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In Difesa dell'Euro (I parte) Stampa
Scritto da Jesus Huerta de Soto   
Lunedì 25 Giugno 2012 02:02
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huertaBenché sia già stato pubblicato sul sito vonmises.it ripropongo, convenientemente spezzato in due parti, questo saggio del professor Huerta de Soto, dal titolo "In difesa dell'Euro, una prospettiva Austriaca". Ho ritenuto opportuno migliorare sensibilmente la traduzione, il saggio indubbiamente lo meritava. Al completamento della seconda parte, sulla quale devo ancora lavorare, offrirò un pdf scaricabile per la stampa.

Anche alla luce dei contenuti offerti nel libro la Tragedia dell'Euro da Philipp Bagus, ex studente dello stesso professore, ho già avuto modo di esprimere le mie personali considerazioni a riguardo dell'argomento nell'articolo "L'Euro come Gold Standard?" Benché la questione sia suscettibile di diverse interpretazioni all'interno delle medesime posizioni teoriche Austriache, l'argomento resta senza dubbio alquanto affascinante e gli spunti offerti di seguito per un ulteriore allargamento del dibattito sono sicuramente numerosi.

Soprattutto sono convinto che la solida analisi sottostante non lasci scampo alcuno alle posizioni inflazionistiche che da più parti continuano ad alzare la voce. Esse nascondono analisi deboli e mendaci, mirate a favorire esclusivamente interessi particolari, a scapito, come sempre, della libertà, della proprietà privata, dello sviluppo economico sostenibile e della prosperità raggiungibile nel lungo termine.

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In difesa dell'Euro, una prospettiva Austriaca. Articolo originario: In Defence of the Euro: an Austrian Perspective, With a Critique of the Errors of the ECB and the Interventionism of Brussels. By Jesús Huerta de Soto, 29 May 12.

1) Il sistema monetario ideale

I teorici della scuola Austriaca hanno profuso un notevole impegno nello spiegare quale dovrebbe essere il sistema monetario ideale di un’economia di mercato. A livello teorico hanno sviluppato una coerente teoria del ciclo economico che spiega come l’espansione del credito non coperto da risparmio reale,  orchestrata dalle banche centrali attraverso il sistema bancario a riserva frazionaria, generi ripetutamente cicli economici. Su un piano storico hanno descritto sia l’evoluzione spontanea del denaro sia l’interventismo coercitivo dello Stato. Quest'ultimo, appoggiato da potenti gruppi di interesse, si è allontanato dalle logiche proprie del libero mercato corrompendo innanzitutto la naturale evoluzione delle istituzioni bancarie. Infine, su un piano etico, hanno identificato i requisiti normativi e i principi fondamentali associati ai diritti di proprietà sui contratti bancari, principi che emergono dalla stessa economia di mercato e che, a propria volta, sono essenziali per il suo corretto funzionamento [1].

Con riferimento all'attuale sistema monetario e bancario, le analisi teoriche sopradette portano alle seguenti conclusioni:

1) tale sistema è incompatibile con una economia di libera impresa,
2) esso incorpora tutti i difetti individuati dal teorema dell’impossibilità del socialismo,
3) ed infine esso è fonte permanente di instabilità finanziaria e perturbazioni economiche.

Se vogliamo risalire alla radice dei problemi che ci affliggono così da poterli risolverli diventa quindi indispensabile ridisegnare profondamente il sistema finanziario e monetario mondiale. Tale sforzo deve poggiare sulle seguenti tre riforme:

a) ristabilire il 100% di riserva obbligatoria intera come principio essenziale per garantire i diritti di proprietà privata in relazione ad ogni deposito a vista di denaro e suoi equivalenti;

b) abolire tutte le banche centrali (che dopo l'implementazione del primo punto diventano inutili come prestatori di ultima istanza mentre come agenzie di pianificazione centrale sono invece fonte costante di instabilità), eliminare le leggi sul corso forzoso e revocare il groviglio di normative statali che ne derivano;

c) infine riadottare un gold standard classico, ovvero l'unico standard monetario mondiale caratterizzato da un’offerta monetaria che, non essendo manipolabile dalle autorità pubbliche, è ben capace di limitare e disciplinare le attese inflazionistiche dei diversi agenti economici [2].

Le prescrizioni sopra citate, agendo direttamente sulle radici dei nostri problemi, ne permetterebbero una risoluzione permanente, favorendo uno sviluppo economico e sociale davvero sostenibile e mai visto nella storia. Queste misure sarebbero inoltre in grado di farci comprendere quali ulteriori riforme possano costituire un passo successivo nella giusta direzione, consentendoci di esprimere un miglior giudizio sulle diverse alternative offerte dalle politiche economiche ed implementate in un mondo reale. Il lettore dovrebbe guardare all’analisi Austriaca in relativa difesa dell'Euro, come quella che miriamo a sviluppare nel presente documento, solo da questo punto di vista strettamente possibilista.

2. La tradizione Austriaca a difesa dei tassi di cambio fissi contrapposta al nazionalismo monetario e ai tassi di cambio flessibili

Tradizionalmente, i membri della scuola Austriaca di economia hanno percepito come grave errore di teoria economica e di prassi politica la posizione di molti economisti, soprattutto quelli della scuola di Chicago. In assenza di un sistema monetario ideale, essi si sono schierati a difesa dei cambi flessibili, governati dai nazionalismi monetari, come se fossero in qualche modo più consoni ad un’economia di libero mercato.

Al contrario, gli Austriaci ritengono che, fino a quando le banche centrali non verranno abolite e non verrà ristabilito un gold standard classico con una riserva bancaria obbligatoria del 100%, si debba indirizzare ogni sforzo nel tentativo di avvicinare l’attuale sistema monetario a quello ideale, sia in termini di funzionamento operativo sia in termini di risultati prodotti.

Ciò significa:

- limitare quanto più possibile il nazionalismo monetario,
- togliere ai paesi la possibilità di una gestione autonoma della politica monetaria,
- contenere le politiche inflazionistiche di espansione del credito, creando un quadro monetario che riesca a disciplinare, quanto più possibile, agenti economici, soggetti politici e sociali, sindacati e altri gruppi di pressione, politici e banche centrali.

E’ solo in questo contesto che dovremmo interpretare la posizione di eminenti economisti Austriaci (e illustri membri della Mont Pelerin Society) come Mises e Hayek. Ad esempio, l’analisi che Hayek cominciò a sviluppare nel 1937, nel suo eccezionale libro Monetary Nationalism and International Stability[3], risulta essere di notevole portata nel demolire le posizioni a favore del nazionalismo monetario e dei cambi flessibili.

In questo libro, Hayek dimostra come i tassi di cambio variabili ostacolino, a livello internazionale, una efficiente allocazione delle risorse, in quanto essi distorcono i flussi reali di consumo e investimento. Tassi di cambio flessibili rendono inoltre impossibile un reale adeguamento dei costi verso il basso. Causano invece un aumento nominale di tutti gli altri prezzi, favorendo lo sviluppo di un ambiente caotico caratterizzato da svalutazioni competitive, espansione del credito ed aumento dei prezzi. Queste circostanze incoraggiano e sostengono ogni tipo di comportamento irresponsabile da parte dei sindacati, le cui richieste salariali e lavorative possono essere soddisfatte solo causando forte disoccupazione o spingendo ulteriormente i prezzi verso l’alto.

Trentotto anni dopo, nel 1975, Hayek riassunse la propria argomentazione nei seguenti termini:

Credo sia innegabile come la richiesta di tassi di cambio flessibili trovi piena origine in paesi come la Gran Bretagna. Alcuni economisti inglesi si sono schierati a favore di una maggiore espansione inflazionistica (definendola “politica di piena occupazione”). Purtroppo essi sono riusciti ad ottenere il consenso anche da altri economisti [4] i quali, benché non mossi da desideri inflazionistici, sembrano aver trascurato l’argomento più forte a favore dei tassi di cambio fissi: essere un freno praticamente insostituibile e necessario per costringere i politici, nonché le autorità monetarie alle loro dipendenze, a mantenere stabile il potere d'acquisto della moneta [corsivo aggiunto].

Per chiarire ulteriormente la propria tesi, Hayek aggiunge:

L'obiettivo di mantenere stabile il potere d'acquisto, evitando l'aumento dei prezzi, richiede spesso che i politici adottino misure altamente impopolari. Essi possono riuscire a giustificarle dinanzi ai soggetti su cui ricascano solo spiegandone la reale necessità. Solo accettando come necessità incontestabile la conservazione del valore esterno della valuta nazionale, così come l'esigenza di tassi di cambio fissi, i politici possono opporsi alle continue richieste mirate ad ottenere credito a basso costo e nuove spese per “lavori pubblici,” evitando così un aumento dei tassi di interesse. Grazie ai tassi di cambio fissi, una diminuzione del valore della valuta, o un deflusso di oro o di riserve valutarie, agisce come un chiaro segnale di sollecitazione per un rapido intervento del governo [5]. Con i tassi di cambio flessibili, l’effetto di un aumento della quantità di denaro sul livello dei prezzi interno è troppo lento per essere in generale visibile o attribuibile a chi, in ultima analisi, ne è responsabile. Oltretutto, l’inflazione dei prezzi è di solito preceduta da un aumento nell’occupazione; è quindi generalmente ben accolta, in quanto i suoi effetti negativi emegeranno e saranno visibili solo più tardi.

Hayek conclude:

Non credo si possa ritornare ad una stabilità monetaria internazionale senza riadottare un sistema di cambi fissi che imponga alle banche centrali nazionali determinati vincoli di azione. Questi ultimi sono essenziali per resistere con successo alle pressione degli inflazionisti locali — tra i quali possiamo includere gli stessi ministri della finanze (Hayek 1979 [1975], 9-10)

Per quanto riguarda Ludwig von Mises, è ben noto come egli prese distanza dal suo valido discepolo Fritz Machlup quando, nel 1961 all'interno della Mont Pelerin Society, questi cominciò a difendere i tassi di cambio flessibili. Infatti, secondo R.M. Hartwell, storico ufficiale della Mont Pelerin Society:

Il supporto di Machlup ai tassi di cambio fluttuanti portò von Mises a non parlargli per circa tre anni (Hartwell 1995, 119).

Mises comprendeva bene le ragioni che spingevano i macroeconomisti senza alcuna istruzione accademica sulla teoria del capitale, come Friedman, i suoi colleghi di Chicago, e i Keynesiani in generale, a difendere i tassi variabili e l’inflazionismo che invariabilmente ne derivava, ma non era disposto a trascurare un simile errore da parte di qualcuno che come Machlup era stato suo discepolo e ben conoscendo la teoria economica, si lasciava tuttavia trascinare dal pragmatismo e dalle mode politiche. Mises disse chiaramente a sua moglie le ragioni per cui non era in grado di perdonare Machlup:

Era nel mio seminario a Vienna; capisce tutto. Ne sa molto di più di loro e sa esattamente che cosa sta facendo (Margit von Mises 1984, 146).

La difesa dei tassi di cambio fissi da parte di Mises corre in parallelo con la sua difesa del gold standard come sistema monetario ideale a livello internazionale. Ad esempio, nel 1944, nel suo libro Omnipotent Government, Mises scrisse:

Il gold standard imponeva un vincolo ai piani del governo che puntavano ad ottenere soldi facili. Era impossibile indulgere nell’espansione del credito e mantenere allo stesso tempo la parità aurea sancita dalla legge. I governi dovevano scegliere tra il gold standard e la loro — nel lungo periodo disastrosa — politica di espansione creditizia. Non fu il gold standard a crollare, furono i governi a distruggerlo. Così come il libero mercato, esso era incompatibile con lo statalismo. I vari governi abbandonarono il gold standard perché desideravano far aumentare i prezzi ed i salari interni al di sopra del livello di mercato, cercando al contempo di stimolare le esportazioni ed ostacolare le importazioni. Ai loro occhi la stabilità dei tassi di cambio era un male, non una benedizione. Tale è l’essenza degli insegnamenti monetari di Lord Keynes. La scuola Keynesiana sostiene appassionatamente l’instabilità dei tassi di cambio [corsivo aggiunto] [6].

Inoltre, non deve sorprendere il disprezzo Misesiano riservato ai teorici della Scuola di Chicago quando su questo argomento, o in altri, essi cadevano nelle trappole del più rozzo Keynesismo. Mises sosteneva inoltre che sarebbe stato relativamente semplice ristabilire un gold standard e tornare a un regime di tassi di cambio fissi:

L’unica condizione da soddisfare è semplicemente quella di abbandonare le politiche del denaro a basso costo e le intenzioni di combattere le importazioni con la svalutazione.

Secondo Mises solo i tassi di cambio fissi sono compatibili con una vera democrazia mentre l’inflazionismo che si nasconde dietro a tassi di cambio flessibili è essenzialmente antidemocratico:

L’inflazione è fondamentalmente antidemocratica. Il controllo democratico passa attraverso il controllo del bilancio. Il governo ha una sola fonte di reddito — le tasse. Nessuna altra forma di tassazione dovrebbe essere legale senza che prima abbia ottenuto il consenso parlamentare. Nel momento in cui il governo riesce ad accedere ad altre fonti di reddito esso riesce a liberarsi dal controllo democratico (Mises 1969, 251-253).

I governi sono obbligati a dire la verità ai propri cittadini solo in un regime di tassi di cambio fissi. La tentazione di fare leva sull’inflazione e sui tassi flessibili, al fine di evitare il costo politico associato ad un aumento impopolare delle tasse, è molto forte e praticamente distruttiva. Quindi, pur in assenza di un gold standard, i tassi fissi limitano e disciplinano le decisioni arbitrariarie dei politici:

Anche in assenza di un vero gold standard, i tassi di cambio fissi forniscono una certa garanzia contro l'inflazione che invece non è implicita nei tassi flessibili. In un regime di cambi fissi, quando un paese inflaziona va incontro a un deficit nella bilancia dei pagamenti. Qualora la banca centrale esaurisse la propria riserva di valute straniere, essa dovrà necessariamente svalutare, un processo relativamente difficile, irto di pericoli per i leader politici coinvolti. In un regime di cambi flessibili, invece, l’inflazione non comporta alcuna crisi nella bilancia dei pagamenti, né alcuna necessità di dover ricorrere ad una svalutazione politicamente imbarazzante. In loro sostituzione abbiamo invece un deprezzamento relativamente indolore della valuta domestica (o inflazionata) verso le valute straniere (Block 1999, 19, corsivo aggiunto).

3. L´Euro come “approssimazione” del Gold Standard (o del perché i campioni della libera impresa e del libero mercato dovrebbero supportare l’Euro dato che l´unica alternativa é il ritorno al nazionalismo monetario)

Come abbiamo visto, gli economisti Austriaci difendono il gold standard perché pone un freno ed un limite alle decisioni arbitrarie dei politici e delle autorità. Esso disciplina il comportamento di tutti gli agenti che partecipano al processo democratico. Promuove comportamenti corretti. In breve, funge da controllo sulle bugie e sulla demagogia; nelle relazioni sociali favorisce e promuove la trasparenza e la verità. Niente di più e niente di meno. Probabilmente fu Ludwig von Mises ad esprimere al meglio questi concetti:

Il gold standard garantisce che il potere di acquisto del denaro sia indipendente dalle mutevoli ambizioni e dalle dottrine dei partiti politici e dei gruppi di pressione. Questo non é un difetto del gold standard, bensì il suo principale pregio (Mises 1966, 474).

L´introduzione dell'Euro nel 1999 culminata con l'introduzione fisica delle banconote nel 2002 significò la scomparsa del nazionalismo monetario e dei cambi flessibili in gran parte del continente europeo. Più tardi considereremo gli errori commessi dalla Banca Centale Europea. Ciò che ci interessa adesso è rilevare come i differenti Stati membri dell'Unione monetaria rinunciarono completamente alla propria autonomia monetaria, alla possibilità cioè di manipolare la valuta nazionale mettendola al servizio delle necessità politiche del momento.

In questo senso, rispetto almeno ai paesi dell'Eurozona, la valuta unica iniziò ad comportarsi e continua ad agire come faceva il gold standard ai suoi tempi. Sempre in questo senso dobbiamo vedere l´Euro come un chiaro, autentico, sebbene imperfetto, passo verso il gold standard. La Grande Recessione iniziata nel 2008, inoltre, ha reso ben chiara a ciascuno di noi la natura profondamente disciplinante della valuta unica: per la prima volta i paesi dell’Unione monetaria hanno dovuto affrontare una profonda recessione senza poter ricorrere all’autonomia di una politica monetaria interna.

Prima dell’adozione dell’Euro, al mordere di una crisi, i governi e le banche centrali agivano invariabilmente tutti alla stessa maniera: iniettavano liquidità, lasciavano la valuta libera di deprezzarsi sui cambi internazionali, e così facendo procrastinavano indefinitamente le necessarie e dolorose riforme strutturali: liberalizzazione dell´economia, deregolamentazione, incremento della flessibilità dei prezzi e dei mercati (specialmente il mercato del lavoro), riduzione della spesa pubblica, graduale smantellamento del potere dei sindacati e dello Stato sociale. Grazie all’Euro, e nonostante tutti gli errori, le debolezze e le concessioni di cui discuteremo più avanti, non è più stato possibile perseverare in questo comportamento irresponsabile di fuga continua dalla realtà.

Per esempio, in Spagna, in solo un anno, due successivi governi sono stati letteralmente forzati ad adottare una serie di misure che, sebbene ancora insufficienti, sarebbero altrimenti state considerate politicamente impossibili ed utopiche, perfino agli occhi degli osservatori più ottimisti :

- l'articolo 135 della Costituzione é stato emendato per includere il principio anti-Keynesiano del pareggio di bilancio sia per il governo centrale, sia per le comunità autonome ed i comuni;
- tutti i progetti che implicano un aumento della spesa pubblica, dei sussidi, e mirati ad acquisire voti, cioè quei progetti attraverso i quali i politici ottengono popolarità e consensi, sono stati sospesi;
- gli stipendi di tutti i dipendenti pubblici sono stati tagliati del 5% mentre l'orario di lavoro è stato esteso;
- le pensioni e la sicurezza sociale sono state, di fatto, congelate;
- l'età pensionabile é stata alzata da 65 a 67 anni;
- la spesa totale pubblica é stata diminuita di oltre il 15% ed infine
- nel mercato del lavoro, nell'orario di lavoro, e in generale,nel groviglio della regolamentazione economica é stata avviata una significativa azione di liberalizzazione [7].

Oltretutto, quello che sta accadendo in Spagna sta avvenendo anche in Irlanda, Portogallo, Italia, e perfino in paesi che, come la Grecia, sino ad ora hanno incarnato il paradigma del lassismo sociale, dell’assenza di rigore di bilancio e della demagogia politica [8]. Ancora più importante é il fatto che i politici di questi cinque paesi, non più nelle condizioni di manipolare il mezzo monetario mantenendo i cittadini nel buio per quanto riguarda i costi reali delle loro politiche, sono stati rimossi dai loro rispettivi posti. Stati che, come il Belgio e specialmente la Francia e l'Olanda, fino ad ora erano apparsi sempre immuni dalla necessità di riformarsi, sono adesso forzati a riconsiderare l'elevata spesa pubblica e la struttura del loro pesantissimo Stato sociale.

Questo sviluppo é stato possibile solo grazie alla struttura monetaria introdotta con l’Euro. Esso dovrebbe pertanto essere visto con eccitazione e rinnovata gioia da tutti i sostenitori dell'economia di libero mercato e di uno Stato minimo. Sarebbe estremamente arduo concepire tali misure in un contesto di valute nazionali e di cambi flessibili: i politici evitano sempre come possono le riforme impopolari mentre i cittadini rigettano tutto ciò che comporta sacrificio e disciplina. In assenza dell’Euro, le autorità avrebbero intrapreso ancora una volta la solita strada, segnata da maggiore inflazione e svalutazione della divisa locale, nell'illusione di restituire la “piena occupazione” e riguadagnare competitività nel breve termine (parandosi così le spalle e nascondendo la grave responsabilità dei sindacati, vera e unica causa della disoccupazione). In breve, avrebbero continuato a rimandare indefinitamente le necessarie riforme strutturali.

Concentriamoci ora su due aspetti significativi che rendono l'Euro davvero unico. Li metteremo a confronto con il sistema delle valute nazionali in regime di cambi fissi e con lo stesso gold standard, iniziando da quest’ultimo.

Dobbiamo innanzitutto notare come una eventuale uscita dall’Euro sia oggi, rispetto all'abbandono del gold standard che si verifica in passato, un evento molto più complesso da gestire. Le valute legate all’oro mantenevano pur sempre la loro denominazione (franco, sterlina, etc. etc.) ed era pertanto relativamente facile disancorarle dal metallo. Così come indicato dal teorema di regressione di Mises formulato nel 1912 (Mises 2009 [1912], 111-123), gli agenti economici continuavano senza interruzione ad usare le medesime valute nazionali, sebbene non più convertibili in oro, facendo riferimento al potere di acquisto che esse avevano giusto prima della riforma. Oggi, per quei paesi che desiderano, oppure si vedono obbligati, ad abbandonare l’Euro, questa possibilità non esiste. Essendo la valuta comune accettata da tutti i paesi dell’Unione monetaria, il suo abbandono richiedebbe l´introduzione di una nuova divisa con un potere di acquisto sconosciuto e di gran lunga inferiore. Ciò provocherebbe enormi problemi per tutti gli attori del mercato: debitori, creditori, investitori, imprenditori e lavoratori [9]. Almeno sotto questo aspetto e dal punto di vista della teoria Austriaca, dobbiamo ammettere come l’Euro sia addirittura superiore al gold standard. Se negli anni Trenta non si fosse potuto abbandonare il gold standard la cosa sarebbe stata di enorme beneficio per l’umanità: ogni altra alternativa sarebbe stata praticamente impossibile da adottare, così come sta accadendo oggi con l’Euro, ed essa avrebbe provocato danni e sofferenze molto maggiori.

Quindi, per certi versi, è affascinante (nonché patetico) osservare le legioni di ingegneri sociali e di politici interventisti, in passato guidati da Jacques Delors, che, avendo progettato la moneta unica come ulteriore strumento da utilizzare per costruire la grandiosa unione politica dell’Europa, si ritrovano ora con disperazione a gestire qualcosa che non avrebbero mai immaginato: l’Euro di fatto si è trasformato in un gold standard in grado di disciplinare i cittadini, i politici e le autorità; esso lega le mani ai demagoghi, esponendo i gruppi di pressione (guidati dagli infaticabili e privilegiati sindacati) e mettendo persino in questione la sostenibilità e le stesse fondamenta dello Stato sociale [10]. Secondo la scuola Austriaca, è proprio questo punto, e non altri prosaici argomenti come “la riduzione dei costi di transazione” o “l'eliminazione dei rischi di cambio” all’epoca sbandierati dall’immancabile miopia degli ingegneri sociali, a costituire il principale vantaggio comparativo dell’Euro, in generale come standard monetario ed in particolare contro il nazionalismo monetario.

Passiamo ora a considerare la differenza tra l’Euro ed un sistema a cambi fissi con rispetto ai processi di aggiustamento che di solito si verificano quando, in paesi diversi, hanno luogo gradi di espansione creditizia differente. Ovviamente, in un sistema a cambi fissi, tali differenze si manifestano in sostanziali tensioni sui cambi. Esse eventualmente terminano con esplicite svalutazioni e l'emersione di elevati costi, in termini di perdita di prestigio, che fortunatamente ricadono sulle rispettive autorità politiche. Nel caso di una moneta unica come l’Euro, queste tensioni si manifestano in generale in una perdita di competitività che può essere recuperata solo attraverso l’introduzione di necessarie riforme strutturali, atte a garantire la flessibilità del mercato, a cui si accompagnano la deregolamentazione dei settori economici e i dovuti aggiustamenti nella struttura dei prezzi relativi.

Tutto questo ha un impatto sui ricavi del settore pubblico e quindi sul rating del debito pubblico. Nelle attuali circostanze, il valore di ciascun debito sovrano dell'Eurozona ha subito quelle tensioni tipiche che una volta si scaricavano sui tassi di cambio ai tempi in cui questi erano bene o male fissati tra di loro; il ruolo centrale sui mercati non è più rivestito dallo speculatore valutario ma dalle agenzie di rating e, specialmente, dagli investitori internazionali che, comprando o meno un debito sovrano, in maniera salutare spingono i relativi governi verso le dovute riforme disciplinandoli e determinandone il destino. Se questo processo da alcuni può essere definito come “anti-democratico”, nei fatti è esattamente l'opposto.

Nel passato la democrazia soffriva in maniera cronica e veniva continuamente corrotta da politiche irresponsabili fondate sulla manipolazione monetaria e sull’inflazione, niente altro che una tassa occulta devastante imposta fuori dal parlamento a tutti i cittadini in modo graduale, nascosto e contorto. Oggi, grazie all’Euro, il ricorso alla confisca inflazionistica è stato impedito, almeno a livello di singolo paese, ed i politici improvvisamente sono stati obbligati ad ammettere la verità accettando una corrispondente perdita di consensi. Da qui la conseguente caduta dei governi in paesi come Irlanda, Grecia, Portogallo, Italia, Spagna e Francia che, lungi dal costituire una perdita di democrazia, ha invece reso manifesto un elevato livello di rigore, trasparenza di bilancio e salute democratica che proprio l'Euro, a livello sociale, sta stimolando.

Note:

[1] I principali autori e le più importanti formulazioni teoriche possono essere consultate in Huerta de Soto 2012 [1998].

[2] Ibid., capitolo 9.

[3] F.A. Hayek 1971 [1937].

[4] Sebbene Hayek non li nomini espressamente, si riferisce ai teorici della scuola di Chicago, guidati da Milton Friedman, che, in questa come in altre aree, condividono le vedute dei Keynesiani

[5] Più avanti vedremo come, con una singola valuta come l’euro, il ruolo disciplinante dei tassi di cambio fissi è svolto dal debito sovrano e societario di ciascun paese.

[6] Per evidenziare maggiormente l’argomento Misesiano, dovrei aggiungere che non c’è modo di attribuire al gold standard l’errore che Churchill commise dopo la Prima Guerra Mondiale, quando fissò la parità aurea senza prendere in considerazione la seria inflazione della sterlina avutasi per finanziare la Guerra; ciò non ha nulla a che fare con la situazione attuale dell’euro, che fluttua liberamente nei mercati internazionali, né con quei problemi che affliggono i paesi periferici dell’eurozona e dai quali deriva la perdita di competitività reale sofferta durante la bolla (Huerta de Soto 2012 [1998], 447, 622 – 623 nell’edizione Inglese).

[7] In Spagna, diversi economisti Austriaci, incluso me, per anni hanno esortato inutilmente l´introduzione di queste (e molte altre) riforme che sono state ritenute politicamente possibili solo ora e sono state adottate così improvvisamente e con una certa urgenza solo grazie all’Euro. Due osservazioni: primo, le misure che costituiscono un passo nella direzione giusta sono state rovinate dall’aumento delle imposte e tasse, specialmente quelle sul reddito, sul capitale e sul patrimonio (vedi il manifesto contro l’aumento delle tasse che ho firmato insieme ad altri 50 accademici nel Febbraio del 2012); secondo, il principio del pareggio di bilancio è una condizione necessaria ma non sufficiente per ritornare ad un’economia sostenibile: nel caso sperimentassimo un'altra episodio di espansione creditizia, solo un grande surplus negli anni della prosperità potrà permetterci di evitare, al ripresentarsi di una nuova recessione, i gravi problemi che ci affliggono oggi.

[8] Per la prima volta, grazie all’Euro, la Grecia é forzata ad affrontare le sfide che il futuro gli ha posto. Sebbene gli scettici monetaristi ed i recalcitranti Keynesiani non vogliano riconoscerlo, la deflazione interna é possibile e non comporta nessun “ciclo perverso” se é accompagnata da importanti riforme per liberalizzare l´economia e recuperare competitività. È vero che la Grecia ha ricevuto e sta ricevendo sostanziali aiuti, ma non é meno vero che ha la responsabilità storica del rifiuto delle previsioni di tutti quei profeti di sventura che, per differenti ragioni, sono determinati a vedere il fallimento dello sforzo ellenico, potendo così mantenere nei loro modelli la vecchia e stantia ipotesi (poiché interessati) che i prezzi (ed i salari) siano rigidi verso il basso (vedi anche le nostre critiche nella nota 9 sugli effetti disastrosi della tanto invocata e favorita svalutazione Argentina del 2001). Per la prima volta, la tradizionale fallita e corrotta Grecia ha preso rimedi drastici. In due anni  (2010-2011) il deficit pubblico é sceso di 8 punti percentuali, i salari pubblici sono stati tagliati del 15% e di un altro 20% dopo, il loro numero é stato ridotto di oltre 80.000 unità ed il numero delle giunte municipali della metà; l’età pensionabile é stata aumentata, il salario minimo è stato diminuito, etc. (Vidal-Folch 2012). Questa “eroica” ricostruzione contrasta con la decomposizione economica e sociale dell’Argentina, che prese la strada opposta (Keynesiana e monetarista) del nazionalismo monetario, della svalutazione e dell´inflazione.

[9] Quindi, fortunatamente, siamo “incatenati all’Euro”, per usare un’opportuna affermazione di Cabrillo (Cabrillo 2012). Forse, l´esempio contemporaneo più Keynesiano e monetarista di tutti per illustrare i “meriti” della svalutazione e dell’abbandono dell’Euro è il caso dell’Argentina e del congelamento delle banche (“corralito”) del Dicembre 2001. Quest’esempio è seriamente fallace per due ragioni. Primo, nella migliore delle ipotesi, il congelamento delle banche è la semplice presa di coscienza che il sistema bancario a riserva frazionaria non può funzionare senza un prestatore di ultima istanza (Huerta de Soto 2012 [1998], 785-786). Secondo, seguendo la tanto decantata svalutazione, il PIL procapite Argentino calò da 7.726 dollari nel 2000 a 2.767 dollari nel 2002, perdendo così i due terzi del suo valore. Questa caduta del 65% dei ricavi e della ricchezza degli Argentini dovrebbe dare un motivo di riflessione in più a tutti coloro che oggigiorno protestano e dimostrano violentemente, per esempio in Grecia, contro i sacrifici molto minori rappresentati dalla riduzione dei prezzi provocati dalla salutare ed inevitabile deflazione interna provocata dalla disciplina dell’Euro. Ancora, tutta la parlantina intorno all’impressionante crescita argentina, superiore all’8% dal 2003, dovrebbe impressionarci molto poco quando consideriamo l’estremo basso livello di partenza dovuto dalla svalutazione stessa, così come la povertà, la paralisi e la natura caotica dell’economia del paese sudamericano, laddove un terzo della popolazione è finita a dipendere dai sussidi e dagli aiuti statali, il tasso reale d´inflazione supera il 30% e la scarsità, le restrizioni, i regolamenti, la demagogia, l’incapacità delle riforme e il controllo governativo (e l’avventatezza) sono diventati gli argomenti del giorno (Gallo 2012) [Sulla stessa linea, Pierpaolo Barbieri afferma: “Trovo veramente incredibile che vi siano commentatori seri ed economisti come Nouriel Roubini che offrano l’Argentina come modello per la Grecia” (Barbieri 2012)].

[10] Persino il Presidente della BCE, Mario Draghi, é andato così lontano da affermare: “il modello sociale continentale é finito”  (Blackstone, Karnitschnig, and Thomson 2012).

 
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Commenti 

 
0 # Francesco 2012-06-25 10:49
Punti particolarmente degni di nota in questa prima parte:

1) le perle misesiane, tra le quali spicca sicuramente la seguente: L’inflazione è fondamentalment e antidemocratica . Il controllo democratico passa attraverso il controllo del bilancio. Il governo ha una sola fonte di reddito — le tasse. Nessuna altra forma di tassazione dovrebbe essere legale senza che prima abbia ottenuto il consenso parlamentare. Nel momento in cui il governo riesce ad accedere ad altre fonti di reddito esso riesce a liberarsi dal controllo democratico

2) la "superiorità" dell'Euro in termini di difficoltà a sganciarsi dalla valuta unica. non ho vissuto i tempi dei dibattiti in cui si discuteva se abbandonare o meno la conversione con l'oro a un certo tasso di cambio, ma effettivamente il distacco attuale risulta essere un salto nel buio segnato da maggiori incognite (e non sorprende in tal senso come addirittura la maggioranza dei cittadini greci abbia votato alle ultime elezioni per i partiti PRO euro).

3) In Spagna il cambio di governo ha seguito procedure democratiche, in Italia e Grecia un po' meno, molto meno... anzi per niente, praticamente si è trattato di usurpazione di potere politico... e tutto sta facendo il nuovo governo in carica tranne che andare nella giusta direzione (come forse si è fatto in Spagna). Insomma a tal riguardo, se il giudizio di Huerta pare essere positivo sugli sviluppi spagnoli (strano, avendo visto Rajoy l'altro giorno insieme agli altri tre cioppini mi è parso davvero allucinante), qua nell'Itaglia di Monti & Go è uno sfacelo.
 
 
0 # Zolotoi 2012-06-25 11:52
Molto interessante. Vorrei leggere la seconda parte.

Certo che l'Euro ha dei vantaggi, ma oggi difenderlo o apprezzarne certe indubbie qualità significa volere una Unione politica che, ovviamente, mai e poi mai abolirebbe la RF e le BC.

Allora, teoria a parte, il nostro Huerta che consiglia? Che dia un segnale pratico su cosa e come farlo.
 
 
0 # Maciknight 2012-06-25 12:30
Cosa si dovrebbe fare è indicato all'inizio dell'articolo:

a) ristabilire il 100% di riserva obbligatoria intera ...
b) abolire tutte le banche centrali ...
c) infine riadottare un gold standard classico ...

Non lo si farà mai perché significherebbe per il parassitismo politico finanziario perdere la loro posizione dominante e di sfruttamento della classe produttiva.
In quanto al fatto che siano governi legittimati o meno da elezioni, a livello democratico cambia poco, in quanto gli elettori medi sono condizionati dalla propaganda e non dalla ragionevolezza, analisi e memoria storica (ormai è prevalente l'homo videns). Berlusconi con le ultime sparate lo sa e ci sta di nuovo provando, proponendo di tornare alla moneta nazionale, magari con la sua effige sopra ...
 
 
0 # macioz 2012-06-25 18:20
Citazione Maciknight:
governi legittimati o meno da elezioni, a livello democratico cambia poco


Parafrasando Goering, quando sento parlare di decisione a maggioranza metto mano alla pistola.
Come ha ben spiegato Le Bon, la folla si comporta sempre in modo stupido e prende sempre decisioni stupide, anche se fosse formata da persone individualmente intelligenti (o forse l'intelligenza consiste proprio nel non aggregarsi alla folla).
Estenderei il concetto ai voti popolari in genere, in cui la massa indistinta dei votanti diventa una folla virtuale, quindi sempre foriera di decisioni più o meno stupide.
Esiste comunque sempre la possibilità che la maggioranza prenda casualmente la decisione migliore. Risultato che si potrebbe ottenere più velocemente e a costi molto inferiori con un bicchiere e un paio di dadi.
 
 
0 # Zolotoi 2012-06-25 19:01
Si, sono i punti che qua tutti concordiamo...

Rimane però il fatto che qua si commenta in difesa dell'Euro per i validi motivi che per ora ho letto in questa prima parte.

Mi chiedo come si possa però difendere l'Euro senza arrivare all'Unione politica (che aborro)
 
 
0 # Folletto 2012-06-25 13:25
Off topic: andate a fare un giro alla pagina web dell`home banking di (t)Royal bank of Scotland, da sette giorni nisba, nada....
 
 
0 # giaino 2012-06-25 13:33
il sito funziona perfettamente
 
 
0 # Folletto 2012-06-25 20:02
Si solo che si scusa l`ad che non puoi fare home banking
 
 
0 # Silvano1970 2012-06-25 20:45
ma secondo voi, un'uscita dell'italia dall'euro, per approdare ad un gold standard e sistema bancario a riserva frazionaria 100%, sarebbe fattibile viste le attuali condizioni del paese?
voglio dire, al di la della classe dirigente, e delle valutazioni soggettive, è effettivamente possibile inaugurare questa nuova era e diventare un paese faro per gli altri, oppure è solo una chimera perchè non ci sono i presupposti "tecnici" ovvero la situazione debitoria e la presenza oramai troppo ingombrande dell'apparato socialista di stato impedisce di fatto qualsiasi riforma?
 
 
0 # Zolotoi 2012-06-25 23:01
Come pre-condizioni:

1) dichiarare default (cercando di mantenere un livello di pensioni e sanità)

2) nazionalizzare (provvisoriamen te) banche e assicurazioni

Poi, manderei la MM e la AM ha recuperare l e 2300 tons di oro (ammesso che ci sia...)
 
 
0 # giaino 2012-06-26 07:16
continuo a nutrire seri dubbi sul secondo punto.

1. in una condizione di default, come fanno a salvarsi le banche?
2. come fai a garantire la provvisorietà dell'operazione che dovrebbe essere gestita da politici?

qualche dubbio anche sulla nota del punto uno: come è possibile mantenere pensioni e sanità a seguito del fallimento?
 
 
0 # Zolotoi 2012-06-26 08:23
Proprio perchè in una condizione di default le banche fallirebbero subito vanno nazionalizzate. Poi non puoi fare default su tutto, ma su una parte del debito. Quella detenuta dalle banche è un buon inizio. Che poi i politici garantiscano la provvisorietà dell'operazione, logicamente, rimane un punto di domanda. Ma chissenefrega onestamente. Ovvio che per far si che l'operazione funzioni, devi introdurre controlli di capitale e bank holydays con blocco prelievi per tot giorni. Reintroduzione della Lira svalutata di almeno il 40 percento.

Bello scenario vero?

L'altro scenario è l'Unione politica in Europa preceduta da un default controllato mascherato da Euro 1 ed Euro 2 - con la Grecia fuori ovviamente, visto per lei occorrerebbe un Euro 4... Per fare le cose bene si potrebbe pensare ad Euro 1 e 2 coperti da differenti percentuali di oro che ovviamente verrebbe rivalutato. Ma anche in questo caso, delle banche vanno nazionalizzate.
 
 
0 # Zolotoi 2012-06-26 08:30
Rimane poi il terzo scenario: lassez faire completo. Implode tutto, le banche crollano, le aziende crollano, gli stati crollano, le monete crollano. Milioni di morti.

Si riparte con il baratto, l'oro e tanti piccoli stati o città stato. Possibile? Boh... a me pare solo che i libertari siano ben pochi e che, invece, siano molti di più gli estremisti.

Se dalle macerie vincono loro, secondo te avremmo il mondo perfetto di Huerta?

Rimane poi il fatto che anche facessero l'Unione politica in Europa domani mattina, rimane il problemino degli US, del Giappone, del UK (piccolo, ma con un settore finanziario che si tira giù tutto se esplode) e della Cina.

In fin dei conti: solo un default controllato globale, nazionalizzazio ne del sistema bancario e reintroduzione di una nuova moneta completamente legata all'oro può a mio avviso cambiare qualcosa.
 
 
0 # Archipante 2012-06-25 21:51
Interessantissi mo, a me ha fatto l'effetto di un raggio di luce nelle tenebre
 
 
0 # ciromas 2012-06-25 23:29
guardate questo interessante video sulla grecia

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=eSamuPW8muM#!

ancora vittime dei cosiddetti "economisti"".......che hanno pianificato tutto da tempo...
 

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