tanto. Ciò che è accaduto, contro ogni loro aspettativa, è semplicemente che da qualche settimana si ritrovano il prezzo dell'oro ben sopra i 1000 dollari l'oncia, e la loro faccia stupita davanti ai monitor ha assunto la forma a punto interrogativo. Peccato non potere essere dietro i loro schermi, la faccia a punto interrogativo suscita sempre delle gran belle risate. Ridere fa sempre bene alla salute, dicono.

Solo il bambino gode di quella meraviglia chiamata stupore, che lo porta a chiedersi il perché delle cose. Loro non sono bambini, sono adulti con la testa sotto la sabbia e i piedi al posto del cervello. Tutto quel che possono fare è scalciare in maniera frenetica. Lo stupore inziale si trasmuta subito in ossessione, rabbia, livore. Come è possibile che all'indomani dello scoppio della bolla internet non si siano resi conto di una cosa così stupida, semplice, banale, che era destinata a salire di prezzo, mentre la cartaccia  finanziaria che sponsorizzano avrebbe continuato a oscillare su e giù senza andare da nessuna parte per ben una decade?

Devono sentirsi dei minchioni totali. A 300 dollari avevano tolto il prezzo dell'oro dai monitor. A 500 forse ce l'hanno rimesso, ma già blateravano di prezzo troppo alto. A 800 parlavano occasionalmente di bolla. A 1200 eccola senza più dubbi! LA BOLLA! la boooollllla, finalmente la bolla dell'oro, signori la bolla dell'oro, che assurdità la bolla dell'oro, che paradosso, la bolla, la bolla dell'oro, si si è bolla, senza dubbio, la bolla dell'oro!! Bolla, bolla, ullallà che bolla!!! booolllaaa, blloolloolllooolllollllaaa, blallla, blablallala, bolla, la bolla gialla e non blu, bla bla, bla bla.

Meriterebbero un tapiro d'oro, dovrebbero consegnargliene veramente uno, ma al tungsteno che tanto pesa uguale e neanche si accorgerebbero della differenza. Il tapiro della finanza per i poveri tapini della bolla dell'oro.

Le banalità che scrivono per poter definire e giustificare bolla ciò che bolla non è sono terribilmente imbarazzanti. Luoghi comuni alla portata della casalinga non certo degne degli esperti economici quali credono di essere. Esperti che credono all'oro solo come mezzo per farci le collanine. Esperti che non hanno mai capito e compreso la scienza economica. Vivono imbastiti nelle teorie della pseudoscienza degli economisti di stato che hanno distrutto la funzione imprenditoriale consegnando le chiavi del benessere al potere politico, che pretende di organizzare la società dall'alto, sconvolgendo le istituzioni sociali a partire proprio dal denaro, la più importante di tutte.

La loro rabbia, il loro livore si sfoga quindi contro i cultori dell'oro. Sono invidiosi della loro euforia, del loro averci visto giusto anni fa mentre essi erano impegnati a sponsorizzare le politiche monetarie totalmente folli e insane di allora. Oggi continuano diabolicamente a perseverare nell'errore: sono ossessionati dalla bolla dell'oro, e da chi ha comprato oro, e mentre blaterano di bolla dell'oro continuano a sponsorizzare le politiche monetarie e fiscali altrettanto folli e insane di oggi.

Anche in questo loro parlare dei cultori dell'oro non hanno capito niente. Fanno di tutta l'erba un fascio. Aggregano gli speculatori di breve termine insieme agli speculatori con un lungo orizzonte temporale, e ci mettono dentro anche i sostenitori di una etica ben differente da quella attuale, radicata nei pieni diritti di proprietà, anche quelli sul frutto del proprio lavoro, e quindi quelli sul proprio denaro, frutto di un sudato risparmio. Non sanno guardare il particolare, distinguere il dettaglio. E' senza dubbio una deformazione professionale. Sono abituati a guardare con ossessione solo agli aggregati, a quelle inutili statistiche economiche della contabilità nazionale che servirebbero a capire se l'economia cresce ma soprattutto a capire come farla crescere tramite l'ennesimo intervento istituzionale dall'alto.

Non capiscono che il vero cultore dell'oro, il vero sostenitore dell'istituzione denaro evolutasi spontaneamente nel corso dei millenni, è solo colui che, come il Greenspan del 1966, ha capito la tragedia della moneta di stato e tutte le sue ancor più tragiche conseguenze. Ha capito che l'oro è in grado di ostacolare l'insidioso processo di confisca della ricchezza, che l'oro si pone a protezione dei diritti di proprietà.
 
Di fronte a questa caduta del valore del denaro di stato, il cultore dell'oro non può essere euforico, non può essere per niente contento. Può essere solo preoccupato. Molti che hanno consigliato di comprare oro diverse centinaia di dollari fa, hanno detto ai loro clienti: compratelo e sperate che non salga oltre le nostre ragionevoli aspettative. Oggi sta cominciando a salire oltre quelle ragionevoli aspettative di allora, ed è arrivato il momento di preoccuparsi seriamente non tanto della presunta bolla dell'oro, quanto piuttosto di ciò che sta accadendo alla società nella quale viviamo.

Il vero cultore dell'oro è infatti allo stesso tempo un cultore delle libertà economiche. Sa che solo un'istituzione denaro sana e onesta è in grado di difenderle. Non può quindi che essere terribilmente preoccupato di fronte a questa salita dell'oro. Non si scherza più, siamo di fronte a un dramma sociale che rischia l'escalation. Siamo di fronte al dramma delle relazioni sociali gestite ingegneristicamente dall'alto. Esse stanno definitivamente perdendo l'istituzione più importante di tutte. Come era prevedibile il denaro corrotto inizialmente dall'alto, ha finito per corrompersi del tutto e con se stesso ha finito con il corrompere la società intera. Che si trova sull'orlo di conflitti sempre più ampi ed estesi.

Il cultore dell'oro in questo senso, non ragiona in dollari e tantomeno in euro. Per lui un'oncia è sempre un'oncia. Non viene misurata dai dollari, né dagli euro ma al contrario è essa stessa la migliore misura delle carta di stato. Non sta salendo di prezzo. Al contrario, è l'istituzione imposta per obbligo, tramite un privilegio, che continua a perdere valore. Un'oncia d'oro non vale 1200 dollari. E' un dollaro che vale 1/1200esimo di oncia, mentre ne valeva 1/25esimo ai tempi di Roosevelt. Vale sempre di meno e a ritmo più veloce, checché ne dica l'indice dei prezzi al consumo. Lo stesso fenomeno riguarda ogni moneta di stato di questo pianeta.
 
L'indice dei prezzi al consumo come il PIL è un dato stupido e inutile. Mises spiegava perchè. I lor signori struzzi dimostrano di non aver mai letto Mises tanto meno di aver capito le sintesi o gli approfondimenti che da anni si impegnano a fare i cosiddetti economisti di Scuola Austriaca. Persone molto spesso umili come noi, persone che ad un certo punto hanno avuto il coraggio di buttare i libri di macro e di micro nella spazzatura, riscoprendo l'attualità di testi vecchi e dimenticati, nei quali era stata formulata con rigore la scienza economica.
 
Le basi della scienza sono sempre quelle elaborate da Menger, Bohm Bawerk, Mises, Rothbard. Sono valide oggi come lo erano allora. La vera scienza economica è infatti fondata su leggi valide aprioristicamente, universalmente, apoditticamente. Il problema della scienza economica è che è stata dimenticata e al suo posto come droga ne è stata spacciata un'altra, all'apparenza in grado di risolvere tutti i problemi economici dell'essere umano. Una scienza che tale non è, ma ingegneria sociale che porta alla schiavitù, e non alla libertà, che genera crisi, non benessere, che realizza l'ideale socialista, non quello democratico.

Il cultore dell'oro come istituzione sociale denaro per eccellenza è preoccupatissimo, perchè in questo quadro istituzionale i vincoli egemonici continueranno a espandersi, a sostituire quelli contrattuali. Il cultore dell'oro al limite può essere contento che il suo impiego di risorse economiche in oro gli permette oggi di acquistare un numero maggiore di beni capitali rispetto a 10 anni fa. Ma è preoccupato perchè comunque la funzione imprenditoriale continua ad essere perseguita e soffocata. Può forse contare sul fatto che oramai l'oro è stato confiscato alle masse in maniera spontanea e volontaria. Che nessuno perderà tempo per andare a stanare quei quattro gatti che l'hanno comprato onde confiscarglielo, imponendo un ennesimo vincolo egemonico.

Tuttavia resta preoccupato, perché per poter impiegare il risparmio che ha saputo sottrarre alla confisca istituzionale, dovrà andare a cercarsi un posto dove l'esercizio della funzione imprenditoriale è ancora libero. Lì potrà convertire l'oro in beni capitali e potrà farli fruttare grazie al suo intuito imprenditoriale. Posti che tuttavia sono in via di estinzione. Gli inferni fiscali li stanno stanando. Vogliono distruggerli, eliminarli, annientarli. Gli inferni fiscali non ammettono concorrenza. Il mondo deve essere uguale per tutti, un unico inferno socialista, dove i maiali comandano e gli struzzi scrivono stronzate.

Il mercato azionario rappresenta il capitale di un paese. Mises diceva che un paese capitalista lo si riconosce se in quel paese esiste una borsa valori. Le borse valori da diversi anni sono minacciate e distrutte solo ed esclusivamente dall'interventismo economico, dall'azione dell'ingegnere sociale e da coloro che godono dei privilegi statali più importanti e fondamentali. Le borse oggi potrebbero continuare a salire o potrebbero tornare indietro. Movimenti che interessano relativamente. Ciò che conta e che sembra ancora quasi certo è che davanti hanno ancora moltissima strada da percorrere lungo la quale continueranno a perdere valore nei confronti del metallo giallo.
 
Forse un giorno vedremo l'oro raggiungere il Dow Jones come era successo nel 1980. A quel punto come detto già 8 anni fa, anche il cultore dell'oro venderà le proprie eccedenze di metallo per acquistare beni capitali in una ottica di lungo termine, sperando che siano ancora disponibili in borsa, o su quello che sarà rimasto del libero mercato, e che le libertà economiche non siano state soffocate del tutto.
 
Quel giorno, se non saranno spariti a causa dell'incompetenza dimostrata, i minchioni totali ossessionati oggi dalla bolla dell'oro saranno con tutta probabilità ancora lì a prendere i vostri soldi seduti su qualche poltrona del ministero dell'informazione. Un riconoscimento per l'assidua, costante e appassionata propaganda politica che hanno svolto contro le libertà economiche. Un premio anche per aver sopportato l'umiliazione di aver preso granchi anno dopo anno, decennio dopo decennio. Di essersi stati, agli occhi della comunità finanziaria che ci tiene al valore del proprio capitale, dei minchioni totali.
 
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Commenti 

 
+1 # Folletto 2013-09-04 21:09
Sono ossessionato :lol:
 

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