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Parassitismo Competitivo (4/4) Stampa
Scritto da Prometeo   
Martedì 30 Novembre 2010 15:23
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parass   L'ultimo articolo della serie Parassitismo Competitivo, originalmente pubblicato da Prometeo sul suo blog Working Ideas

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La mistificazione, la confusione, tra cause ed effetti è drammatica. In questa perla tratta dal film “IOUSA”, Alan Greenspan ci mette al corrente della sua visione del ruolo della banca centrale: garantire il più grande benessere materiale possibile attraverso l’istituzione di una piattaforma di stabilità [annotiamoci questa frase, ci torniamo fra qualche riga].

Inoltre Greenspan sostiene che la banca centrale, una qualsiasi banca centrale, non può fare nulla se le poliche fiscali sono troppo lasche o se il risparmio è straordinariamente basso, perché non ha gli strumenti per intervenire in questi ambiti (meno male… pensa se ce li aveva…).

Alla fine… però Greenspan lancia una profezia: “non possiamo vivere solo al presente. Gli esseri umani non possono sopravvivere senza riserve per il futuro”.

Non è possibile scorgere il contrasto tra i due momenti dell’intervento di Greenspan senza sapere cosa è il denaro (ad esmepio, “Cosa è il Denaro” di Gary North, tradotto e ripubblicato da Usemlab).

Inganni di questo tipo vengono perpetrati costantemente all’insaputa di tutti soprattutto ed a partire dai “professoroni” che ammuffendo in università che andrebbero chiuse quantomeno per decoro annientano generazione dopo generazione di studenti (e poiché, come per tutto, il sistema è imposto dalla base e sfruttato dall’alto, gli studenti – la base – in questi giorni di proteste, non capiscono minimamente quale sia il vero problema e chiedono solo ulteriori finanziamenti, ancora soldi, per finanziare un sistema di mistificazione che andrebbe invece raso al suolo. Non si pongono mai la domanda:”l’Italia ha la percentuale di lauerati più bassa d’Europa, eppure 1/3 dei laureati sono disoccupati. Sarà mica che c’è un buon motivo?”)

Per scorgere invece gli inganni nascosti tra le pieghe del linguaggio è necessaria una totale e fortissima presa di responsabilità individuale. Chi si lascia ingannare sbaglia tanto quanto chi perpetra l’inganno. L’inganno è possibile perché qualcuno si fa ingannare. Se la base è pronta ad accettare un certo sistema, l’èlite lo imporrà e ne trarrà vantaggio. Non ci si può lamentare del sistema quando è stato ciascuno di noi a lasciarlo accadere.

Allora dov’è il vero problema di tutto questo meccanismo?

Sta nell’alternativa.

Se vince il parassitismo localista, di cui l’Italia ha uno dei massimi e più efficaci campioni grazie alla pressione fiscale sull’utile contabile lordo d’impresa attorno al 70% (link) ragione per cui le imprese che vogliono continuare ad operare sul territorio italiano sono obbligate alla creazione di fondi neri e quindi sono tutte, a discrezione, passibili di ispezioni pilotate quando non commissariamenti o svendite ad altri operatori, e con un governo che ha fatto un egregio lavoro nel rendere inefficiente il processo mondialista di integrazione nell’unione europea) ci troveremmo dapprima a dover fronteggiare le insistenti quanto inopportune “offerte” di aiuto dalla EU, cioè… come per l’Irlanda e la Grecia, e tra poco per il Portogallo e la Spagna, a dover accettare ulteriori porzioni di debito, ma non sottendente a titoli di debito nazionali.

Rifiutati gli aiuti ad un Paese con la camicia di forza dell’euro non rimangono alternative. Il default sovrano potrebbe comportare, nel caso di un dafult consistente come quello italiano, effettivamente la scomposizione dell’euro, ma non esistendo procedure d’uscita ogni stato potrebbe decidere di intraprendere una propria strada. Questo scenario, anche in caso di default, è assai improbabile, poiché l’area euro (l’aspetto politico della EU è scientificamente irrilevante) è niente meno (e niente più) che il Terzo Reich realizzato senza bombe. Qualora l’Italia dovesse dichiarare il fallimento governativo, il paesi che hanno tratto vantaggio dall’introduzione dell’euro (solo la Germania) potrebbero trovare il modo di mantenere l’euro come valuta esterna del paese fallito rinominando i debiti interni in una Lira2 e quelli esterni in euro.

Questo scenario è più probabile perché comporterebbe l’annientamento del paese fallito poiché si troverebbe a dover fronteggiare un commercio con l’estero in una valuta si competitiva, ma in un mercato internazionale “tarato” sulla schiavitù della forza lavoro cinese pagata con un USD altamente svalutato (sebbene ancora non iper-inflazionato come dovrebbe).

Quindi l’Italia si troverebbe sostanzialmente ad dover riconvertire all’industria regioni intere che sono invece state de-industrializzate, senza averne “in casa” le competenze e dovendo reintrodurre condizioni di lavoro da dopoguerra.

Qualora vincesse invece il parassitismo mondialista potremmo non trovarci il debito pubblico sotto assedio e quindi aderire di propria spontanea volontà al processo di integrazione della EU (attraverso un governo “super partes” con un Primo Ministro “tecnico” con esperienza nel sistema bancario internazionale, ad esempio…) senza porre più freni alla sua “efficienza”. Oppure, qualora alle prossime elezioni non si riuscisse a raggiungere l’agognato equilibrio del 49% – 51% in cui nessuno vince per decretare l’esigenza di un governo tecnico, allora l’attacco al debito ci esporrà di nuovo all’imbarazzante offerta di “aiuti”. Se accettati in questo caso la progressiva perdita del controllo sul debito da parte del governo locale, provocherà la progressiva perdita della capacità di spesa, aderendo perfettamente al mandato mondialista.

La missione mondialista non sta nel controllo delle risorse di un Paese, e nemmeno della EU o degli USA, ma dell’intero pianeta.

Il pianeta così com’è diviso oggi ha ad occidente i consumatori e ad oriente i produttori. Poiché i produttori hanno venduto le loro preziose merci e la vita dei propri lavoratori accettando dollari (in virtù degli accordi post-bellici imposti dagli USA a Bretton Woods), sono ora pieni di dollari. Per questa ragione non hanno alcuna possibilità di diventare loro stessi consumatori, poiché, il consumatore (gli USA) hanno interesse a che essi rimangano produttori, e qualora non lo faccessero, potrebbero sempre svalutare il dollaro (guadagnandone in svalutazione del debito estero) e ridurre a piacere il valore del loro risparmio castrando così la loro anarchia di spesa, e quindi di consumo.

D’altronde il produttore (Cina) non può liberarsi troppo rapidamente del suo risparmio in USD onde indebolire troppo il suo consumatore e distruggere il suo iperdrogato layout industriale e produttivo e provocarsi in casa milioni di disoccupati risparmiatori.

L’obbiettivo è quindi l’unificazione della discrezionalità di credito a livello mondiale sotto una unica volontà suprema. Quando anche la struttura del debito della EU dovesse risultare insostenibile, o anche prima, qualora l’eventuale collasso del USD lo richiedesse, i mondialisti hanno già approntato da oltre cinquanta anni il passo successivo della strategia che si materializza negli SDR che sono niente meno che una sorta di supervaluta mondiale, del tutto indipendente dai governi localisti e dai suoi parassitismi, e quanto di più simile esista alla valuta “ideale” pensata da Keynes.

L’adozione di un titolo di debito EU, eventualmente da fondere con un creando titolo che consenta l’unificazione monetaria del Canada, USA e Messico aventi tutti come collaterale gli SDR consentirebbero di fatto l’unificazione della capacità di spesa mondiale e quindi, per quanto detto prima, l’unificazione del controllo delle risorse.

Tutto questo processo verrà portato avanti con la massima attenzione a non introdurre cambiamenti significativi in un orizzonte temporale più breve di cinque anni, intervallo di tempo in cui i “proles” sono in grado di scorgere i cambiamenti. Qualsiasi cosa avvenga invece in tempi più lunghi verrà resa del tutto invisibile al punto che oggi il “proles” qualora ricordasse che suo padre non solo era l’unico reddito di casa, ma lavorava dalle 8 alle 16, ed ha potuto comprare la prima casa con i risparmi o con un piccolo debito, non ha più la capacità di concentrazione ed analisi tali da giungere ad una risposta strutturata e fondata che comporti la comprensione della radice del problema, cioè della causa e non degli effetti, ma si accontenta di una risposta indotta che invariabilmente è:“eh ma all’epoca non c’era il cellulare, la macchina non si cambiava ogni tre anni, non si andava a cena fuori tre volte a settimana…”

Per cui l’innato spirito di adattamento che ha consentito alla specie umana di dominare il cielo e la Terra sarà anche la dote che lo porterà alla rovina togliendogli la coscienza dei cambiamenti.

Quindi se il parassitismo mondialista avrà la meglio, per quello che può riguardare la generazione oggi produttiva, sarà materialisticamente parlando, meglio in quanto verrà lentamente abituato ad un decrescente livello di parassitismo rispetto all’attuale finché la valuta unica mondiale ed il collaterale debito non avranno esteso la discrezionalità di spesa su tutto il globo nel momento in cui il livello di spesa individuale sarà pressoché uguale a quello che verrebbe imposto in caso di vittoria del parassitismo localista.

Per le prossime generazioni invece… ho idea di no, stante la missione escatologica, cioè ridurre a meno di 1/4 dell’attuale la popolazione mondiale.

Quindi in sostanza… oggi, stante questo sistema, in realtà, non c’è alternativa.

C’era alternativa? C’è stato un momento storico in cui c’è stata? Forse si… forse un Nazoreo amico degli Esseni sepolto in una grotta nel deserto d’Idumea in qualche grotta di Cumran aveva capito.

Con il pieno rispetto dei tempi della mente e della natura dell’uomo, forse illuminato proprio da quel modello di parassitismo mondialista che avevano diffuso anche nella sua terra i conquistatori Romani, nella pace e nella solitudine del suo deserto, aveva capito e tentato con mitezza di spiegare qual’era la via da intraprendere.

E la via era quella dell’atomizzazione della delega. Della responsabilità individuale. Della presa di coscienza delle conseguenze del proprio operato e delle proprie idee perché “ideas have consequences”, non solo in campo economico.

In un linguaggio semplice la Via è sempre stata nota. La predicazione dell’Nazoreo amico degli Esseni è stata immediatamente stravolta perché quello che Egli aveva realmente capito è che il Potere, il vero Potere, non quello politico che non conta niente, è nel singolo e consiste nello scegliere se delegare oppure no la propria responsabilità.

E’ l’atto della delega che genera il Potere. C’è sempre stato e ci sarà sempre qualcuno pronto a coglierlo. Se c’è uno che perde, c’è sempre uno che guadgna (Talmud). In fondo l’approccio integralista degli Esseni alla legge Mosaica era il germe della modernizzazione filosofica del medio oriente e non faceva comodo a nessuno.

Ciò che stava risvegliando un popolo dal torpore del paganesimo animista è stato sottratto e nascosto dagli apostoli prima, troppo semplici le loro menti, e dagli evangelisti politici che hanno, ancor prima del Concilio di Nicea, mescolato un messaggio semplice ed efficace con elementi di filosofia sofistica greca del tutto estranei e del tutto antitetici all’approccio gnositco delle origini.

La questione veramente al fondo di tutto è di mera detenzione del Potere. O il potere è trattenuto da ogni singolo uomo assumendosi ciascuna e tutte le responsabilità della vita o il potere è delgato ed il mare di deleghe creerà sempre un’èlite pronta a raccoglierlo. O ciascuno singolo uomo ricerca ogni giorno la via di preservare il valore della sua vita attraverso la difesa del valore del lavoro (non uccidere e non lasciare che qualcuno lo faccia per te), o ci sarà  sempre un Greenspan che giocherà con l’inflazione per derubare gli uomini del frutto del proprio lavoro.

O ciascun singolo uomo ogni giorno si sforza di costruire una società intorno a sè, coltivando l’atomo della sua famiglia, prima ed intima difesa anarchica, (onora la famiglia e non lasciare che qualcuno la disonori per te) o ci sarà sempre una scuola pubblica pronta a massificare gli individui in un gregge.  O ciascun signolo uomo ricerca ogni giorno con fatica e con pazienza il sapere di cui ha bisogno, non mentire e non lasciare che qualcuno lo faccia per te, o ci sarà sempre un mass-media pronto a servire una menzogna.

La presa di responsabilità è tanto più gravosa perché ai “proles” non sono consentiti (di solito) festini per allentare la morsa delle responsabilità attraverso una overdose di auto gratificazione dell’Ego.

La brutalità del Potere, il “terzo livello”, può oggi fare a meno della politica. Ogni scrivania ha la sua “Monica”… e quindi  consapevoli che il peso di questa responsabilità e, sopratutto, le sue conseguenze, potrebbero significare che il proprio lavoro non avrà abbastanza valore per consentire il benessere materiale di oggi che da un parassitisimo o dall’altro ci verrà comunque tolto, ma che il non delegare ad un meccanismo parassitico che ci consente di addossare ad altri lavoratori magari lontani, il peso di ciò che vorremmo ma che non dovremmo avere, in ultima analisi… il non rubare e non lasciare che qualcuno lo faccia per te, potrebbe renderci più felici.

 

Commenti 

 
+2 # Antonio 2010-12-05 18:18
I miei complimenti a Prometeo per il suo articolo.

Una buona e realistica analisi economico-sociale, con una conclusione che reputo importante e, soprattutto, giusta.

Ricomincia da te, ricominciare da "noi", è un ottimo inizio; per quanto mi riguarda la cosa è "in itinere" da tempo.

Grazie per l'attenzione, in bocca al lupo.
 
 
+1 # giannig 2010-12-06 09:35
Complimenti ancora.

Citazione:
’atomo della famiglia, prima ed intima difesa anarchica
 
 
0 # marcodiaco 2011-05-09 01:56
da stampare, mettere in tasca e leggere agli amici e ai parenti.
Veramente hai dato valore
 

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