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Investire nel settore aurifero! Print E-mail
Written by Andrea De Marchi   
Saturday, 24 March 2007

Non c'è che dire: qualunque sia lo strumento che uno sceglie per investire nel settore aurifero, le sue vicende sono legate alla valutazione del metallo sul mercato internazionale.

Poi si può discutere quanto si vuole sulle forze che concorrono a determinare questa valutazione, e di certo se ne leggono di tutti i colori: che si apprezza con la guerra perchè l'Oro è un bene rifugio, che è strettamente correlata con le vicende del dollaro, che è il risultato di manipolazioni finanziarie, che è determinata dalla situazione di mercato del metallo, che è bassa perchè l'Oro è una reliquia del passato e non lo vuole più nessuno, che è spaventosamente sopravvalutato per un oggetto che non rende. Davvero ce n'è per tutti i gusti, e non è sempre facile setacciare quello che viene sparato sull'Oro per estrarre le informazioni e i giudizi rilevanti.

Noi abbiamo letto tutto e setacciato tutto per molti anni ormai, e pensiamo di esserci fatta un po' di esperienza, fermo restando che non si finisce mai di imparare. Una cosa che abbiamo imparato è che tutto quello che viene scritto in qualche modo porta informazioni utili, se non altro come indicatore contrario, ma va interpretato tenendo anche conto di chi lo scrive e di come e dove e quando lo scrive. Abbiamo anche imparato che in questo settore perfino i numeri devono essere interpretati perchè tutto è un po' misterioso, avvolto in un'aura di fascino e di timore reverenziale. Ma soprattutto abbiamo imparato che quello che conta è non perdere mai di vista "the big picture", anche se vien voglia di inseguire le storie affascinanti che spesso si sviluppano intorno ai dettagli.

E la big picture ancora oggi ci dice che siamo appena all'inizio di un lungo periodo di grande rivalutazione dell'Oro.

Alla fine è poi solo questo che interessa all'investitore per decidere in che direzione andare. Infatti chi investe vuole più che altro sapere di essere nel settore giusto, ma poi ha altro da fare nella vita che correre dietro ai mercati. Altra è la storia di chi opera molto, diciamo di chi fa speculazione, che invece nelle sue decisioni operative deve per forza seguirle e soppesarle tutte le influenze citate, perchè nel determinare di giorno in giorno o di settimana in settimana l'andamento dei mercati del settore contano un po' tutte.

Guardando il grafico di lungo termine (35 anni) della valutazione dell'Oro in Dollari, e rimanendo nei panni dell'investitore, si nota subito che vi si possono distinguere tre fasi con caratteristiche diverse, e non è difficile metterle in prospettiva nella Storia di questo ultimo mezzo secolo.

La prima parte del grafico è relativa ai turbolenti anni '70, anni di assestamento dopo il boom postbellico finito nei moti del '68, segnati da confusione e disorientamento in tutti i sensi, e per l'economia da due importantissimi eventi: la decisione di Nixon di sganciare il Dollaro dalla garanzia aurea, e la prima crisi petrolifera, in corrispondenza del picco di Hubbert della produzione interna degli Stati Uniti.

Quella centrale va dal 1980 al 2000, e corrisponde ad un periodo che mediamente si potrebbe definire come "di pacifico sviluppo" per la nostra astronave terra, che può piacere battezzare con il nome di "Pax Americana". Nonostante varie guerre locali e residui di terrorismo diffuso, infatti, questo periodo è caratterizzato dalla globalizzazione benigna dell'economia, basata sul Dollaro come valuta di riferimento, sotto l'egida dell'impero americano. Cominciato verso la fine della guerra fredda nella decade del nuovo egoismo degli yuppies, è stato un crescendo di benessere nel mondo occidentale e, specialmente nella seconda metà, per molti versi ricorda quello che furono "la belle epoque" in Francia a fine '800 e "the roaring twenties" negli Stati Uniti all'inizio del secolo scorso.

Quel periodo è finito col crollo del Nasdaq, più che non con quello delle Twin Towers, esattamente come "the roaring twenties" erano finiti nel '29 col crollo di Wall Street, e ha lasciato il passo ad un nuovo periodo di grande turbolenza, presumibilmente di lunga durata. Sì perchè, la Storia insegna, quando un equilibrio si rompe è poi impossibile tornare indietro, e si innesca un difficile e tormentato processo di ricerca di un nuovo equilibrio, che può durare decenni. Quello che è appena cominciato, poi, appare particolarmente problematico se si considerano tutte le gravi emergenze che si sono date appuntamento in questo inizio secolo intorno a questa nostra astronave disastrata.

E' evidente dal grafico che l'Oro tende ad apprezzarsi durante i periodi di turbolenza e a deprimersi durante i periodi di benessere, ragionando sul lungo periodo, e quindi alla luce di quanto detto ci si può aspettare che l'apprezzamento dell'Oro continui per molti anni a venire. Per ora il grafico dell'Oro in Dollari in questo nuovo periodo non si è ancora impennato lungo un canale di salita con la pendenza che sembra storicamente competergli, quella delle linee verdi del primo periodo, per intenderci, ma è salito dolcemente lungo il canale blu, che peraltro ha anch'esso una pendenza apparentemente tipica, essendo che anche il primissimo tratto mostrato a sinistra, nei primi anni '70, seguiva la stessa pendenza. Per qualche misterioso motivo le pendenze dei grafici tendono a riprodursi, e l'Analisi Tecnica lo sa bene! Incidentalmente, la pendenza blu è del 13% all'anno e quella verde è del 26% all'anno: il doppio, come spesso capita.

Dunque per ora l'Oro sta seguendo il canale blu, ma ci sono degli indizi che fanno pensare ad un imminente cambiamento di pendenza. Un primo evidente indizio sta nel fatto che negli ultimi due-tre anni volendo si può dire che la pendenza di salita è già stata quella verde, ma c'è di più: c'è che il cuneo discendente del lungo periodo di "Pax Americana" si è già risolto, come da manuale, in un parallelogramma, e anzi, sono già stati due i tentativi recenti di sfondarlo.

Ma basta Analisi Tecnica! Ci sono motivi fondamentali per cui non è possibile che l'Oro sia già arrivato ai massimi, come taluni vanno urlando. Tra i tanti ne citiamo due, afferenti ciascuno a uno dei due ruoli che il metallo giallo assume da sempre nei mercati: quello di materia prima, "commodity" come si dice adesso, e quello di strumento monetario.

In quanto commodity l'Oro condivide con le altre materie prime, e in maniera se possibile addirittura amplificata, tutte le caratteristiche e le condizioni contingenti che ne fanno dei mercati esplosivi: una domanda crescente a fronte di una produzione calante in un mercato già fortemente deficitario, una scarsissima elasticità della produzione, una crescente difficoltà di individuazione di nuovi giacimenti a fronte di un inaridimento di quelli vecchi e così via.

In quanto strumento monetario è inevitabile che l'Oro si apprezzi, non essendo facile aumentarne la quantità, a fronte del percorso di inflazione monetaria competitiva che tutte le valute del mondo hanno ormai imboccato per cercare di evitare di apprezzarsi rispetto al Dollaro, moneta del consumatore dei loro prodotti.

In più va anche considerato il fatto che gran parte degli attori più importanti del settore aurifero, abituati da vent'anni di svalutazione del metallo a guadagnare vendendolo prima di averlo in mano, hanno accumulato delle esposizioni vertiginose che dovranno prima o poi affannosamente coprire quando cominceranno a capire che la musica è davvero cambiata. A dire il vero questo è un argomento misterioso, e nessuno può giurare di sapere a quanto ammontano le posizioni in sofferenza, ma c'è chi sostiene che potrebbero essere anche un totale di 15000 tonnellate, metà di tutto l'Oro che è ufficialmente tesaurizzato dalle Banche Centrali.

Per cui no! Si può tranquillamente escludere che l'Oro abbia visto scoppiare la sua bolla speculativa nel Maggio del 2006 e sia ormai avviato ad un triste tramonto e a scivolare di nuovo nell'oblio in cui era caduto nel periodo finito nel 2000.

Ma a chi dovesse controbattere che governi e media strombazzano la ripresa e che il grafico mostrato copre un intervallo di tempo troppo breve per dare peso al discorso sui periodi che si è sviluppato sopra, possiamo offrire ulteriore supporto in ordine alla difficile decisione su dove investire i propri risparmi minimizzando il rischio e massimizzando il rendimento.

Si dice che nel lungo periodo con l'investimento azionario si guadagna sempre.

Nella seconda figura mostriamo un grafico di lungo periodo del rapporto tra l'indice Dow Jones dei 30 titoli più capitalizzati a Wall Street e la valutazione in Dollari di un'oncia d'Oro. Questo grafico copre più di due secoli e quindi dovrebbe mettere a tacere le preoccupazioni di quel signore.

Per facilitare la lettura abbiamo evidenziato con due sfondi diversi due parti del grafico che sono chiaramente diverse in carattere. La prima, a sfondo verde, è relativa ad un'epoca in cui il Dollaro poteva essere liberamente convertito con una quantità predefinita di Oro. La seconda, a sfondo rosso, è invece l'epoca attuale, in cui le monete di carta non hanno più garanzia di convertibilità aurea. Insomma, il confine tra il verde e il rosso rappresenta il passaggio storico dal regime del Gold Standard e quello del "fiat money". Sì, perchè in realtà nell'epoca moderna è stata la prima guerra mondiale lo spartiacque vero tra i due regimi, e non la cosiddetta "chiusura della finestra aurea" operata da Nixon all'inizio degli anni '70.

E' evidente dalla figura che la fine del Gold Standard ha introdotto instabilità nel sistema, molta instabilità. Gli amanti del "business cycle" non sempre lo riconoscono volentieri, spesso seguendo Schumpeter, che ne faceva solo una questione appunto di business, ma se uno deve giudicare da questo grafico appare chiaro che ci deve essere una relazione tra le violente oscillazioni degli ultimi cento anni e l'assenza del gold Standard!

Ma il nostro obiettivo qui non è tanto spingere una teoria o l'altra, quanto dare delle indicazioni utili a chi deve prendere delle decisioni sui propri investimenti. E la prima indicazione è che la fine del Gold Standard ha anche introdotto l'opportunità di giocare tra Oro e Azionario, spostando i propri investimenti secondo il periodo dall'Oro all'azionario e viceversa. E il grafico proposto può suggerire la tempistica del gioco, indicando i punti di svolta.

Certamente sono punti di cambiamento epocale, e ciascuno ne può veder passare due o tre al massimo durante la sua vita di investitore, ma nell'ottica di difendere il patrimonio di una famiglia è fondamentale imparare a riconoscerli ed insegnare il trucco alla prole. Nel 2000 ne abbiamo visto passare uno ed ora per un bel po' di anni non ce ne sarà un altro. Quando ci possiamo aspettare che arrivi il prossimo punto di svolta? Un po' di Analisi Tecnica sul grafico del rapporto tra Dow Jones e Oro suggerisce tre possibilità: nel 2015, ad un rapporto 4.5, dalle parti del 2020, ad un rapporto 3, e verso il 2050 ad un rapporto 1. Fosse vero l'ultimo di certo pochi di noi lo vedrebbero passare, e sarebbe allora importante riuscire a lasciare ai nostri figli la nozione del cambiamento di rotta. Per i primi due è possibile che molti di noi abbiano ancora voce in capitolo quando si tratterà di tornare ad investire sull'azionario generico.

Per tornare al punto iniziale, ci sono diversi veicoli per investire nel settore aurifero, dai lingotti alle azioni delle aziende che operano a vario titolo nel settore, attraverso tutta una serie di diverse possibilità. Una cautela che bisogna osservare è che il mercato del settore è piccolissimo, così come la capitalizzazione totale delle aziende aurifere, a mala pena comparabile con il fatturato di un anno di una Microsoft, sicchè ne deriva che il mercato degli strumenti che afferiscono al settore è estremamente volatile. Una conseguenza ovvia è che il livello di rischio può essere elevato, anche se in modo molto graduato a seconda dello strumento. Per esempio il lingotto è poco rischioso, anzi, ma investire in una piccola azienda di produzione o di esplorazione lo può essere molto di più, e va quindi fatto dopo uno studio adeguato.

Su questo noi ci siamo fatti un po' di esperienza, e stiamo meditando su come metterla a disposizione dei lettori interessati nel prossimo futuro.

Last Updated ( Wednesday, 28 November 2007 )
 

2008 Usemlab

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