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L'Odissea della Scuola Austriaca Stampa
Scritto da Francesco Carbone   
Giovedì 06 Dicembre 2012 13:48
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fourStupendo articolo di Jamez Sanchez, ben tradotto da Maria Missiroli per Von Mises Italia, che ripercorre l'odissea della Scuola Austriaca. Titolo originale: The Odyssey of Sound Economics.

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Immaginate un mondo in cui le opere e le idee di Ludwig von Mises abbiano incontrato solo disinteresse e incuria e alla fine siano cadute nel dimenticatoio. L’impossibilità del calcolo economico in un regime socialista, la teoria austriaca del ciclo economico, la prasseologia: niente più che note a margine nella storia del pensiero economico.

Immaginate un mondo in cui gli unici economisti della Scuola Austriaca siano una manciata di intellettuali eclettici che si trastullano in attività accademiche innocue e senza frutti.

Immaginate quanto cupo e disperato apparirebbe il futuro in un mondo privo di un approccio alla libertà radicale e senza compromessi, fondato su una teoria economica solida e sistematica: solo lo sproloquio di fumosi moderati e le incerte proposizioni di economisti positivisti ed eclettici.

Il mondo di oggi sarebbe così, non fosse per il Ludwig von Mises Institute. In due importanti articoli accademici, Joseph T. Salerno racconta con maestria la storia di come il LvMI andò in soccorso della solida teoria economica, dopo un secolo di vicissitudini e momenti quasi fatali per la Scuola Austriaca [1]. Questo saggio ha l’obiettivo di condensare la stessa storia per i non esperti.

La verità può essere una cosa fragile: una fiammella tremolante che facilmente si può spegnere se non è accudita con attenzione. E’ vero in modo particolare per la teoria economica costruita su basi solide.

Persino una verità parziale, se riesce ad infiammare il mondo accademico, può fare un’enorme quantità di bene. Questo fu il caso della Scuola Classica di economia, la quale, nonostante le sue gravi imperfezioni, favorì la generazione dell’età del liberalismo e della Rivoluzione Industriale.

Una verità più completa fu scoperta con la “Rivoluzione Marginalista” in economia, negli anni ’70 del diciannovesimo secolo. In questa rivoluzione, le teorie oggettive del valore della Scuola Classica furono soppiantate da teorie soggettive. Il valore non era più attribuito ad intere classi di beni, né era considerato una qualità impartita ad un bene dai costi del lavoro necessario per produrlo. Il valore, secondo quella che Ludwig von Mises chiamò “economia moderna”, era una valutazione soggettiva e personale di un’unità del bene in questione.

La nuova economia soggettivista aveva le potenzialità per ispirare una rivoluzione della società, come era stato per l’economia classica, specialmente nella forma in cui fu formulata da Carl Menger, fondatore della Scuola Austriaca e ideatore della teoria marginalista soggettiva. Come scrisse Israel Kirzner,

"Per Menger, i redditi in un sistema capitalista esprimono l’urgenza relativa dei bisogni dei consumatori che possono essere soddisfatti da chi ricava i redditi stessi. La teoria della distribuzione del reddito diventa per Menger semplicemente un’estensione della teoria del valore. Nel capitalismo, l’importanza delle richieste specifiche dei consumatori si trasmette attraverso la struttura della produzione. Mentre questo impulso si propaga, si determinano sia i prezzi dei beni di ordine superiore sia i redditi dei vari produttori. I risultati scientifici [di Menger] contenevano [...] dinamite ideologica. Suggerivano la visione dell’economia di mercato che poteva rendere inattaccabile la difesa del mercato [2]".

La teoria economica della nuova Scuola Austriaca differiva significativamente da quella della Scuola Classica e non solo nella teoria del valore. La teoria classica dell’economia, specialmente nella versione formulata da David Ricardo, era profondamente irrealistica. Ricardo introdusse molte assunzioni arbitrarie da cui dedurre le sue conclusioni. Assunse condizioni che non esistevano da nessuna parte nei fenomeni di mercato reali che egli tentava di descrivere; ciò aiutò poco o nulla la delucidazione di questi fenomeni.

Menger, invece, al fine di spiegare la formazione dei prezzi reali che si riscontravano sul mercato, si preoccupò di introdurre nella sua teoria condizioni che effettivamente si verificavano nella realtà che cercava di spiegare. La teoria di Menger, diversamente da quella di Ricardo, era realistica.

Menger non fu l’unica figura nella Rivoluzione Marginalista. Altri due economisti formularono indipendentemente teorie marginali del valore nello stesso periodo. Uno fu l’inglese William Stanley Jevons, l’altro il francese Léon Walras.

Purtroppo Walras non si impegnò in un approccio realistico come quello di Menger. Il suo sistema era forse persino più irrealistico di quello di Ricardo. Walras basò la sua teoria sulla nozione di “equilibrio generale”, un mondo immaginario di attività economica ripetitiva all’infinito in cui non c’è nessuna variazione, dunque nessuna incertezza. Questo concetto, noto come evenly rotating economy agli economisti Austriaci moderni, è un costrutto importante da contrastare alla realtà, in particolare per aiutare la mente a distinguere concettualmente tra profitto e interesse: due fenomeni che sono entrambi molto presenti nel mondo reale, però interconnessi l’uno con l’altro.

Walras non lo usò in questo modo. Egli analizzò vari stati ipotetici di equilibrio generale; nonostante tutta la coerenza interna che queste analisi sicuramente esibivano, esse non aiutavano per nulla a gettare luce sul funzionamento dei mercati nel mondo reale. Mises definiva questo tipo di analisi un gioco scientificamente vano. Walras esplorò anche un ipotetico processo tramite il quale un mercato non in equilibrio può “cercare a tentoni” la via verso l’equilibrio. Ma le assunzioni fatte nel formulare questo processo erano anch’esse completamente irrealistiche e perciò completamente inefficaci.

Se la teoria di Walras era simile a quella di Ricardo nella sua irrealtà, era tuttavia peggiore di quella di Ricardo in un senso importante: Ricardo rinnegò la realtà in una certa misura, ma almeno egli abbracciò la nozione di causa e effetto; Walras rinnegò sia la realtà sia la nozione di causa e effetto. Nell’equilibrio generale di Walras, i prezzi si determinano mutuamente l’uno con l’altro. La causalità non fluisce in alcuna direzione.

Menger, al contrario, cercò leggi causali con cui spiegare i fenomeni di mercato del mondo reale. L’enfasi sulle leggi causali era in contrasto anche con l’approccio seguito dallo storicismo prevalente tra gli studiosi di lingua tedesca a quel tempo, il quale negava l’esistenza di qualsiasi legge economica, causale o non.

E’ per questa enfasi duale su leggi causali e realismo che Salerno definisce “causale-realista” la tradizione mengeriana. Dal momento che la teoria economica causale-realista è il solo tipo di economia che è insieme vera e utile, si può definirla semplicemente “economia valida”.

Questa spaccatura, all’inizio della Rivoluzione Marginalista, tra realismo causale mengeriano e “anti-realismo acausale” walrasiano avrebbe avuto portata enorme. La corrente walrasiana avrebbe finito col diventare una parte importante dell’economia di mainstream del ventesimo secolo, infettando persino la Scuola Austriaca stessa.

Menger aveva due protetti principali: Eugen von Böhm-Bawerk e il cognato di questi Friedrich von Wieser. Böhm-Bawerk estese sia la teoria del valore sia la teoria causale-realista dei prezzi di Menger. Wieser adottò la teoria del valore, ma in larga misura ignorò la teoria dei prezzi, formulando invece una personale versione della teoria dell’equilibrio generale.

Menger e Böhm-Bawerk favorirono l’ispirazione di una tradizione causale-realista anglo-americana, guidata da John Bates Clark, Philip Wicksteed, Frank Fetter e Herbert Davenport.

Ludwig von Mises studiò sotto la supervisione di Böhm-Bawerk e fu fortemente influenzato da Menger; era solito dire che fu Principi di Economia di Menger “a fare di lui un economista”. Mises adottò ed estese l’approccio causale-realista, impiegandolo per compiere enormi passi avanti nella teoria del denaro, nella teoria del ciclo economico, nel calcolo economico e molto altro.

Un altro austriaco, Joseph Schumpeter, fu invece influenzato principalmente da Wieser, suo maestro, e dalla lettura delle opere di Walras. Egli adottò un approccio alla teoria dei prezzi di tipo equilibrio generale walrasiano.

Nel decennio che portò alla Prima Guerra Mondiale, Schumpeter fu di gran lunga più influente di Mises, in parte perché Mises non aveva ancora intessuto insieme, in un trattato sistematico, tutti i suoi avanzamenti teorici. E così Schumpeter ebbe libertà, come afferma Salerno, di “riformulare il nucleo teorico sui prezzi della Scuola Austriaca lungo le linee di analisi dell’equilibrio generale walrasiano”.

Per questo, sotto l’influenza prevalente degli scritti di Wieser e Schumpeter, la quarta generazione della Scuola Austriaca, incluso F.A. Hayek, fu ammaliata dall’approccio walrasiano. Hayek, nei suoi primi lavori, “vedeva la teoria dell’equilibrio generale come il nucleo della teoria economica”[3]. Tuttavia, Hayek era influenzato anche da Mises in modo significativo (specialmente nella sua prima “macroeconomia”) e contribuì enormemente alla teoria causale-realista della produzione e alla teoria del ciclo economico.

Hayek portò con sé il “contagio walrasiano” alla London School of Economics (LSE) e qui lo introdusse al mondo di lingua inglese. Salerno scrive: “Fu sotto l’influenza di Hayek che gli economisti della LSE, specialmente John Hicks, cominciarono ad introdurre la teoria walrasiana dell’equilibrio generale [...] agli economisti anglo-americani” [4]. Hayek e Hicks persuasero Lionel Robbins, il direttore della LSE, ad abbandonare il realismo causale mengeriano a favore della teoria walrasiana dell’equilibrio generale, con l’effetto di indirizzare la LSE stessa nella medesima direzione.

La ricostruzione di Hayek-Hicks della teoria dell’equilibrio generale, combinata con l’approccio a equilibrio parziale di Alfred Marshall, diventò dominante nella microeconomia anglo-americana, soppiantando quasi completamente la tradizione causale-realista di Wicksteed, Fetter, Clark e Davenport. La conquista fu così completa che George Stigler, nel 1946, avrebbe disdegnato Böhm-Bawerk per aver respinto la mutua determinazione ed essere rimasto ostinatamente ancorato al “vecchio concetto di causa e effetto”[5].

La tradizione causale-realista vide ridurre la sua influenza lungo tutto il periodo tra le due guerre. Poi, praticamente alla vigilia della seconda guerra mondiale, Mises la salvò dall’oblio quando finalmente pubblicò il suo trattato sistematico, Nationalökonomie, in lingua tedesca. In questo libro, Mises riformulò e rifinì gli avanzamenti dei suoi predecessori, integrando tali avanzamenti con le proprie teorie innovatrici. Il libro era l’apogeo scientifico dell’economia causale-realista.

In un mondo di lingua tedesca già dominato dai nazisti, però, non c’era alcun pubblico per una tale opera: il libro uscì già morto dalla stampa. Poco dopo, l’avanzata dei nazisti spinse Mises ad abbandonare l’Europa e a cercare rifugio in America.

Mises non mancò di essere fedele come sempre al suo motto: tu ne cede malis, “non cedere alle avversità”[6].  Egli era determinato a raddrizzare il mondo e riteneva che l’unico modo per farlo fosse la diffusione di solide teorie economiche. Così egli scrisse di nuovo il suo trattato sistematico, questa volta in inglese, pubblicandolo con il titolo Human Action nove anni più tardi.

Tuttavia, persino in America il pubblico per una tale opera era limitato, tanto si erano diffuse dottrine antiliberali e contrarie alla visione causale-realista. Human Action ispirò alcuni sostenitori ad adottare l’approccio di Mises: i più noti furono Henry Hazlitt e Hans Sennholz. Ma l’opera non fu in grado, di per sé, di ristabilire una scuola causale-realista in America.

C’erano due ragioni principali per questo. Una ragione era la mancanza di supporto istituzionale dedicato a questo intento. Le istituzioni che sostenevano Mises erano interessate a raccogliere argomenti a sostegno della libertà economica, ma non erano dedite in modo specifico al progetto scientifico di Mises.

La seconda ragione è che in Human Action Mises, elaborando sui propri vastissimi miglioramenti e contributi originali, assume che il lettore sia già familiare con altri aspetti fondamentali di buona teoria economica. Era un’assunzione poco in sintonia con lo stato traballante della scienza economica nel mondo di lingua inglese. Il magistrale sistema di Mises richiedeva ponti di collegamento per colmare questi varchi.

Affrontò il problema Murray N. Rothbard, un genio che nel corso degli anni ’50 fu in grado di fare per l’economia misesiana ciò che Euclide fece per la geometria: riempire le lacune del sistema e rendere esplicite passo per passo le deduzioni su cui era costruito l’impianto teorico. Il risultato fu Man, Economy, and State, pubblicato nel 1962.

Man, Economy, and State rese così comprensibile la buona teoria economica che l’opera finì col forgiare la carriera di molti studiosi, indipendenti l’uno dall’altro. Nel 1974, c’erano abbastanza rothbardiani da giustificare una conferenza sull’economia austriaca, finanziata dall’Institute for Humane Studies e tenutasi a South Royalton, una cittadina del Vermont.

La conferenza stessa è spesso indicata come l’evento che inaugurò il moderno movimento di economia austriaca in America. Ma in realtà fu semplicemente la prima riunione tra persone in carne e ossa di un movimento cresciuto sin dalla pubblicazione del trattato di Rothbard. La maggioranza dei partecipanti a South Royalton era costituita da giovani rothbardiani. Non fosse stato per quel libro, non ci sarebbero stati abbastanza austriaci neanche per meritare una conferenza.

Inoltre, South Royalton fu, al meglio, una benedizione a metà, poiché portò al ripetersi della storia. Ancora una volta, una scuola di pensiero economico fu biforcata in due filoni. Nella Rivoluzione Marginalista, la frattura fu tra Menger e Walras. Nella seconda generazione della Scuola Austriaca, fu tra Böhm-Bawerk and Wieser. Nella terza generazione, tra Mises e Schumpeter.

Una importante divisione all’interno della rinata Scuola Austriaca in America si creò tra Rothbard e Ludwig Lachmann, uno studioso sudafricano che acquistò prominenza grazie a South Royalton. Lachmann aveva apportato alcuni contributi significativi all’economia misesiana. Eppure, dopo essersi improvvisamente convertito alla metodologia nichilista di George Shackle, egli cominciò a sviluppare una visione molto anti-misesiana dell’economia di mercato.

Per esempio, Mises aveva sostenuto l’asserzione realistica secondo la quale l’uomo è in grado di far fronte all’incertezza sulle valutazioni degli altri uomini, tramite la facoltà umana di capire; per questo, i prezzi storici e quelli previsti sono strumenti adeguati per il calcolo economico sensato.

Lachmann, invece, adottò l’assunzione irrealistica secondo la quale l’uomo è assillato da “radicale incertezza”, al punto che  i prezzi previsti sono privi di significato ai fini dell’allocazione razionale di risorse. Questa visione era non-causale-realista sia per l’uso di assunzioni irrealistiche, sia nella sua negazione quasi-storicista di leggi causali che impartiscono ordine razionale al mercato. Purtroppo, nonostante gli sforzi di Rothbard, molti giovani austriaci seguirono Lachmann verso il pantano nichilista.

La teoria economica dalle basi solide ricevette un colpo terribile quando, come racconta Salerno:

"La nuova principale fonte di finanziamenti per l’I.H.S. e per il Cato Institute (un “think tank” libertario da poco fondato) decise alla fine degli anni ’70 di minimizzare deliberatamente il ruolo di Ludwig von Mises nell’economia austriaca, a causa della sua radicale intransigenza su metodo, teoria e politiche; tale intransigenza rischiava di alienare molte persone favorevoli al libero mercato – tra gli economisti moderati e neoclassici, gli studenti universitari e i legislatori – che il nuovo asse finanziario-istituzionale era impaziente di attirare nel suo ambito".

Col passare del tempo, il nome di Mises fu citato sempre meno alle conferenze e ai simposi sponsorizzati da queste istituzioni finanziariamente alleate, diventando presto quasi un anatema. Mentre Mises era gradualmente rimosso, si affermava una crescente enfasi sui contributi di Friedrich Hayek, vincitore del premio Nobel nel 1974 [7].

Le cose peggiorarono nel 1980, quando

"fu istituito, alla George Mason University nella Virginia settentrionale, un programma di dottorato, lautamente finanziato, sulla teoria anti-misesiana e pro-lachmanniana nota come “Market Process” [8]".

Questo programma, in seguito, fu diretto da Don Lavoie, un lachmanniano che inculcò in molti dei suoi studenti un eclettismo metodologico, ancora oggi promosso da quegli stessi studenti.

L’anno seguente, Rothbard fu forzatamente espulso dal Cato Institute, di cui era stato co-fondatore, subendo anche la confisca delle sue quote. Rothbard aveva sperato che il Cato fosse uno strumento per la promozione dell’economia misesiana. Tuttavia, persino prima dell’estromissione di Rothbard, l’organizzazione aveva già cominciato a scivolare verso l’economia neoclassica, specialmente verso la Scuola di Chicago. Ora l’economia causale-realista era più isolata che mai, avendo perso quasi tutto il suo supporto istituzionale. L’economia dalle basi solide era di nuovo sul punto di andare perduta al mondo.

Ma, come si suole dire, il momento più buio è subito prima dell’alba. E proprio l’anno seguente, Lew Rockwell, con un budget minimo, fondò il Ludwig von Mises Institute for Austrian Economics (il nome ufficiale del LvMI). E lo fece in faccia alla furiosa opposizione di quegli stessi miliardari che avevano scelto di sminuire Mises, avevano finanziato il programma della GMU e avevano cacciato Rothbard dal Cato.

Finalmente, la scienza economica valida aveva una dimora istituzionale. Tramite le pubblicazioni periodiche del LvMI, sempre curate da misesiani autentici, a cominciare da Rothbard, l’economia causale-realista viene sviluppata da trent’anni. Tramite le conferenze del LvMI, sempre dirette da misesiani autentici, a cominciare da Rothbard, l’economia causale-realista viene disseminata da trent’anni.

Il LvMI costituisce una sede comune per gli intellettuali che hanno scoperto l’economia austriaca in modo indipendente. Uno di questi è il nostro attuale vice-presidente accademico, Joseph T. Salerno. Inoltre il LvMI sforna nuovi economisti austriaci. Uno di questi laureati del LvMI è il nostro attuale direttore esecutivo, Peter G. Klein.

Sotto la gestione di questi due paladini dell’economia causale-realista e del signor Rockwell, possiamo essere sicuri che la fiamma dell’economia dalle basi solide – avversata dal fato per più di un secolo, ripetutamente vicina ad essere spenta e salvata solo all’ultimo momento da un genio isolato – sarà salvaguardata con cura e diligenza per molti anni a venire.

Inoltre, la verità, se resa accessibile, può divampare come un fuoco nella prateria. Ron Paul ha ispirato migliaia con il suo messaggio di libertà. Questa moltitudine di persone costituisce un enorme vivaio potenziale per la crescita futura della Scuola Austriaca. (Per quanto ne sappiamo, tra di loro si potrebbe persino trovare un altro genio del livello di Mises o Rothbard). E ora possiamo raggiungere questi potenziali austriaci più facilmente che mai tramite Mises.org.

Per i teorici e gli insegnanti della Scuola Austriaca formati al LvMI, Mises.org può essere inoltre un formidabile strumento per raggiungere il pubblico generale e quindi incidere su una rivoluzione ideologica. Questa missione è ciò che in primo luogo rende la solida teoria economica così importante, poiché, come scrisse Mises:

"Il fiorire della società umana dipende da due fattori: la capacità intellettuale di alcuni uomini di concepire solide teorie sociali ed economiche e l’abilità di questi o altri uomini di rendere apprezzabili queste ideologie alla maggioranza [9]".

Per questo Mises definì la solida teoria economica “la spina dorsale della civiltà” [10]. Per il bene della nostra tormentata civiltà, sostenete la salvaguardia, lo sviluppo e la diffusione della teoria economica costruita su basi solide.

Daniel J. Sanchez è editor di Mises.org e direttore della Mises Academy

Articolo di Daniel J. Sanchez su Mises.org

Traduzione di Maria Missiroli

Note

[1] Joseph T. Salerno, “The Place of Mises’s Human Action in the Development of Modern Economic Thought” (1999) e “The Rebirth of Austrian Economics — In Light of Austrian Economics” (2002).

[2] Trascritto dall’audiobook Early Austrian Economics di Israel Kirzner.

[3] Salerno (1999).

[4] Ibid.

[5] Citato in Murray N. Rothbard, Man, Economy, and State, capitolo 5.

[6] L’intero motto di Mises è Tu ne cede malis sed contra audentior ito, un verso latino dall’Eneide (Non lasciarti vincere dalle avversità, ma procedi ad affrontarle ancora più coraggiosamente)

[7] Salerno (2002)

[8] Ibid.

[9] Ludwig von Mises, Human Action, capitolo 37, enfasi aggiunta.

[10] Mises, Human Action, capitolo 38.

 
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Commenti 

 
0 # Antonio 2012-12-06 16:38
Un gran pezzo, che segnalai tempo fa nel forum interno, ritenendolo (vedo con ragione) da tradurre e da non perdere.

Grazie per lo splendido e utilissimo lavoro.
 
 
0 # davide71 2012-12-09 14:08
Ciao a tutti:

con buona pace di tutti gli Hayekiani che frequantano il sito...
 

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